MARILYN MANSON – Holy Wood

Marilyn_Manson_-_Holy_Wood_(In_the_Shadow_of_the_Valley_of_Death)_coverHoly Wood (In the Shadow of the Valley of Death) è il quarto album in studio dei Marilyn Manson, e segna una ennesima linea di demarcazione nello stile dei Manson, più vicina per certi versi all’oscura aggressività di Antichrist Superstar, e senza accantonare del tutto quanto proposto nel precedente “Mechanical Animals“. Questa, se volete, è solo la parte noiosa della storia, visto che si tratta di uno dei dischi più complessi e discussi da pubblico e critica, oltre che probabilmente più espliciti e provocatori di sempre. Partendo da presupposti puramente industrial metal – da cui erano partiti nel succitato disco – viene sviluppato un lavoro ispirato alla strage della Coloumbine, trattata ampiamente nel film-documentario di Michael Moore “Bowling a Coloumbine” che fu in grado di shockare, giustamente, l’opinione pubblica americana. Manson propone la propria personale visione dell’accaduto, citando Cristo e Kennedy e prendendo le distanze a più riprese da qualsiasi incitazione alla violenza, puntando fermamente il dito contro l’industria mainstream e la società americana.

Questo disco vide la collaborazione tra  Marilyn Manson (polistrumentista che si occupò di voce, arrangiamenti, produzione e  concept), Twiggy Ramirez (basso, chitarra, tastiere), John 5 (chitarra), Madonna Wayne Gacy (sintetizzatori, campionature, mellotron,) e Ginger Fish (percussioni e drum machine), ed è interamente incentrato sull’idea di violenza nella società americana: il “modo in cui l’America spinge i suoi ragazzi a sentirsi come fossero indesiderati e già morti“, come ebbe a dire lo stesso Brian Warner all’epoca di uscita del lavoro. “Godeatgod” rappresenta, in tal senso, l’apice del lavoro nella sua essenza (un inquietante brano dalla struttura semplice ma, c’è da dire, niente affatto banale, da intendersi come rivolta ad una società plastificata, bigotta e conformista: “Before the bullets, Before the flies, Before authorities take out my eyes, The only smiling are you dolls that I made, But you are plastic and so are your brains“), assieme al capolavoro “The nobodies” – l’oscuro anthem della generazione smarrita, esclusa ed alienata di cui sopra: una sintesi di malevolo malessere, capace di esprimere senza retorica il disagio delle generazioni sotto processo dopo Coloumbine. Questi due pezzi basterebbero, di per sè, a validare l’acquisto immediato del CD: “Holy Wood“, perfido gioco di parole che richiama alla Hollywood del “cinema che conta”, avrebbe dovuto essere affiancato da un film diretto da Jodorowsky ed un libro, che pero’ mai uscirono in commercio. Secondo alcuni questo avrebbe reso il lavoro più completo: CD che, ascoltato oggi, risulta piuttosto accattivante per l’ascolto – si segnalano, tra le altre, le velenosissime “Target Audience” e “Cruci-fiction in space” – e che possiede come reale difetto forse un’eccessiva durata. Una delle più importanti produzioni di Manson, da ascoltare almeno una volta nella vita. Per la cronaca, il brano “Disposable teens” fa parte della colonna sonora del seguito, di per sè molto discutibile, di “The blair witch project“.

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