PISTOIA BLUES FESTIVAL 2026: racconto e photogallery della 45esima edizione

PISTOIA BLUES FESTIVAL 2026: racconto e photogallery della 45esima edizione

Ci risiamo.

Ancora una volta è arrivato quel periodo dell’anno dove la piazza principale della sonnacchiosa Pistoia si rianima di luci e colori e soprattutto di suoni: quelli profondi, viscerali, rumorosi del blues e delle sue diramazioni. Sì perché ormai è appurato che il Pistoia Blues Festival – per la gioia dei criticoni mai presenti – ha ben poco dello spirito e della musica suonata negli ultimi due decenni del secolo scorso, ed allora ben vengano artisti che pur non essendo prettamente emuli di Robert Johnson sanno cogliere le sfumature e le influenze di tale genere, che suonino con il rispetto che ci vuole verso una cultura musicale internazionale e verso una piazza dove anche le mura hanno saputo godere delle note di Muddy Waters, B.B. King, Johnny Winter e tanti altri esponenti che ormai hanno lasciato questa valle di lacrime.

4 Luglio 2026: Fantastic Negrito + Eric Steckel

La prima serata della 45esima edizione, 4 Luglio, non poteva che pagare dazio proprio alla tradizione della musica afroamericana in particolare con le esibizioni di Eric Steckel e Fantastic Negrito. Prima di loro, una delle band vincitrici del contest Obiettivo Bluesin, i fiorentini Aftertaste e gli Electric Cherry, entrambi persi per un contrattempo; chi era in piazza ha comunque gradito le due esibizioni, soprattutto quella dei romani alle prese con un rock blues coinvolgente e trascinante.

E’ però tempo di dare il benvenuto a Eric, già presente su questo palco nel 2007 all’età di 17 anni: chitarrista americano che nel 2024 è risultato essere al 55esimo posto dei “100 più grandi chitarristi blues di tutti i tempi” dalla rivista Total Guitar e con alle spalle una carriera venticinquennale si presenta con un look minimale, jeans e maglietta bianca, lasciando parlare la sua chitarra, a volte in maniera pacata, altre in modo più irruente anche grazie all’apporto di una solida sezione ritmica e un Hammond a conferire un suono più hard. Uno show torrenziale, con protagonista proprio la sei corde, una estensione del corpo che lo ha portato a vivere intensamente – a volte perdendo pure l’equilibrio e rovinare a terra – l’ora scarsa messa a disposizione riversando sul pubblico la sua voglia di vivere la musica. Pezzi propri come la semi-southern “When ignorance turns to bliss” e la slide assassina di “Solid Ground” dall’ultimo album si alternano a omaggi a grandi classici quali “Born under a bad sign” e “Vodoo child” in uno show che scivola via come una birra ghiacciata in questa calda sera di luglio e dimostra quanta strada è stata fatta da quel lontano show di 19 anni fa.

Eric Steckel @ Pistoia Blues 2026


Dopo la canonica pausa di cambio palco arriva per la prima volta sulle assi del Pistoia Blues Fantastic Negrito, al secolo Xavier Amin Dphrepaulezz, con il suo show che racchiude 100 anni di black music: rock, folk, blues, funky tutto in un unico mix che lo porta da James Brown – anche per la tenuta di palco – a Prince, da Leadbelly, di cui propone una toccante versione di “Black girl” ai più conosciuta grazie alla cover dei Nirvana in “Unplugged in New York”, alle radici della musica del diavolo. Uno show molto intimo nonostante l’ambiente aperto, dove il polistrumentista newyorkese ha cercato più volte di interagire con il pubblico incontrando spesso difficoltà per la poca padronanza della lingua da parte degli spettatori e spiegando passaggi della propria vita, la maggior parte dei quali veramente drammatici: dal rapporto conflittuale col padre alla morte del fratello, Xavier non ha nascosto nulla, anzi ha esorcizzato le proprie paure condividendole con chi aveva davanti. A conferma che tutto nella vita può cambiare, e la sua ne è l’esempio più lampante fatta di alti e bassi a livello musicale e fisico, il gran finale con “Bullshit / Good feeling” e il suo incedere quasi ipnotico pongono fine alla prima serata della 45esima edizione.

