THE MONOLITH DEATHCULT: il ritorno con ‘Isn’t She Beautiful? (Video)

THE MONOLITH DEATHCULT: il ritorno con ‘Isn’t She Beautiful? (Video)

Chi pensava che l’effetto nefasto del precedente The Demon Who Makes Trophies of Men avesse definitivamente messo a tacere la sfrontatezza dei The Monolith Deathcult dovrà ricredersi. La formazione avant-garde death metal olandese torna alla carica sfidando ogni logica commerciale — e ogni buon senso — con il lancio del nuovo singolo e relativo videoclip: Isn’t She Beautiful?.

Archiviata la parentesi dei brani brevi, ruffiani e a prova di radio, la band di Kampen fa un deciso passo indietro verso le proprie radici più autentiche e oltraggiose. Aspettatevi dunque la classica ricetta firmata The Monolith Deathcult: mattoni sonori di proporzioni gigantesche, strutture pompose, trame cerebrali e testi pseudo-intellettuali ispirati a B-movie di fantascienza clamorosamente falliti al botteghino.

A dispetto dell’ormai leggendaria autoironia macabra che li contraddistingue, il gruppo presenta il nuovo brano con la consueta verve provocatoria:

«I The Monolith Deathcult sono molto di più (e molto meglio) di spazzatura commerciale come “Fist of Stalin”. Siamo quindi orgogliosi di annunciare il nostro nuovo singolo “Isn’t She Beautiful?”: la nostra prima canzone d’amore dedicata a un’entità che ha squarciato l’universo, si è immersa nel caos puro ed è tornata indietro. Bellissima, senziente e catastroficamente ostile… esattamente come piacciono a noi le donne e le astronavi interdimensionali.»

Isn’t She Beautiful? è già disponibile su tutte le principali piattaforme digitali di streaming, accompagnato dal video ufficiale che trovate qui sotto. Un ascolto obbligato per chi vuole capire fino a che punto il death metal possa prendersi gioco di se stesso pur rimanendo devastante.

Definiti ormai senza troppi mezzi termini come un vero e proprio spettacolo raggelante — nonché come uno dei capitoli più discutibili del panorama musicale contemporaneo — i The Monolith Deathcult continuano a rivendicare il proprio ruolo di piaga indistruttibile. Nonostante le innumerevoli nomination al “nobile ripiego da Covid”, la formazione olandese è riuscita a rimanere rilevante comportandosi come un camaleonte sonoro, capace di reinventarsi (o sfigurarsi) un numero spropositato di volte.

La loro proposta musicale si erge a colonna sonora definitiva del Great Rese(n)t: un esercizio di perversione compositiva che sfida ogni logica, privo di tensione convenzionale e infarcito di un editing su Pro Tools selvaggio e a buon mercato. Un frullato sonoro così volutamente sbagliato da superare persino la soglia del guilty pleasure, privando l’ascoltatore anche del conforto della risata involontaria.

La promessa per il futuro è chiara ed esplicita: ricostruire un impero artistico basato sull’imbarazzo sistematico e sulla pura gratuità. Il messaggio scagliato al pubblico dagli olandesi è diretto e violento come una tubata in ghisa: “Siamo i The Monolith Deathcult e siamo i vostri nuovi invincibili dei”.

Photocredit: Rolf Venema