TERRIFIER – Destroyers Of The Faith

La musica dei Terrifier (nuovo monicker dei canadesi Skull Hammer, costretti a cambiare nome – a quanto ci risulta – per evitare problemi legali con l’omonima band americana) si potrebbe riassumere come un mix quasi perfetto tra il thrash moderno degli Exodus e quello dei Megadeth di “Rust in peace“.

In effetti la sfuriata dell’iniziale “The Valkyrie” suggerisce, fin dall’inizio, più di uno spunto prelevato direttamente da Exibhit B:The human condition: in questi casi non sarebbe insolito
dover scrivere di band con poca o scarsa personalità, oppure eccessivamente condizionate dai propri idoli da sacrificare il proprio estro musicale in nome di un malinteso “omaggio”.
Non voglio dire che sia questo il caso, ma certamente qualcosa di vero c’è anche se, a ben sentire, il disco scorre in modo intenso senza annoiare un solo istante, se non fosse per alcuni riff un po’ abusati (per non dire quasi scontati).

Ascoltando l’album dall’inizio i primi due pezzi finiscono per lasciare poco all’ascoltatore, senza che la band riesca a dare quindi un’impronta ben definita e definibile al proprio sound. Per fortuna con la successiva “Welcome to Camp Blood” esce fuori la reale natura dei Terrifier: attitudine sanamente ottantiana, chitarre coinvolgenti e “galoppanti”, suono sempre piuttosto nitido ed un’aggressività che non cede mai all’eccessiva foga. Questo si traduce in una variante di thrash melodico che risente davvero moltissimo della sacrosanta lezione dei classici e che, di fatto, riesce solo in parte a trovare una dimensione propria in una varietà di soluzioni ritmiche, assoli (tutti davvero eccellenti), riff e cambi di tempo senza tregua.
Chi aspetta una band tecnica troverà pane per i suoi denti, quindi, in particolare durante l’epica “The age of steel“: un ritmo forsennato ed incalzante, un infinito inno all’headbanging che trova sfogo conclusivo in un duetto di assoli tra i due chitarristi spettacolare.

Certamente le doti tecniche dei componenti di questa band thrash metal non rimangono in ombra, del resto non si tratta – come sappiamo – semplicemente di ricalcare stereotipi trascorsi, anche se probabilmente si potrebbe dare ulteriore spazio all’estro, inventandosi soluzioni che distacchino definitivamente dai canoni soliti rimanendo, non per questo, egualmente valide. Da segnalare, inoltre, la title track “Destroyers of the faith“, quasi un anthem e probabilmente il pezzo più riuscito – oltre che rappresentativo – del CD.
C’è da aggiungere che il discorso sulla “derivatività” di band di questo tipo rischia, ancora una volta, di lasciare il tempo che trova: non fosse altro che per proporre nel 2012 un disco così tecnico, spiccatamente thrash, senza compromessi e “fuori moda” ci vuole una bella dose di coraggio, e questo bisogna riconoscerlo per forza.
Di fatto da un CD del genere, con tutti i limiti ed i dubbi sopra espressi, esce fuori un potenziale considerevole, che gli amanti del thrash più pulito (alla Metallica o Testament) e, in parte, quelli della sua variante più brutalizzata (Sodom e Destruction) potranno tranquillamente apprezzare.

A cura di Salvatore “Headwolf”
Band: Terrifier
Titolo: Destroyers Of The Faith
Anno: 2012
Etichetta: Autoprodotto
Genere: Thrash Metal
Nazione: Canada

Tracklist:

1- The Valkyrie
2- Hammer Fist
3- Welcome to Camp Blood
4- The age of steel
5- Scum Ridden Filth
6- Legions of the dead
7- Of Victory And Valor
8- Destroyers of Faith

Lineup:

Chase Thibodeau – Basso & Voce
Rene Wilkinson – Chitarra
Brent Gallant – Chitarra
Kyle Sheppard – Batteria

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