Fantastic Negrito @ Pistoia Blues 2026


Le mura del centro cittadino da oggi hanno qualcosa in più da raccontare alle generazioni future…

5 Luglio 2026: JET + Walter Trout + Bluagata

Domenica sera, 5 Luglio, seconda serata del Festival vede confermare ancora una volta lo spirito del vecchio Pistoia Blues invitando, tra gli altri un vecchio leone del blues a stelle e strisce.

Ma andiamo con ordine: partenza canonica alle 19.50 con la seconda band vincitrice di Obiettivo Bluesin’ i Mel And The Double Soul dei quali riesco a carpire solo i saluti finali. Seguono i Bluagata gruppo quasi a km zero con estratti dal loro primo lavoro “Fra la violenza e la gentilezza”: la band utilizza il doppio cantato in italiano inserendo nella propria musica elementi di elettronica, rock e alternative non disdegnando un apporto più heavy con la batteria, ma i suoni non sono dei migliori tant’è vero che la chitarra si perde nell’acustica di piazza Duomo non impedendo comunque ai 5 giovani di terminare il proprio set tra gli applausi del pubblico.

Bluagata @ Pistoia Blues 2026


Cambio palco e subito l’ingresso di Walter Trout accende la scintilla tra i presenti: pochi fronzoli e tanto blues strappato a una Fender bianca che nel corso del set darà non pochi problemi al chitarrista già nei Canned Heat (versione primi 80) e nei Bluesbreakers di John Mayall (versione seconda metà dello stesso decennio) tanto è vero che sarà scambiata con quella del figlio.

Proprio al Maestro del British Blues Trout rivolgerà parole di ringraziamento per essergli stato accanto durante un brutto periodo di dipendenza da alcool e droghe così come per Carlos Santana, anch’esso vicino nei periodi bui, periodi come accennato dallo stesso chitarrista lontani 39 anni, quasi quanti quelli che lo videro a Pistoia per la prima volta. Anche in questo caso – come accaduto per Fantastic Negrito la sera precedente – l’esibizione diventa veicolo di condivisione delle proprie difficoltà e convinzione delle scelte fatte per migliorare una vita sregolata. In mezzo a questi messaggi c’è però la musica con la nuova “Too bad”, i classici quali “Looking for the promised land”, la emozionante “Say goodbye to the blues” e la torrenziale “The best you got” che chiude il set subito dopo aver apprezzato le doti di ogni singolo musicista su una jam creata per l’occasione. Pollici alti per chi a 75 anni riesce ancora ad emozionare ed emozionarsi.

Walter Trout @ Pistoia Blues 2026


Poco dopo le 22.30 arrivano i neo-zelandesi Jet, una garanzia per il rock’n’roll ad alto voltaggio con un live show diretto, asciutto, anzi forse un po’ arido considerata l’ora scarsa di musica suonata nonostante i 4 album all’attivo…

…ma per chi aspetta il loro ingresso la durata sembra importare poco: i quattro provenienti dalla Down Under colpiscono duro con “Last chance” e “She’s a genius” per proseguire con una serie di – ormai – classici che scaldano la piazza e convincono i comodoni a lasciare le sedie per accalcarsi sotto palco. Finalmente l’interazione tra pubblico e artista funziona, complice anche l’italiano fluido, probabilmente imparato dai nonni veneti e dalla sua permanenza in Italia, del cantante Nic che chiede se ci siano australiani tra i presenti. La domanda, apparentemente innocua è la miccia che fa esplodere il catino di Pistoia con una convincentissima versione di “It’s a long way to the top” degli…. Vabbè soprassediamo, se state leggendo queste righe un minimo di conoscenza l’avrete….

Da qui in poi un ottovolante di emozioni: “Are you gonna be my girl” si interrompe a metà per permettere ad un fan – incontrato prima del concerto – di fare la propria richiesta di matrimonio alla sua Francesca, “Roll over DJ”, “Cold hard bitch” con il suo riff alla …vabbè soprassediamo (cit.), fino a finire, forse sul più bello con una inaspettata cover, “Un’avventura” del duo Battisti / Mogol cantata a gran voce da tutti. Finito il pezzo il gruppo lascia lo stage nonostante le urla per richiamarli ad un bis, e mentre in molti si chiedono il perché di un set così breve – forse il pubblico non troppo numeroso? – il fonico passa il sottofondo di rito, le luci si accendono e a noi non resta che abbandonare la piazza, nonostante la voglia di ascoltare ancora quei riff per i quali Keith “Keef” Richards potrebbe uccidere.

