SPACCAMOMBU – In the kennel Vol. 2

Spaccamombu è il side project di Luca T Mai (Zu), Antonio Zitarelli e Paolo Spaccamonti che riprende, estendendoli, parte dei pattern musicali proposti in “Zombi”. Si tratta di un disco quasi interamente scritto dal primo (ad eccezione del brano ‘Assufais’ che è di Zitarelli), arrangiato sfruttando i medesimi strumenti sfruttati nei Mombu (sax, elettronica, percussioni) e con l’essenziale aggiunta dei laceranti e convulsi riff chitarristici del chitarrista torinese.
Il risultato finale non sembra differire troppo dal progetto da cui deriva, per quanto esistano due sostanziali differenze: il lato ossessivo, tribale e selvaggio della musica suonata viene ancora più esasperato, mentre d’altro canto ci si libera definitivamente di quel poco di “forma predefinita” per quanto riguarda la struttura dei brani.
Disponibile da novembre 2012 su vinile e CD per Goat Man e Noja recordings, e distribuito da Goodfellas, ‘In the Kennel’ è un disco “libero e selvaggio” privato della stessa struttura “da album”, e che risente pesantemente di come è stato composto (una singola jam session di 48 ore): “in due giorni, due band s’incontrano al Blue Record Studio di Mondovì per registrare una session senza rete, in cui le identità musicali dei progetti si possano confrontare e scontrare alla ricerca di un’intesa“.
L’opener ‘Antro’, ad esempio, introduce meravigliosamente alle sonorità apocalittiche e post-industriali della band: un unico riff, pesantissimo ed ossessivo, che si ripete fino allo sfinimento con l’aggiunta di alcune brevi note di accompagnamento (nel sito si scrive a chiare lettere “AVETE MAI PROVATO A FANTASTICARE CHE MUSICA SAREBBE USCITA FUORI SE TONI IOMMI AVESSE SUONATO CON LA SUN RA ARKESTRA?”).
Il discorso si ripete per gli altri quattro brani del CD, fino ad arrivare alla funerea ‘Altar of Iommi‘ che, già dal titolo, suggerisce le intenzioni e le attitudini dei nostri: un doom metal suonato in modalità tribale, riducendo la batteria a colpi singoli, crudeli e ben scanditi, il che riporta la musica stessa alla dimensione più sregolata che possa esistere.
Un approccio perfettamente coerente, a ben vedere, nell’ambito della musica cosiddetta “estrema”, con l’enorme differenza che qui, nonostante la presenza dello strumento padre del metal per eccellenza (la chitarra), si da’ spazio a sperimentazioni varie ed eventuali senza soluzione di continuità: ovviamente il risultato finale non è affatto per le orecchie di tutti gli ascoltatori, anche se dovrebbe essere facilmente apprezzato da chi non si lasci spaventare dalle soluzioni “rumoristiche” ed ami le sonorità genericamente fuori dagli schemi (oltre a chi, come il sottoscritto, ha amato la proposta dei grandissimi Mombu).
Inutile, quindi, provare a fornire qualsiasi tipo di sciocca etichetta a questo tipo di proposta musicale, sia essa etno-core o jazz-afro-core: di sicuro l’istintività dei musicisti è uscita fuori in tutta la propria furia, evocando rituali tribali feroci e senza schema (come nella succitata ‘Assufais‘, forse il pezzo migliore del CD e quasi certamente il più rappresentativo) e formando un lavoro forse leggermente sopravvalutato da certa critica preda di facili entusiasmi per quanto, a mio parere, molto interessante ed intrigante.
A cura di Salvatore Headwolf
  • Band: Spaccamombu
  • Titolo: In the kennel Vol. 2
  • Anno: 2012
  • Etichetta: Goat Man / Noja recordings
  • Genere: Sperimentale
  • Nazione: Italia
Tracklist:
  1. Antro
  2. Idemortos
  3. Mountains crashing sound
  4. Assufais
  5. Altar of Iommi

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