8 dischi Black Metal da riscoprire!

8 dischi Black Metal da riscoprire!

8 Gennaio 2017 Off Di Salvatore "Headwolf" Capolupo

Proporre un ennesimo articolo con una classifica di “pietre miliari” ha il sapore del rischio (e lo so bene), ma volete mettere il gusto di stilarne una? Del resto c’è poco da fare: ascoltando numerosi dischi a partire dal lontano (se ricordo bene) 1993, mio anno di iniziazione al genere (con una compilation su cassetta registrata rigorosamente male e composta brani di Iron Maiden, Metallica e … non ricordo più chi altro), scrivere post “riassuntivi” del genere diventa quasi necessità. Non fosse altro che i dischi che mi restano impressi sono sempre meno (…l’età), ma c’è anche il fatto considerevole che si tratta di una forma di promemoria per me ma anche, ovviamente, per voi.

Faccio questa premessa perchè so come girano queste cose: fai una top 8 oggi e sei soddisfatto, e domani lo sarai un po’ meno perchè qualcuno verrà a dirti che non hai inserito, tu blasfemo!, gli Infernal Putrefaction (come direbbero Gli Atroci) o magari i seminali Brutal Svergination (cit. di musicista insospettabilmente autoironico, nonostante suonasse black metal). Soprattutto negli anni di internet, nei quali è davvero facile trovare qualsiasi cosa a livello musicale, l’attenzione ai dettagli, per così dire, è calata drasticamente, persa tra directory di MP3 che finiscono per non andare mai in rotazione e che non ascolteremo mai.

Il black metal andrebbe gustato, se possibile, dall’inizio alla fine, sapendo cogliere la caratteristica sonorità del disco stesso che si ascolta: per questo ho provato ad elencare otto dischi fondamentali per me, o che comunque hanno lasciato il segno anche dopo molti anni.

Non abbiatene troppo a male, pertanto, se avrò dimenticato di aggiungere una band o un disco per voi vitale: massimo rispetto per tutti (o quasi), ma il format scelto mi ha imposto una dolorosa quanto necessaria scrematura. Anche perchè, secondo me, fare liste del genere di 20 o 30 album ha poco senso, e diventa un elenco sterile che non lascia il segno. Ho evitato inoltre di fare distinzione, in questa sede, tra sotto-generi black metal (sinfonico, ecc.) perchè altrimenti avrei rischiato in modo ridicolo, credo, di elencare più generi che band.

Superata la fase di paraculismo nonchè giustificazione firmata dai genitori, ecco a voi i magnifici 8.

1) Dimmu Borgir – Stormblåst MMV (Nuclear Blast, 2006)

In questi anni hanno continuato a fare scuola in ambito sinfonico, anche se la vera e propria consacrazione è avvenuta col capolavoro Enthrone Darkness Triumphant, che li ha resi nel tempo (definizione di Gianni Della Cioppa) “la più credibile alternativa ai Cradle of Filth”. Si parla di una delle mie band preferite in assoluto, per cui la scelta dell’album è stata davvero ardua: ho scelto il settimo album dei norvegesi Dimmu Borgir che ripropone, in versione moderna, tutti i brani contenuti nell’album storico ‘Stormblåst’ (che è quindi il “vincitore morale”, in questo contesto).

Nonostante in molti preferiscano le versioni originali per ragioni varie, per una volta la riedizione di un vecchio disco – lontanissimo, per capirci, dalle riproposizioni di classici del thrash tristemente proposte da certuni – possiede un autentico fascino, un gusto della riscoperta particolare, insomma un suo vero perchè: questa versione, infatti, presenta alcune piccole differenze (a mio avviso puramente migliorative) rispetto all’originale, tra cui la sostituzione o rimozione di alcuni brani o porzioni degli stessi. L’impatto rimane quello di sempre, il disco è compatto e non presenta difetti o momenti piatti.

Ad esempio, ‘Sorgens Kammer’ diventa ‘Sorgens Kammer – Del II’ e viene completamente rielaborata, mentre l’intro originale di ‘Alt Lys Er Svunnet Hen’ è stata rimossa per via di problemi di copyright: la versione presente nel disco originale era un plagio di ‘One Sacred Hour’ dei Magnum, da parte del vecchio tastierista del gruppo.

La qualità sonora è stata nettamente migliorata grazie alla tecnologia (e, credo, all’esperienza in studio), senza peraltro perdere in brutalità esecutiva, cosa che si nota parecchio ad esempio dal succitato ‘Alt Lys Er Svunnet Hen’ (in italiano “Tutta la luce è svanita“), che ho scelto come rappresentativo del lavoro.

2) Lyfthrasyr – The engineered flesh (2013, Twilight Vertrieb)

Già vedo i puristi del genere sgranare gli occhi, ma questo disco (se avrete voglia e pazienza per scoprirlo) per me merita un’attenzione particolare: dalla natura piuttosto sperimentale e di derivazione symphonic, forse dirà qualcosa a chi ci segue da qualche anno. Lo abbiamo infatti recensito su queste pagine al momento dell’uscita, e mi è sembrato subito notevole rispetto ad una scena forse un po’ appiattita, all’epoca. Il sound moderno sembra infatti sposarsi alla perfezione con le idee della band, per un lavoro piuttosto originale, ben calibrato e da riascoltare anche oggi. Ricorda un po’ le virate industrial di certi epigoni non sempre riusciti, che qui sono espresse nel migliore dei modi possibili.