JET @ Pistoia Blues 2026

8 Luglio 2026: The Darkness + Messa

Mercoledì 8 Luglio conferma il fatto che il vostro umile sprecainchiostro non ha fortuna con le band di apertura: per motivi ignoti – richieste degli headliner o direttive comunali antirumore – la serata viene anticipata di 20 minuti ed ecco che al mio arrivo in piazza vengo a sapere che Woody Blues e Spleen hanno già abbandonato le assi consumate del Festival. Mai come questa volta ne sono dispiaciuto perché il primo, terzo vincitore di Obiettivo Bluesin, ha saputo stregare i presenti con la sua slide e un suono in grado di far convivere il folk con l’indie. La band fiorentina invece mi assicurano ha destato dal torpore il pubblico con l’irruenza di un sound che pesca dall’alternative anni ’90 con il post punk inglese dei primi 80 sino al new hardcore con tanto di growls e questo non fa altro che aumentare il dispiacere per esserseli persi.

Di ben altra pasta invece i Messa – sì lo ammetto Vostro Onore, ero qua soprattutto per loro. Forti del loro ultimissimo “The spin” su Metal Blade Records, non BaubauMiciomicio Rec, hanno portato la loro personalissima proposta fatta sì da un passato hard rock / doom ma anche di trame più dark, rarefatte, liquide ed ipnotiche sulle quali si erge la voce della bravissima Sara, quasi un raggio di luce nel sound plumbeo del gruppo padovano, elegantissima in perfetto contrasto cromatico con gli altri ragazzi. Ecco, questa cosa del look mi ha ricordato un precedente: se avete assistito agli show del Ponte Del Diavolo, un’altra band che dal metal ha saputo prendere intelligentemente le distanze e che noi di Loud n’Proud abbiamo chiamato per il nostro 40esimo, noterete come le due cantanti risaltino anche per buon gusto nel vestire, come fossero in un jazz club anziché in un contesto più rock / metal.

Se il gruppo precedente ha sparato bordate di watt loro hanno cercato di calmarci, anzi sedurci, avvolgendo chi stava ascoltando trasportandolo in un vortice di senzazioni dolci e violente, alternando momento atmosferici, o esoterici, a sfuriate elettriche e intermezzi blues grazie alla slide di Alberto. Messa promossi a pieni voti dal sottoscritto e dalla piazza tutta.

Messa @ Pistoia Blues 2026


Con anticipo rispetto agli orari comunicati ecco, dopo una intro, il quartetto dei The Darkness che grazie a una sparata “Rock and roll party cowboy” fa capire agli oltre duemila presenti che sarà una serata in cui il difficile sarà lo stare fermi. Justin, cantante e chitarra solista per quei due che non lo sanno, è un trascinatore: riesce a cantare ed usare QUEL falsetto così caratteristico nonostante i salti e i movimenti che lo portano in ogni angolo del palco: energico, quasi anfetaminico nonostante da tempo abbia deciso di dire basta agli eccessie ad uno uno stile di vita che ha portato allo scioglimento del gruppo prima e quasi al suo punto di non ritorno dopo.

I The Darkness sanno come fare rock’nroll, sanno come tenere in mano un’audience e sanno come farsi amare. E lo sanno fare dannatamente bene. I botta e risposta con i fans, sia vocalmente che con la chitarra, il prenderli bonariamente per il culo, l’arrabbiatura – sembra provata e riprovata – durante “I believe in a thing called love” per la mole di cellulari accesi e l’invito a riporli per poi ricominciare con ulteriore spinta sono trucchetti che solo chi sa fare il proprio mestiere sa gestire al meglio. In questi 90 minuti poi c’è stato spazio sia per i pezzi nuovi che per i classici, accolti con le classiche ovazioni, per una cover inaspettata di “The power of love” di Celine Dion e per finire, dopo una serata di hard rock sfacciato e molesto come deve essere, una citazione per “You really got me” dei Kinks e “Heartbreaker” del dirigibile più famoso di Inghilterra nella traccia che concludeva il set.

