KORPIKLAANI, AEXYLIUM e altri al TNT FEST 2026: il photoreport dell’evento
Il TNT Fest 2026 di Pinasca (TO) si consacra come uno dei baluardi estivi più autentici e travolgenti per la scena indipendente e alternativa, ben oltre i confini piemontesi, grazie a un cast artistico di primissimo piano. Quattro giornate ad alto voltaggio, plasmate da una proposta eclettica capace di fondere sonorità differenti nel segno della musica dal vivo, fiumi di birra e viscerale attitudine underground.
Il mio battesimo per questa edizione è arrivato con l’atto conclusivo: una maratona interamente dedicata al folk metal, coronata dal ritorno in Italia dei Korpiklaani, pronti a ripresentarsi da headliner dopo una lunga attesa.
Alle 17:45 l’apertura dell’ultima giornata del TNT Fest è stata affidata ai Thorn In Side, gruppo torinese nato nel 2017. Nata inizialmente come cover band rock dall’unione tra il batterista Maurizio Belli e il chitarrista Gabriele Bortolin, la formazione ha cambiato rotta verso sonorità più pesanti con l’ingresso del cantante Mattia Scalas. La loro discografia include l’EP d’esordio Tales of the Croupier (2020, pubblicato con Volcano Records) e il successivo Synthetic: Death (2025), che ha segnato un’evoluzione verso il metalcore con sfumature elettroniche.
L’esibizione dei Thorn In Side è stata travolgente e ricca di energia. Sul palco la band ha mostrato una grande presenza scenica, senza pause o cali di tensione. Il frontman ha guidato lo show muovendosi continuamente e interagendo con le prime file, alternando scream, growl e passaggi melodici. Il muro di suono costruito da chitarre e sezione ritmica ha proposto riff veloci e breakdown potenti, valorizzato dalle basi di synth ed elettronica analogica tratte dall’ultimo EP. Questa combinazione ha creato un’atmosfera moderna, d’ispirazione cyberpunk e industrial, regalando un sound compatto e di grande impatto visivo e sonoro. Una scaletta ben strutturata e senza tempi morti, pensata per coinvolgere al massimo il pubblico.
A seguire, dopo il cambio palco, alle 18:30 è stato il turno dei No More Ecstasy (spesso abbreviati in N.M.E.), altra realtà alternative metal torinese. La loro produzione sulle piattaforme digitali conta diversi lavori, tra cui gli EP e album No More Ecstasy, Parents’ Pollution (2024), Cheddar Bath (2025) e il più recente Mindcrusher (2026).
La proposta della band punta su sonorità distorte e moderne. Dal vivo i No More Ecstasy hanno messo in campo un’energia travolgente, creando un’atmosfera carica, caotica e di grande impatto. Il gruppo unisce la potenza del nu metal anni ’90 (in stile Korn) alle sperimentazioni e alle metriche dei Tool. Il motore del loro show è stato il groove: il basso, suonato con una marcata tecnica slap di matrice Primus, si è incastrato alla perfezione con le ritmiche serrate e il doppio pedale della batteria. I riff di chitarra hanno alternato momenti pesanti e saturi a brevi divagazioni funk e psichedeliche, mentre la voce ha spaziato tra growl, parti melodiche e un’attitudine graffiante dal sapore street rock.
Le risposte del pubblico — seppur non ancora numeroso data l’ora — sono state molto calde sui brani del recente EP Mindcrusher e su pezzi già conosciuti come Parents’ Pollution. Senza fare uso di scenografie digitali o effetti speciali, la band si è affidata interamente alla presenza scenica e all’interazione diretta con le prime file e la zona moshpit, regalando un set dal sapore viscerale e genuinamente underground.
