SUICIDAL TENDENCIES – Suicidal Tendencies (1983)

I Suicidal Tendencies (Mike Muir – voce, Grant Estes – chitarra, Louiche Mayorga – basso, Amery Smih – batteria) sono una band crossover americana, che ha iniziato la sua carriera (come molti suoi “colleghi”) suonando hardcore nudo e crudo. In questo disco, in particolare, vengono fissati moltissimi degli stilemi che caratterizzeranno un genere che spopolerà negli anni ’80, per poi perire inesorabilmente nei 90 (quantomeno per le grosse masse). Probabilmente uno dei tentativi più efficaci di portare “nel mondo del mainstream” l’hardcore si deve proprio ai Suicidal Tendencies ed ai Corrosion of conformity. I risultati, pero’, rimangono (per fortuna) confinati all’interno dell’underground migliore.

Giudicati semplicemente thrash metal da molti, punk-metal da altri, ed in milioni di altri modi da altri ancora, indicano a chiare lettere che non c’è modo di darne una definizione unitaria e monolitica: questo va, a mio avviso, a vantaggio dell’ascoltatore che può goderne l’ascolto senza registrare (raro in questo contesto) alcun calo di tensione e ripetizione. Così si può ascoltare in questo primo CD della band la splendida “Suicide’s an alternative / You’ll be sorry “(con svariati richiami al blues), seguita dall’assolo in stile american-thrash di “Two Sided Politics”. Le ritmiche ricordano qui molto da vicino quelle riprese dai nostrani Raw Power. Segue poi la classica “I shot the devil” (inizialmente intitolata “I shot Reagan”, ma si sa che il not-politically-correct “tira” molto poco in questi casi, e la censura di facciata diventa un’obbligo morale…). Subito dopo il rallentamento di “Subliminal”, molto sullo stile degli Agnostic Front della prima ora. istitutionalized comincia come un rap-blues molto suggestivo per sfociare nella consueta furia hc, e la macabra ironia di “suicidal failure” si affianca a “I want more”, la quale smentisce i propositi apparenti di puro annientamento (proposti apparentemente dal monicker della band), ponendosi come base per ricominciare una seconda vita (magari… senza chiedere al padre di fare fuoco contro il figlio!).

Un classico, da riscoprire ed ascoltare con attenzione.

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