The Darkness @ Pistoia Blues 2026


Due piccole annotazioni: il rimanere sul palco da parte di Justin dopo lo spengimento degli ampli per ballettare con una fan sulle note di “Time of my life” da “Dirty dancing” sparata dalle casse nel mentre ci allontanavano dimostra che in questo business c’è ancora chi si diverte nel suonare mentre la presenza di due microfoni a lato del palco, l’insistere nell’insegnare i movimenti al pubblico durante “Walking through fire” e la successiva ripresa con la telecamera potrebbero portare a pensare a:
1- Live album
2- DVD
3- Video musicale
4- Semplice reel come già visti in questi giorni

Ai posteri l’ardua sentenza…

10 Luglio 2026: Jethro Tull + Strea

E arriviamo alla quarta e ultima serata, quella del 10 luglio quando i gruppi in cartellone sono solamente due – opener e headliner – con la scelta di quest’ultimo di cominciare a suonare quando il sole sta appena tramontando.

Il suonare in pieno sole davanti a poca gente non impaurisce Strea, al secolo Irene Ettori, di rosso vestita che con la sua band, e soprattutto la sua voce, incanta i pochi presenti. Nei minuti a sua disposizione spazio alle tracce del primo lavoro prossimo a compiere i due anni nei quali spicca – proposta anche oggi – “Running up that hill”, un classico di Kate Bush che vince e convince anche nella versione della giovane bresciana. Da seguire perché potrebbe riservarci ulteriori sorprese.

Strea @ Pistoia Blues 2026


Sorprese che riescono anche a veterani del rock/prog/hard/blues e altre etichette appiccicate alla band inglese quasi prossima ai 60 anni di attività; parlo di sorprese perché spesso le band storiche non si allontanano mai da quei 10/15 pezzi che li hanno resi immortali mentre invece oggi i Jethro Tull mescolano le carte in tavola e oltre alla title track dell’ultimo “Curious Ruminant” e al già classico “Over Jerusalem” va a riscoprire gemme perdute della loro discografia tra le quali l’opener “Some day the sun won’t shine for you“, “A song for Jeffrey”, “Songs from the wood”, “Fat man”, “My God” e l’epica “Budapest”. Ovviamente un concerto dei Jethro Tull, che lo ricordiamo ai più giovani deve il loro nome all’omonimo l’agronomo e inventore inglese vissuto tra il 1674 e il 1741, noto per aver rivoluzionato l’agricoltura del XVIII secolo con l’invenzione della seminatrice meccanica, non possiamo non aspettarci iper classici quali “Thick as a brick” citata come brano che catalogò il gruppo come prog, “Living in the past”, “Bourrée in E minor”, “Aqualung” e “Locomotive breath” che svincola fotografi e semplici fans dall’aver tenuto sotto chiave da inizio set le apparecchiature digitali.

Ecco su questo ultimo punto potremmo disquisire a lungo: potrebbe essere giusto nei confronti del pubblico che dovrebbe vivere il live non dietro uno schermo e troppo limitativa per chi, della carta stampata o comunque del settore, deve recensire un concerto facendo di fatto pubblicità al gruppo stesso? … d’altro canto perché vietare a chi ti ha portato su quel palco di avere un ricordo della serata che non sia solo e soltanto l’ultima traccia?

Venghino siori e siori, dite la vostra…

Comunque un gran bel live, con Ian Anderson, prossimo agli 80, che pur con poca voce e talvolta facendosi aiutare dagli strumentisti riesce ancora ad emozionare, catalizzare l’attenzione e far sorridere con i suoi aneddoti; alla luce dei fatti poi l’inizio anticipato è stato giustificato dalla pausa centrale di 15 minuti – one cup of tea Mr. Anderson? – e dalla durata dello show, quasi due ore, praticamente il più lungo di tutta la 45esima edizione.

Jethro Tull @ Pistoia Blues 2026


Tirando le somme un gran bel Festival, che lo ricordiamo era fatto di queste quattro sere mentre quelle con Masini, Il Volo e l’annullato Baglioni rientrano nel panorama Storytellers, dove la musica è stata padrona assoluta di una piazza, aihmè, non sempre piena come avrebbe dovuto essere. Ovviamente è presto per cercare di capire cosa vedremo nel 2027 ma la speranza è quella di mantenere costante questo livello di qualità e una maggiore affluenza di pubblico.

Dal vostro Manovale dell’obiettivo è tutto, alla next!

Report di Luca Guiotto
Photocredit: tutte le foto sono di Luca Guiotto tranne Walter Trout e Jet, opera di Gianluca Risi, e Bluagata, opera di Alessandro Morandi.