SUICIDAL TENDENCIES – How Will I Laugh Tomorrow When I Can’t Even Smile Today

Gli anni 80 negli Stati Uniti videro l’affiancamento, da parte di molte band americane, di una fusione tra il sound di Testament e Metallica con la scuola hardcore (un esempio su tutti: gli Slayer) e, viceversa, l’inserimento di una componente thrash metal all’interno di contesti punk (formando il cosiddetto crossover). Qualcosa che qualcuno – per via del cantato ritmato – si affrettò a bollare come “rap metal“, e che vide una fortissima esasperazione con band in realtà differenti come attitudine: quelle che formeranno, anni dopo, il new metal (ma che fine ha fatto oggi?).Probabilmente oggi si tratta soltanto di spiegazioni un po’ fini a se stesse, poichè in molti casi i musicisti stessi non sembravano troppo consapevoli di appartenere ad una “scuola” o, meno che mai, di fare in qualche modo “old school“.

I Suicidal Tendencies fecero uscire questo terzo album virando dall’hardcore punk delle origini verso una dimensione coerente con quanto stavano facendo vari connazionali, ovvero “metallizzare” il contesto complessivo creando probabilmente uno dei dischi più famosi della band. In particolare l’aggiunta di un chitarrista ritmico (Mike Clark del progetto “No Mercy”) finì per mutare radicalemente l’approccio alla scrittura dei brani: Clark in effetti pare che scrisse la maggioranza della musica di questo album, lasciando molto spazio agli assoli al collega Rocky George. All’epoca venne lanciato il singolo “Trip At the Brain”, un brano quasi puramente thrash metal, girando anche un video con l’attore John Cusack (un piccolo cameo) nel quale Muir è legato ad un tavolo operatorio mentre uno “scienziato pezzo” fa ciondolare un cervello davanti ai suoi occhi.

La dimensione più prettamente “metallara” di “How will I laugh tomorrow When I Can’t Even Smile Today” è testimoniata quindi sia da un suono complessivamente più simili a quello propriamente Bay Area, con un occhio alla melodia e senza divagazioni fuori luogo o pesante. In effetti la compattezza della primissima formazione è vagamente smarrita, ma questo non vuol dire che i brani siano morbidi, anzi: i ST mostrano la propria vena poliedrica registrando la fantastica ballad che dà il titolo all’album, impattano come un treno in corso con la succitata e strizzano coerentemente l’occhio al passato, soprattutto con l’anthem “Pledge Your Allegiance” e con “Surf and slam”. Definire banalmente “skate punk” i Suicidal Tendencies – come ha suggerito qualcuno negli anni – appare in effetti piuttosto riduttivo: Muir e soci smantellano i canoni del genere, ammesso che siano mai esistiti, e ricreano una dimensione musicale che sarà collaterale a denunce, divieti di suonare in certi luoghi off-limits (a Los Angeles, ad esempio), e creando un perfetto bilanciamento tra la velocità del punk hardcore americano (la sua versione acida e cattiva, ovviamente) e gli sprazzi più tecnici che suggeriva un certo tipo di thrash metal. In effetti un brano come “Suicyco Mania” (recuperata nel CD ma non presente nella release originale) oppure “Sorry” potrebbero essere stati suonati dagli Anthrax dei bei tempi, così come il capolavoro “The miracle” valorizza ancora di più la sua essenza fatta di borchie, senso di libertà e rifiuto del conformismo. Un gran bel connubio tra thrash ed hardcore dei bei tempi che furono: per inguaribili nostalgici e “scuotitori di cranio” senza fronzoli.

Formazione:

Mike Muir Vocals
Rocky George Guitars (lead)
Mike Clark Guitars (rhythm)
Bob Heathcote Bass
R.J. Herrera Drums

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