The Mentors: thrash metal, droghe ed alcol negli USA anni 80

The Mentors: thrash metal, droghe ed alcol negli USA anni 80

Se c’è una band storica di cui poco, pochissimo si è parlato nelle biografie e sulla stampa specializzata dalle nostre parti, i The Mentors rientrano sicuramente tra queste. Si formano nel 1976 nella città di Seattle, e qualche anno dopo si spostano a Los Angeles, dove entrano in contatto con la vivissima scena punk rock dell’epoca. Il loro sound è inequivocabilmente influenzato da quest’ultimo, per quanto i rimandi visuali e di contenuto siano metal.

La prima band metal censurata negli USA

Il loro genere è in effetti atipico, per la nazionalità ed il periodo: è un thrash metal essenziale e diretto, parecchio “caciarone” e vagamente monocorde, abbastanza sulla falsariga delle prime uscite degli europei Sodom e Destruction.

Ma è soprattutto per gli eccessi (sul palco e nella vita) che i The Mentors passano alla storia: tanto per cominciare, furono tra le prime band metal con testi molto espliciti ed offensivi, spesso apertamente sessisti. Il celebre Parents Music Resource Center (PMRC) li attaccò apertamente, e furono – a quanto pare – la prima band del genere ad essere censurata nel proprio paese.

Molto prima che diventasse una moda consolidata, inoltre, i The mentors andavano sul palco vestiti da boia incappucciati, per quanto questa immagine macabra fosse in costante convivenza con un’attitudine al cazzeggio ed alla provocazione spicciola.

I testi dei The Mentors parlavano quasi esclusivamente di sesso, ed erano un inno incessante alle più nascoste perversioni dell’animo umano: Golden Showers (nessuno di voi lo cercherebbe mai su Pornhub, ne siamo certi), Sex Education (che, a dispetto del nome rassicurante, parla della relazione sessuale tra una teenager ed un uomo anziano), Sandwich of love o My erection is over, per citarne alcuni, senza considerare quelli ancora più scomposti e solo apparentemente elaborati quali Heterosexuals Have The Right To Rock.

Per queste, come per altrettanto singolari uscite in costante bilico tra estremismo, cattivo gusto, saluti romani ed una sostanziale misoginia di fondo, i The Mentors non potevano che diventano una band di culto, per quanto poco citata o poco considerata dai più e soprattutto in relazione all’epoca in cui vissero. La loro attitudine si manifestava in questo singolare connubio tra glam, punk e thrash metal della prima ora, rendendoli tra i capostipiti del cosiddetto shock rock.

Chi era Eldon Hoke “El Duce”

È con la figura del batterista-cantante Eldon Hoke che la band iniziò ad entrare nelle leggende e nei racconti “cult” dell’epoca, con una serie di storie più o meno incredibili che si ricordano nell’ambiente fino ad oggi. E la cosa meno interessante di Eldon, in effetti, era il fatto di essere un batterista-cantante. Dal nome d’arte provocatorio di El duce, classe 1958, era calvo, barbuto e corpulento, dalla voce bassa e ruvida, dotato di un macabro senso dell’umorismo e sperimentatore assiduo di alcol come di ogni tipo di droga.

Hoke era l’eccesso per eccellenza: fu famosa, ad esempio, una sua apparizione con un cappuccio da boia (tipico degli show dei The Mentors) durante un noto programma TV USA, in cui lanciò provocazioni di ogni genere inerenti stupri di parte del pubblico ed allusioni a groupie minorenni. Visto oggi, c’è anche da dire che quello show non sembra diverso da certo trash costruito a tavolino, che imperversa anche nella TV italiana, ma rende sicuramente l’idea del personaggio e di quello che voleva o riusciva a trasmettere.

