POWERMAD – Slaughterhouse

Thrash americano anni 80: questo è di per sè, come raramente avviene, una garanzia di qualità assoluta.

I Powermad probabilmente non diranno nulla a molti di voi, ma vorrei partire dal fatto che si tratta di una band con cui avrete avuto modo di imbattersi in più di un’occasione: se ad esempio vi capita di guardare “Blob” su Rai Tre, avrete forse notato che, ogni tanto, nei momenti più improbabili o “politicamente scorretti” viene inserito come sottofondo un riff chiaramente thrash metal… ebbene, si tratta di quello di “Absolute Power” “Slaughterhouse” dei Powermad (potete sentirlo ad esempio qui, minuto 7:31 – 8:12).

La scoperta di questo gruppo davvero incredibile la devo essenzialmente ad un utente di Yahoo Answers anglofono – un sito di domande e risposte un attimino più serio del suo omologo italiano, che ha risposto ad una curiosità musicale che mi attanaglianava da troppo tempo. La band, che propone un thrash metal ottantiano con elementi sia melodici che aggressivi – molto “alla Anthrax” prima maniera, per intenderci – divenne famosa per aver partecipato al film “Cuore selvaggio” di David Lynch, nel quale è possibile vedere gli stessi Powermad che eseguono il medesimo pezzo. Potrei fare ulteriori esempi: il trailer di Italia 1 del film “Point Break” conteneva quasi certamente quel pezzo, così come la sigla del programma “MTV At the movies”.

Insomma i Powermad è come se incarnassero agli occhi di molti l’immagine del “metallaro” anni 80: grezzo, diretto, privo di fronzoli ed autori di uno di quei sani dischi metal che difficilmente ti stancano durante l’ascolto. Registrato con una pulizia davvero esemplare per l’epoca, e caratterizzato da una perizia tecnica e compositiva di grandissimo spessore: davvero un disco perfetto e da ascoltare senza sosta. Peraltro, come avevo scritto nel mio blog sulle band che mi hanno colpito maggiormente negli ultimi anni, i Powermad hanno concesso questa chicca di album interamente in free download dal proprio sito.

I pezzi sono alternati tra elementi più classicamente aggressivi come “Return from fear” , “B.N.R.” e momenti più ragionati (al limite del progressive) come la bella “Nice dreams” o la selvaggiamente progressive “Brain Storms”, oppure – ancora – in “Final frontier”, che conclude in bellezza “Slaughterhouse”, come meglio potrebbe soltanto “Gung-Ho“. Una citazione particolare la merita l’incredibile dinamica della title-track, una cavalcata thrash davvero memorabile ed estremamente incisiva. Memorabile la prestazione vocale del cantante Joel Dubay, specie in “Plastic Town“, nel quale sfoggia doti degne del miglior Joey Belladonna.

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