Intervista ai Carach Angren – la parola ad Ardek (Ita/Eng)

Intervista ai Carach Angren – la parola ad Ardek (Ita/Eng)

25 Giugno 2019 0 Di Redazione SDM

In occasione della tappa italiana del “Pitch Black Summer 2019” al Legend Club di Milano, siamo stati ospiti sul tourbus degli olandesi Carach Angren per una breve, ma interessante intervista con Ardek (al secolo Clemens Wijers), tastierista della band. Dopo avergli fatto i complimenti per la maglietta (indossa una maglia di “Jurassic Park”), ed esserci seduti ad un tavolino con tanto di aria condizinata, iniziamo subito l’intervista. Ecco quello che ci ha raccontato.

[Interview also available in English, below the article]

  • Ciao e benvenuto! Iniziamo subito con la prima domanda. Chi sono i Carach Angren quando non sono sul palco?

Domanda difficile. Io e mio fratello Namtar (Ivo “Namtar” Wijers, il batterista, n.d.r.) ovviamente siamo una famiglia, e quando non siamo sul palco lavoriamo come band, e per la band. Facciamo questo per la maggior parte del tempo. Seregor (cantante e chitarrista, n.d.r.) è come un fratello per noi, siamo come tre fratelli che lavorano sempre per la band. Quando non siamo sul palco, lavoriamo sulla nuova musica, sul nostro business, sui nuovi tour, e cose di questo genere. È una domanda interessante. Penso che i Carach Angren semplicemente fluiscano attraverso la vita.

  • Bene, prossima domanda. So che quando scrivete un album, lo “storytelling” è molto importante per voi, per condurre lo spettatore all’interno della storia che avete creato. Ho ascoltato i vostri album, letto i vostri testi, ed ho trovato il vostro “storytelling” molto realistico. Ascoltando e leggendo, potevo immaginare la storia di fronte ai miei occhi. Vorrei chiederti: quello che scrivere nei testi, proviene solo dalla musica, dai libri, o da altre fonti di ispirazione, oppure avete sperimentato qualcuna di queste cose nella vostra vita privata?

Cerchiamo sempre di immaginare come sarebbe se l’ascoltatore fosse dentro le storie che raccontiamo, ed questo ciò che lo colpisce.
Se crei una storia astratta, è meno intima, come quei film che hanno un sacco di effetti speciali. Noi invece cerchiamo di creare sempre qualcosa di molto intimo, cercando di metterci nei panni di coloro che vivono la storia. Inoltre Seregor è davvero un ottimo attore, e riesce a mettere in scena queste storie attraverso la sua vita e la sua voce.

Riguardo alla tua domanda, ricordo che quando ero piccolo, mentre ero in nella vasca da bagno, chiamai mia madre per chiederle aiuto, perché sembrava che qualcuno mi stesse spingendo dentro l’acqua, ma là non c’era nessuno. È inqiuetante, ma questo è ciò che è successo.

  • Parliamo del vostro ultimo album (‘Dance and Laugh Amongst the Rotten’, 2017). Quali stratagemmi avete usato per coinvolgere l’ascoltatore nella storia, e in quale modo il processo di coinvolgimento dell’ascoltatore si differenzia da quello adottato nei precedenti album?

Questa volta abbiamo cercato di creare una storia principale, e poi ci sono delle storie in ogni canzone. L’idea è quella di iniziare con una ragazza che, usando una tavola di Ouija, evoca uno spirito di nome Charlie. La ragazza scappa, ma la tavola rimane aperta, e da essa fuoriescono altri spiriti che vogliono comunicare con la sua anima. Ascoltando l’album si passa dunque attraverso varie storie, ed alla fine si scopre che, prima di usare la tavola di Ouija, la ragazza aveva ricevuto una scatola nera (Ardek parla di “Pitch Black Box”, che è anche il titolo della settima traccia dell’album, n.d.r.), che in realtà era la vera causa di tutto. La cosa buffa è che ho voluto che l’album arrivasse anch’esso in una scatola nera, di modo che l’ascoltatore avesse la sensazione di esserre posseduto come la protagonista della storia. È una sorta di quarta dimensione in cui ho voluto introdurre l’ascolatore. Si tratta però di una particolare per i fan più attenti, che vanno a leggere i testi e che entrano in profonda connessione con l’album. Volevo che tutti potessero godersi la musica, anche come singole tracce. Talvolta i concept album sono molto lunghi, durano più di un’ora, come nel progressive metal, ma io voglio che le persone possano anche scegliere una singola traccia e divertirsi, pogare, o qualsiasi altra cosa. È un sia un concept album per appassionati, che un album da ascoltare, anche prendendo le tracce singole.

  • Un’altra domanda sul vostro ultimo album.
    Come mai avete scelto di inserire così tante parte orchestrali nell’album, e quale valore aggiunto pensi che queste parti diano all’album?

Non era una cosa pianificata, ma è arrivata natutalmente. Nell’album abbiamo un brano intitolato “Charles Francis Coghlan”, che parla di una storia piuttosto epica. Se cerchi su internet riguardo a questa storia, vedrai la bara che lascia il suo posto a causa di una tempesta. Vedrai le immagini di questa bara, trascinata dal mare … ed ecco, l’approccio orchestrale è nato spontaneamente vedendo queste immagini, ed è poi rimasto nella canzone. E lo stesso per “Song for the Dead”, che racconta di qualcuno che non riesce ad andare oltre alla morte. In questo caso la storia mi ha condotto, in modo molto naturale, ad inserire le parti orchestrali.

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  • Mi piacciono tantissimo le maschere. Sono fantastiche. Vorrei sapere quale significato hanno, quale ruolo giocano nel personaggio di Seregor?

Prima di tutto, Seregor è eccezionale in ciò che fa, e si occupa anche di realizzare il nostro face painting. Si è specializzato come artista nel creare maschere, ed ha lavorato molto lo scorso anno. Ha anche un sito web dove si possono trovare i suoi lavori. (questo il sito).

La sua forma di espressione principale sono cose che hanno a che fare con i teschi e con la morte, infatti sul palco indossa una corona con le ossa. Penso che le maschere gli diano la possibilità di trasformarsi in un altro personaggio. Ha disegnato anche quelle che ci sono sulla tastiera.
Non c’è un’idea chiara di quale funzione dovrebbero avere, semplicemente aggiungono qualcosa all’atmosfera.

  • Riguardo al vostro show. So che per voi è molto importante offrire un’ “esperienza” al pubblico, e non semplicemente un concerto. In quali modi aggiungete valore al vostro spettacolo?

Per prima cosa, cerchiamo di dare tutto sul palco, senza limitarci a suonare le nostre canzoni e poi andare via. Ci muoviamo molto, soprattutto Seregor. A tal proposito, c’è un aneddoto molto buffo: l’altro giorno Seregor mi ha detto di avere contato, tramite un’app contapassi, quanti passi avevamo fatto sul palco: avevamo camminato per circa 20 km!!! Cerchiamo inoltre di metterci molta energia, di curare le luci e i suoni, usiamo delle decorazioni, delle maschere, inseriamo molte variazioni, ed io stesso spesso scendo dal palco.

  • Ultima domanda. Se dovessi associare la tua musica ad un piatto o ad un cibo, quale sceglieresti e perché?

Ad un cibo? Ad una tazza di sangue!!! (ride)

A cura di La Dame Blanche

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Interview also available in English. From the player below!

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