James Senese, showman “nero a metà”.

James Senese

james-senese-trianon-11-novembre-2012È il 6 gennaio del 1945 e a Miano, uno dei trenta  quartieri di Napoli, pare si stessero rendendo reali le parole di un famoso pezzo cantato in lingua napoletana, che narra di un bambino nato nero. L’aria che tirava nella città proveniva dalla Liberazione dell’Italia dai tedeschi per mano degli americani. Non è difficile immaginare l’affluenza dei soldati degli Stati Uniti ed il fascino che le loro divise potessero avere nei confronti delle giovani donne. Ciò è quanto accadde ai genitori di Gaetano Senese, detto “James”, come si faceva chiamare suo padre, il quale a due anni dalla nascita del bambino tornò per sempre in USA.

Ancora prima che lui potesse capirlo, il piccolo James fu segnato da una diversità: era di colore e senza padre, una diversità che lo accompagnerà per tutta la vita.

I giovani napoletani di Miano ricordano negli anni Sessanta un James Senese con una salda ambizione che forse faceva da scudo a quella diversità che non aveva mai chiesto ma che attirava gli sguardi della gente, di cui anche lui parla. A questo carattere si affiancava una folta capigliatura ed un fisico magro, era questo l’aspetto del sassofonista agli albori.

Non molto tempo più tardi esordirà con i 4 Con, la prima band che lo legherà a Mario Musella, cantante e bassista che oltre alla passione per la musica condivideva con James la sorte di essere figlio della guerra. Con lui prosegue insieme fino agli Showmen, allontanandosene poi all’unione degli Showmen 2.

La fama di James diviene nazionale con i Napoli Centrale. La sua figura dal punto di vista culturale fu legata ad altri famosi giovani napoletani come Arena, Troisi e Daniele.  Colui che si definisce nero a metà, e che ne aveva tutto il diritto, ha curato le musiche di “No grazie, il caffè mi rende nervoso”, oltre ad aver interpretato il ruolo di se stesso di cui una divertente scena di equivoci si trova qui. Un altro video che non bisogna perdere è questo stralcio di “Bliz”, la trasmissione di Gianni Minà che racchiude una piena atmosfera della TV italiana serale degli anni 80.

(a cura di Debora Magurno)