MOTORHEAD – Aftershock

Motorhead_aftershockSono tornati i Motorhead, signore e signori: più brutali, grezzi, diretti e senza fronzoli che mai.

Un disco che, a quanto ne sappiamo, avrebbe dovuto chiamarsi After the War o After the Disaster, e che è diventato l’Aftershock’ che conosciamo: una sintesi di una ennesima riesumazione del genere, che rappresenta il buon Snaggletooth sopravvissuto, a quanto pare, dopo un qualche disastro nucleare non meglio specificato.

Una copertina che rappresenta già di suo un mondo devastato, modificato ed evoluto (in peggio), mentre sono trascorsi ben 20 album (escluso questo) dall’inizio dell’onorata, ed evidentemente mai sazia carriera del trio. All’interno di questa ennesima nuova produzione di Lemmy – dato indegnamente per spacciato troppe volte sui vari forum e nelle notizie che ci sono arrivate da varie fonti: si onori di nuovo il Dio del Rock’n Roll. E lo si faccia in termini diretti, tritatutto e, se vogliamo, anche un po’ monotoni.

Del resto funziona così: a meno che non si tratti di rare eccezioni, è difficile trovare artisti nel genere – in questo caso le contaminazioni sono le consuete: un bel misto tra speed metal di pochi accordi ed un blues sporco e vomitevole – che non cedano alla tentazione di riproporre all’infinito la solita, vecchia e chiaramente funzionante formula. In questo caso, ad essere obiettivi, la cosa potrebbe anche essere giustificabile, visto che si tratta dei Motorhead che questo genere lo hanno praticamente fondato, portato alla ribalta, esaltato all’ennesima potenza, financo fatto divertire e – oserei dire! – ubriacare fino allo sfinimento.

‘Queen of the Damned’, uno dei pezzi certamente più diretti, se la gioca a viso aperto sia con ‘Death Machine’ – parecchio blueseggiante – che con ‘Lost Woman Blues’, che invece propone un relativo rallentamento che finirà per ricordare, ai più, i toni dell’acustica Whorehouse Blues (2004). Il resto dei brani colpisce nel segno solo in parte, e mi viene un po’ difficile nominarne qualcuno in particolare per via di qualsivoglia caratteristica.

Nel frattempo, infatti, uno standardizzato riff di chitarra – l’ennesimo, piaccia o meno, sentito anche in produzioni precedenti – finisce per far girare la testa, provocando sensazioni di vaga monotonia e, anche se è poco gradevole da riconoscere, di una certa noia. Lemmy è ancora in forma, da quello che sento, per quanto la critica che muoverei alla band risieda proprio nella sua dichiarata, e credo consapevole, incapacità di rinnovarsi – anche di un minimo. Del resto la storia “questo è rock’n roll, prendere o lasciare!” rischia ormai di risultare poco convincente, non fosse altro che da generazioni i musicisti dichiarano di essere “fedeli alle origini”, provocando dopo anni più sbadigli che altro. Esclusi dal ragionamento, ovviamente, i fan incrollabili dei Motorhead, che riuscianno a vedere qualcosa di positivo anche in questa nuova produzione, raw & wild come tradizione vuole, tagliente ed al fulmicotone come sappiamo ma anche, di fatto, capace di qualche piccola parentesi più rallentata e melodica.

Meglio loro, ad ogni modo, di qualsiasi altra band che sia composta da ventenni che si atteggi a profeta del rock’n roll, magari ostentando nostalgicamente ere mai vissute di persona: Lemmy c’era nel 1975 (!) quando fondò la band e, con rispetto parlando, qui si tratta della Storia di un genere, l’hard ‘n heavy, che certamente avrebbe potuto vivere un’evoluzione differente e meno monolitica ma che, alla fine, è proprio per questo che viene amata da buona parte del pubblico.

Che altro aggiungere? Diciamo che ‘Aftershock’ non è il miglior disco per approcciare ai Motorhead, e – anche se temo di sconfinare nelle banalità – mi piace metterla su questo piano: un lavoro piuttosto ordinario, non certo orribile ed un po’ troppo ripetitivo, che farà la gioia di chi non aspettava nient’altro. Questo è quanto: let’s rock, se ancora ne avete la forza…

A cura di Salvatore Headwolf

  • Band: Motorhead
  • Titolo: Aftershock
  • Anno: 2013
  • Genere: Heavy metal, Speed metal, Hard rock
  • Etichetta: UDR Music/Motörhead Music, Warner Music Group
  • Nazione: UK

Tracklist:

  1. Heartbreaker
  2. Coup de Grace
  3. Lost Woman Blues
  4. End Of Time
  5. Do You Believe
  6. Death Machine
  7. Dust and Glass
  8. Going To Mexico
  9. Silence_When You Speak To Me
  10. Crying Shame
  11. Queen Of The Damned
  12. Knife
  13. Keep Your Powder Dry
  14. Paralyzed

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