Il brano di lancio del CD rende bene l’idea.

3) Gorgoroth – Incipit Satan (Nuclear Blast, 2000)

Nella discografia dei Gorgoroth mi sento di segnalare doverosamente questo quinto lavoro, tra i più intensi mai registrati dalla band, che si fanno un po’ tentare da qualche accenno industrial all’interno di un black metal, come sempre, impeccabile e veloce.

Tra i brani si segnala ‘When Love Rages Wild in My Heart’, in cui Kristian Eivind Espedal – in arte Gaahl – sfoggia una voce in stile Type O Negative, proponendo un testo particolarissimo ed intimista, concludendo il brano con un inquietante noise. Ed è questo disco che mi piace proporre in questa sede, a testimonianza di come il genere sappia essere, pur nella sua brutalità, meno monolitico di quanto vorrebbero i suoi (fin troppo convinti, ahinoi) detrattori.

4) Emperor – IX Equilibrium (Century Media, 1999)

Nella discografia degli Emperor non c’è dubbio, per inciso, che il miglior materiale sia contenuto nella parte iniziale: il seguito della produzione è segnato, come sappiamo, da alti e bassi. Nonostante questo (‘In the Nightside Eclipse’ resta un disco fondamentale per il genere, beninteso) ‘IX Equilibrium’ costituisce parte integrante di una band che stava evolvendo il proprio sound. Questo disco si distingue per dei meriti non da poco: una alternanza tra voci pulite ed growl a buoni livelli, un’evoluzione musicale considerevole da ogni punto di vista, ed un elemento sinfonico – cosa davvero affascinante, almeno per me – che si sposa alla perfezione col sound senza, di fatto, ammorbidirlo o allontanarlo dai canoni.

Quella che ascoltiamo di seguito è ‘Curse All You Men’, il brano di apertura del disco.

5) Samael – Ceremony of Opposites/Rebellion (Century Media, 1996)

‘Ceremony of Opposites’ è uno dei migliori (e forse meno noti) dischi black metal sinfonico del periodo anni ’90, e si contraddistingue per un sound compatto, brutale e al tempo spesso estremamente “melodico” in certi passaggi. Molti passaggi sono premonitori di quello che sarebbe diventato, purtroppo, un modo come un altro per accattivarsi le simpatie di chi ascolta solo i Manowar, per capirci. Negli anni a venire si apprezza ancora di più perchè l’attitudine c’è tutta, per cui mi pare interessante proporre di nuovo l’ascolto di questo piccolo capolavoro, tanto più che ne sento parlare ancora troppo poco, ad oggi: questa è davvero una grande band. Impossibile dimenticare, da questo album, la sinistra ‘Baphomets Throne’.

6) Mayhem – De Mysteriis Dom Sathanas (Deathlike Silence, 1994)

E come potevo non citare questo disco? La maggiore particolarità del lavoro, in questo caso, è legato alla voce del cantante Attila Csihar, difficile da catalogare secondo i canoni classici e definita da Ian Christe “operatic”, ovvero “lirica”, “melodrammatica”, quasi da opera verrebbe da dire. Metal Hammer, a riguardo, sottolinea ancora oggi come l’influenza del disco si faccia sentire su tutte le band che aspirano a suonare questo genere, elevando i Mayhem (forse universalmente tra qualche anni) a veri e propri “dinosauri” del black metal. Senza entrare nel merito del disco e delle tenebrose storie che lo accompagnarono (e su cui il collega “Chiodometallico” è certamente più ferrato di me) aggiungo solo questo: se vi servisse SDM per scoprirlo, De Mysteriis Dom Sathanas rappresenta 46 minuti di perfezione musicale estrema, o semplicemente (se preferite) uno dei migliori dischi black metal di ogni tempo.

7) Dissection – Storm of the Light’s Bane (Nuclear Blast, 1995)

Il secondo album dei Dissection è considerato dai più una pietra miliare del suo genere, quasi l’equivalente di Reign in Blood per il thrash, per intenderci: un disco di quelli che non ti stancheresti mai di riascoltare. Un lavoro assolutamente compatto e musicalmente impeccabile, anche per l’ottimo livello di produzione, e per cui è davvero difficile scegliere un brano più rappresentativo di altri.

Ho scelto di inserire la splendida ‘Where Dead Angels Lie’.

8) Satyricon – Nemesis divina (Moonfog Productions, 1996)

Questo disco dei Satyricon rimane, dal mio punto di vista, ad oggi inarrivabile: una sintesi di violenza musicale e di buone idee difficilmente eguagliata da altre band, ancora più per via dei lavori precedenti del gruppo di Satyr. ‘Nemesis Divina’ porta in sè la migliore sintesi possibile del genere black metal anticipando, in qualche modo, i tempi, e lasciandoci l’ultima vera testimonianza di un genere durato, al suo massimo splendore, forse troppo poco.

Il brano che ho scelto per chiudere l’articolo è ‘Forhekset’ (in italiano dovrebbe corrispondere al termine inglese “bewitched”, cioè “stregato”), e credo sia significativo come brano più rappresentativo dell’intero lavoro.

A cura di Salvatore “Headwolf” Capolupo