I MODENA CITY RAMBLERS chiudono il KAPTURA FESTIVAL 2026

I MODENA CITY RAMBLERS chiudono il KAPTURA FESTIVAL 2026

Il gran finale del KaPtura Festival 2026 si è consumato Domenica 26 luglio con il travolgente concerto a ingresso gratuito dei Modena City Ramblers.  La storica band ha chiuso la tre giorni immersa nei boschi del Monferrato, trasformando un festival dominato dalle sonorità metal dei giorni precedenti con Obscura, Rhapsody of Fire e tanti altri (qui photogallery e report) in un’enorme festa popolare all’insegna del combat folk.

Saliti sul palco alle ore 22:00 in punto, i Modena City Ramblers hanno infiammato la platea con il loro tour estivo incentrato su oltre trent’anni di musica, memoria e resistenza. La transizione stilistica tra le giornate precedenti e il folk irish style della band emiliana è stata naturale, grazie alla radice comune di energia “ribelle” e chitarre distorte che unisce i due mondi.

La band attacca a ritmi serrati, trascinata dal timbro inconfondibile di Davide “Dudu” Morandi e dal motore ritmico impresso da basso e batteria. Strumenti tradizionali come il whistle, la fisarmonica e il violino si intrecciano con le chitarre elettriche, creando quel “combat folk” (per l’appunto) che è ormai un marchio di fabbrica transgenerazionale. Sotto il palco l’età media svanisce: ci sono i cinquantenni della prima ora con le vecchie t-shirt sbiadite e adolescenti che saltano con la stessa identica foga. Il concerto è stato un crescendo ritmico guidato da flauti, violini, fisarmoniche e la potente sezione ritmica capitanata dallo storico bassista Massimo Ghiacci. La scaletta ha ripercorso i grandi inni della band, alternando momenti di pura festa a riflessioni storiche e sociali toccando temi di attualità.

I brani storici estratti da album famosi come Grande Famiglia hanno scatenato i primi grandi poghi sotto il palco. Pezzi densi di significato come Morte di un Poeta ed Ebano hanno unito la piazza in un canto corale. Immancabili le danze sfrenate sulle note di Viva la Vida e la travolgente Che Botta! Il set alterna sapientemente i brani dell’ultimo repertorio a tracce storiche. Canzoni come In un Giorno di Pioggia trasformano l’area del concerto in un coro gigantesco a cielo aperto, dove la malinconia d’Irlanda si fonde con il clima afoso di questi giorni.

Ma i Modena City Ramblers non fanno solo ballare; fanno pensare, ricordare e schierarsi. Il momento centrale del live è, come sempre, ad altissima densità emotiva e politica. Dudu dialoga con la piazza, ricorda le storie dei migranti di ieri e di oggi, i diritti dei lavoratori e le radici antifasciste della band.

Quando partono le note di I Cento Passi, la piazza diventa un mare di braccia tese e pugni chiusi. L’energia sotto il palco è palpabile, un misto di rabbia e celebrazione della memoria di Peppino Impastato che si trasforma in energia cinetica nel pogo sottopalco. Il finale, come da tradizione, è stato una vera e propria esplosione collettiva sulle note di Bella Ciao, che ha visto l’intero Campo saltare e cantare all’unisono, sancendo il successo di un festival capace di far convivere sotto lo stesso cielo l’oscurità del metal e la solarità del folk militante.

I Modena City Ramblers hanno dimostrato ancora una volta di essere una delle migliori live band del panorama italiano. La loro musica non invecchia perché poggia su due pilastri indistruttibili: l’energia del folk e la necessità di raccontare storie che meritano di non essere dimenticate. Una serata di sudore, canti e pura resistenza culturale.

 

Alla prossima da Pino Panetta!