Alle 19:15 la scena è passata ai Drunk Deers, formazione folk metal cuneese nata nel 2020. Fondato da sei musicisti poco più che ventenni con l’obiettivo di proporre una musica festosa e travolgente, il gruppo ha consolidato la propria line-up nel 2021. Dopo i primi anni dedicati a un’intensa attività live in ambito regionale (tra eventi locali e fiere come il Torino Comics) basata su riarrangiamenti rock e folk, nel 2024 la band ha avviato la composizione di brani propri. Tra le pubblicazioni disponibili sulle piattaforme digitali spiccano i singoli A Beer For The Forgotten Ones e La Guerra Degli Emù, oltre alla recente esibizione in streaming negli studi di RockerTV a inizio 2025.
Sul palco di Pinasca il sestetto ha trasformato la piazza in una vera festa popolare, bilanciando l’impatto del metal con la spensieratezza delle danze celtiche. Fin dai momenti precedenti allo show l’area sotto il palco si è riempita di pubblico, creando l’atmosfera ideale per il loro set. L’attitudine della band è immediata e informale, focalizzata sul coinvolgimento diretto degli spettatori. I brani d’apertura, tra cui Cervo Ubriaco e la stessa A Beer For The Forgotten Ones, hanno subito mostrato una sezione ritmica solida, su cui gli strumenti melodici hanno intrecciato trame di stampo nordico e tradizionale. I pezzi inediti hanno evidenziato una buona maturità compositiva: ritornelli d’impatto pensati per i cori del pubblico, sorretti da riff di chitarra ben strutturati. Il concerto si è chiuso in crescendo con il brano Gnagnarok, salutato da un’ottima risposta della platea.
È stato poi il turno dei Legacy of Silence, formazione pagan folk metal torinese attiva dal 2014, anno in cui è nata dall’intesa tra il cantante Marco Salusso (in arte Mark Greyowl) e i chitarristi Simone Macchia e Gianluca Mondo. La band si caratterizza per una proposta focalizzata su natura, miti e folklore, fondendo le trame melodiche del pagan/folk con l’aggressività del death metal melodico e del deathcore. Un tratto distintivo del gruppo è l’impostazione visiva: ogni membro si presenta sul palco associandosi a uno spirito animale della foresta (come il lupo, il cervo, il tasso o il gufo). La loro discografia include il full-length d’esordio Our Forests Sing (2019, pubblicato tramite Volcano Records), caratterizzato da arrangiamenti orchestrali e vocalizzi in growl, e il singolo con cortometraggio Heresy (2021).
Sul palco di Pinasca la performance si è trasformata in un vero e proprio rituale evocativo. La scenografia essenziale e l’impatto visivo legato ai costumi hanno garantito un’immediata immersione nel concept della band. Dopo un’apertura sulle frequenze del folk tradizionale, la scaletta è virata verso ritmiche serrate e d’impatto. Ottima l’intesa tra i musicisti, con la voce potente di Greyowl sorretta da un lavoro di chitarre articolato e preciso. I momenti centrali del set hanno attinto a piene mani dal repertorio di Our Forests Sing, trovando nei brani Heresy e La ballata del Gufo e della Volpe i punti di maggior coinvolgimento. I Legacy of Silence hanno offerto uno spettacolo tecnico e di grande spessore atmosferico, confermando una maturità live ideale per gli amanti del pagan e del metal estremo.
Alle 20:45 è arrivato il momento degli Aexylium, a cui è spettato il compito di preparare il terreno per gli attesissimi Korpiklaani. Formata a Varese nel 2014, la band propone un folk metal sinfonico che unisce ritmiche pesanti, growl e scream ad arrangiamenti orchestrali e strumenti tradizionali come flauto, violino, bouzouki e mandolino. Nel corso degli anni il gruppo ha mostrato una crescita costante, dall’EP d’esordio autoprodotto The Blind Crow (2016) al primo full-length Tales From This Land (2018), fino al salto con la Rockshots Records per The Fifth Season (2021). Il loro percorso è proseguito con l’album Myth of Mankind (2025), disco dal sound più scuro e maturo che contiene anche Eclissi, primo brano della loro carriera cantato in italiano. La formazione vede al microfono Sam Biganzoli (entrato nel 2022 insieme al batterista Alberto Mezzanotte), affiancato dalla voce lirica di Arianna Bellinaso, con Leandro Pessina (flauto/bouzouki) e Federico Bonoldi (violino) a curare la sezione folk.
