MORBID: reunion senza “Dead”, omaggio o operazione commerciale

MORBID: reunion senza “Dead”, omaggio o operazione commerciale

La storica formazione svedese torna a calcare i palchi, ma per molti puristi del metallo estremo, rievocare il mito dei Morbid senza la sua voce e la sua anima originaria trasforma il tributo in un’inutile messinscena.

I Morbid, cult-band pioniera del black e death metal svedese, sono tornati in attività per una serie di date dal vivo. Per chi ha masticato underground negli ultimi quarant’anni, questa notizia suona come un’assurdità. Formati nel 1985, i Morbid rappresentano il “culto”: una meteora legata a doppio filo al leggendario demo December Moon (1987).

Tutto è cominciato il 7 gennaio 2023 a Stoccolma (spezzando un silenzio che durava dal loro scioglimento nel 1988). I membri superstiti si riunirono per celebrare il 35° anniversario del leggendario e seminale demo, l’unico lavoro registrato con la formazione storica insieme al compianto Per Yngve Ohlin (“Dead”) prima che quest’ultimo si trasferisse in Norvegia per unirsi ai Mayhem. L’evento è stato fortemente voluto e co-organizzato da Anders Ohlin, il fratello di Dead.

Eppure, contro ogni previsione — e nonostante la perdita di figure chiave come LG Petrov (Entombed, scomparso nel 2021) alla batteria — la band si è riattivata, coinvolgendo Erik Danielsson dei Watain alle pelli e lo storico chitarrista Ulf “Napoleon Pukes” Cederlund. L’obiettivo dichiarato dagli interessati è stato quello di celebrare l’eredità del gruppo. Ma la domanda sorge spontanea: ha davvero senso la reunion dei Morbid senza Dead?

Il peso dell’assenza: Per Yngve “Dead” Ohlin è insostituibile

Per una fetta consistente della comunità metal, la risposta è un NO secco e senza possibilità di ritrattazioni. I Morbid non sono mai stati soltanto riff di chitarra o tempi di batteria veloci; i Morbid erano l’aura, il disagio, il nichilismo e la voce di Per Yngve “Dead” Ohlin.

Dead non era un cantante qualunque. Prima di diventare un’icona tragica e insostituibile nei Mayhem, è stato il cuore nero della band. Era la sua visione teatrale e macabra a dare forma a tracce come My Dark Subconscious e Disgusting Semla. Quel timbro abrasivo e disperato, noto ai più per l’intro «When it’s cold, and when it’s dark… the freezing moon can obsess you.», ha definito un’era. Rimettere in moto la macchina senza di lui — e senza Petrov nella sezione ritmica originale — rischia di trasformare un monumento della storia del metal in una qualsiasi cover band di lusso.

Il grande inganno della nostalgia: da Pantera e Nevermore a Static-X

Quello dei Morbid non è (purtroppo, per quanto mi riguarda) un caso isolato, ma il sintomo di un usanza (o “trend”, per usare un termine social) ormai dilagante nel panorama metal moderno: la resa incondizionata alla nostalgia e la tendenza a riesumare moniker storici del tutto (o in parte) privi dei loro elementi fondanti.

Pantera: Il caso più eclatante. Phil Anselmo e Rex Brown riempiono festival e stadi fancedosi accompagnare da Zakk Wylde e Charlie Benante. Per quanto l’esecuzione sia eccelsa, sono davvero i Pantera senza Dimebag Darrell e Vinnie Paul? O siamo davanti a una gigantesca tribute band autorizzata?

Nevermore. Dopo la tragica scomparsa nel 2017 del cantante Warrel Dane — la cui voce drammatica e inimitabile era l’ossatura del gruppo — si è scelto di riattivare il nome con un nuovo frontman, tra le polemiche di membri fondatori non coinvolti che hanno definito l’operazione irrispettosa.

Static-X. Tornati in tour con un cantante mascherato nato per scimmiottare le sembianze del defunto Wayne Static. Un’operazione al limite del grottesco, venduta come omaggio ma vissuta da molti fan come un evidente superamento del limite del buon gusto.

Un’eredità che doveva restare intatta

Tornando ai Morbid, il confine tra la celebrazione nostalgica e lo svuotamento di significato rimane sottilissimo. Chiunque salga sul palco per interpretare le linee vocali di Dead (in questo caso il fratello Daniel “Necrobird” Ohlin) si trova nell’impossibile posizione di dover “recitare” la parte di un fantasma ingombrante, col rischio concreto di scivolare nel ridicolo.

Le reunion prive del frontman carismatico non sono una novità, ma quando si tocca la primissima ondata del black/death scandinavo – e una band significativamente “cult” – si parla di un’attitudine, di un’epoca irripetibile e di un patto di rispetto con l’underground.

I Morbid senza Dead possono anche offrire un ottimo show dal punto di vista esecutivo, ma rimangono un guscio privo di elemento vitale al suo interno. A volte, il modo migliore per onorare la memoria e “il mito” è semplicemente lasciarli riposare in pace.

E adesso che sta succedendo?

La band gestisce i propri aggiornamenti tramite le pagine su Instagram e Facebook, ed ha persino lanciato del merchandise ufficiale (!)

I Morbid hanno suonato in tutta Europa, incrociando persino la strada con i Mayhem in un memorabile show per il 40° anniversario di questi ultimi a Stoccolma alla fine del 2024. Hanno proseguito attività live nel 2026 e pianoficato eventi futuri (come la condivisione del palco con i leggendari ungheresi Tormentor e la presenza come headliner all’Hellbotn Metalfest nel 2027 per i 40 anni di December Moon)

Questa di seguito parte della performance al Dürer Kert di Budapest dello scorso 13 marzo:

 

A cura di Francesco “Chiodometallico” Russo