El duce, Courtney Love e Kurt Kobain

Non finisce qui: secondo un racconto mai confermato apertamente (per ovvie ragioni) El Duce racconta in un documentario che Courtney Love gli avrebbe offerto 10.000 dollari (50.000, secondo altre fonti) per uccidere il marito Kurt Cobain. La cantautrice non ha mai smentito nè confermato la cosa, e rimane una notizia / urban legend destinata a rimanere impressa nella storia del rock.

The Mentors e i Ministry

El duce è tornato alla ribalta di recente perchè citato più volte nella biografia ufficiale di Al Jourgensen (The lost gospels, disponibile solo in inglese, al momento in cui scriviamo, ed. Da Capo Press, ISBN 978-0306824630). In un turbine di storie di dipendenza, collassi, arresti, morte, sesso ed alcol, il polistrumentista di Ministry e Revolting Cocks dedica parecchie righe alla sua amicizia con Eldon Hoke, descrivendolo come un vero amico ed un musicista naturalmente votato all’eccesso.

Racconta di averlo conosciuto in un bagno, completamente privo di sensi, semi-annegato nel proprio vomito e con i pantaloni abbassati fino alle ginocchia. Per lo stile di vita di Jourgensen dell’epoca, non potevano che legare immediatamente, fino alla morte che – stando al racconto del libro – avvenne in modo tragico quanto scenografico.

La discografia dei The mentors

Punk nell’anima, metal nell’attitudine, un misto di entrambi nella vita di ogni giorno: questi erano i The Mentors. La discografia della band è piuttosto essenziale, per chi volesse riscoprirne l’ascolto: c’è un live semi-bootleg dal titolo Mentors – Live At The Whisky del 1983, il primo album del 1985 You Axed For It!, Up the dose del 1986, Sex, Drugs & Rock’n’Roll del 1989, e poi una pletora di ulteriori dischi usciti con l’etichetta Mentor Records.

Secondo la biografia di Jourgensen, peraltro, The Mentors avrebbero anche registrato – in un vortice di dipendenza da alcol e droghe di ogni genere – uno degli ultimi album con la Metal Blade in condizioni davvero minimali, ovvero sulla cassettina di una segreteria telefonica. La cassettina in questione venne inviata come master del disco, e sancì la conclusione di qualsiasi ulteriore collaborazione con l’etichetta.

La morte di Heldon Hoke

Il 19 aprile 1997, un giorno dopo la sua ultima esibizione dal vivo e 8 giorni dopo aver concesso l’intervista succitata a Nick Broomfield per il documentario Kurt & Courtney, Hoke venne ritrovato sui binari di un treno in zona Riverside, California, decapitato da un treno in transito a circa 95 km / h. L’autopsia indicò una notevole quantità di alcool ingerita, e la morte fu considerata niente di diverso da un incidente.

Stando alla versione di Jourgensen, l’incidente sarebbe avvenuto in presenza di alcuni fan dei Mentors: El Duce sarebbe stato decapitato poco dopo che questi ragazzi lo avevano riconosciuto e richiamato per averne le attenzioni. Eldon si stava avvicinando a loro, e sarebbe rimasto incastrato con un piede in uno dei binari, venendo incontro al suo destino di morte complicato dallo stato di ebbrezza in cui si trovava.

Una fine tragica e ancora più macabra se si pensa all’immaginario dei boia richiamato nelle foto e durante i live…

Nel 2016 è uscito il libro “Truth is Funnier than Fiction: My Life with Eldon Hoke and the Mentors“, scritto direttamente dal bassista della band Steve Broy, e nel 2017 è uscito anche un documentario, di cui vi proponiamo il trailer su Youtube di seguito.

Ad oggi, i Mentors sono ancora attivi con una rinnovatissima line up (con Broy sempre presente, ovviamente)  e – Covid-19 permettendo, s’intende – si continuano a vedere sui palchi di tutto il mondo.

Lineup attuale:

  • Sickie Wifebeater (Steve Carlson) chitarra solista
  • Dr Heathen Scum (Steve Broy), basso
  • Cousin Fister (Bryan), chitarra ritmica
  • John Christopher, batteria

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