L’intro orchestrale Fontes et Omnia ha dato il via allo show, seguita dall’impatto diretto di The Queen, che ha subito acceso il moshpit nelle prime file. Il punto di forza della performance è stato l’intreccio vocale tra il growl profondo di Sam e le linee melodiche di Arianna, supportati da una struttura strumentale in cui flauto e violino hanno dialogato alla pari con le chitarre distorte, come emerso in brani quali Into Oblivion e Hexe. Uno dei momenti più partecipati del set è stata l’esecuzione di Eclissi, accolta con trasporto dal pubblico. La scaletta ha toccato anche il repertorio precedente con la cavalcata Mountains, per poi avviarsi alla conclusione con la potenza di Surrender e il finale festoso affidato al classico Skål. Gli Aexylium hanno offerto una prova di grande maturità e solidità sul palco, confermandosi tra le realtà più strutturate del panorama folk metal nazionale.
Seguo i Korpiklaani da molti anni, tra date italiane e trasferte finlandesi, ed è sempre un piacere ritrovarli anche per due chiacchiere nel backstage. Un loro concerto non è una semplice esibizione metal, ma un’autentica festa di paese ad altissima energia, in cui folklore, ritmi frenetici e riff distorti creano un’atmosfera di totale comunione con la platea. Il piazzale di Pinasca era già caldissimo ben prima del loro ingresso, con un pubblico carico tra kilt, corna al cielo e un’attesa decisamente palpabile.
All’ennesimo boato della serata, i musicisti sono saliti sul palco nel loro inconfondibile stile. A guidare l’assalto c’era il frontman Jonne Järvelä, iconico con i suoi dreadlock, affiancato dai veri motori melodici dello show: la fisarmonica di Sami Perttula e il violino di Olli Vänskä. Oltre alla carica e all’impatto visivo, i Korpiklaani hanno messo in mostra una precisione esecutiva impeccabile, dove gli assoli degli strumenti tradizionali e le metriche humppa (la polka finlandese) poggiassero su una sezione ritmica potente e rodata.
La scaletta ha bilanciato brani in lingua madre dalle sfumature epiche e tribali, come Sahti ed Aita, ai loro celebri inni goliardici. È stato proprio sui classici dedicati al bere che la piazza è esplosa: l’esecuzione di Beer Beer e A Man with a Plan ha scatenato un moshpit continuo in tutto il parterre, fino al finale affidato all’immancabile Vodka, cantata a squarciagola da tutta la platea. I Korpiklaani hanno chiuso l’edizione 2026 del TNT Fest con uno show travolgente, salutando Pinasca tra gli applausi dopo un’ennesima dimostrazione di energia e professionalità live.
Anche in questa occasione i Korpiklaani si confermano i re indiscussi del folk metal festoso. Un loro concerto non è soltanto una performance musicale, ma un’esperienza collettiva di pura energia e liberazione: il pubblico lascia il parterre senza fiato, senza voce e con il sorriso di chi ha vissuto uno show travolgente dall’inizio alla fine. È la proposta ideale tanto per gli amanti delle sonorità pesanti quanto per chi cerca una serata di condivisione e puro divertimento.
Un sincero ringraziamento, a nome mio e dell’intera redazione di Suoni Distorti Magazine, va a tutto lo staff e all’organizzazione del TNT Fest — in particolare a Valentina e Nicholas — per la stima e la rinnovata fiducia dimostrate anno dopo anno.
Grazie di cuore e al prossimo anno!

Ed a voi lettori… al prossimo live da Pino Panetta!
