HEARTWORMS – Glutton For Punishment

HEARTWORMS – Glutton For Punishment

Ci sono artisti che trovano la loro forma dopo anni di tentativi, e poi c’è Jojo Orme, che con Heartworms sembra averla avuta chiara fin dall’inizio — come se il debutto fosse solo il momento in cui il mondo ha finalmente iniziato ad ascoltare. Glutton For Punishment arriva due anni dopo l’EP A Comforting Notion, e non suona come un passo avanti: suona come un’affermazione. Trentasette minuti in cui la londinese costruisce un universo sonoro che non assomiglia davvero a nulla di quello che gira attorno a lei — eppure lo riconosci immediatamente, come si riconosce una voce che si è già sentita nei sogni.

Il disco inizia con In the Beginning, un breve interlude che introduce il silenzio come materia prima, come se Orme volesse prima svuotare la stanza. Poi arriva Just to Ask a Dance e il tono è già fissato: post-punk con una leggerezza ingannevole, melodie che ti entrano dentro prima che tu possa decidere se vuoi lasciarle passare. Jacked è dove tutto esplode — la chitarra ha una fisicità brutale, il ritmo è motorik e ipnotico, e la voce di Orme si muove tra i due con una padronanza che fa sembrare l’energia trattenuta più pericolosa di quella rilasciata. È il tipo di brano che ti fa alzare il volume senza accorgertene.

Il cuore del disco sta nella triade centrale. Extraordinary Wings si prende il tempo che vuole — cinque minuti in cui il gotico e il pop convivono senza litigare, con arrangiamenti che includono violino e viola e un coro di voci femminili che trasforma il tutto in qualcosa di quasi liturgico. Warplane è il picco assoluto: parte come un sussurro profetico e cresce verso un ritornello che è insieme inno e presagio, con Orme che passa da una delicatezza quasi infantile a un grido operatico senza che la transizione suoni mai forzata. Celebrate porta il groove in primo piano — c’è qualcosa di Depeche Mode nella struttura ritmica, qualcosa di LCD Soundsystem nella tensione danzante, ma il risultato è inequivocabilmente suo.

Smuggler’s Adventure è dove il disco si fa più intimo e più oscuro insieme: sei minuti in cui Orme narra frammenti di infanzia difficile con la stessa voce distaccata e icy che usa per parlare di guerra — perché per lei la distanza tra le due cose non è mai stata poi così grande. La title track chiude con appena due minuti e mezzo di musica che sembrano un epilogo scritto di notte, un momento di intimità perturbante che lascia la porta socchiusa invece di sbatterla.

Glutton For Punishment non è un disco che si compiace della propria oscurità. Jojo Orme è troppo intelligente per quello — sa che il confine tra gotico e kitsch è sottile, e lo attraversa con la precisione di chi sa esattamente dove mette i piedi. Il risultato è un debut album che riesce in una cosa rarissima: suonare completamente formato, senza il minimo odore di cantiere aperto.