KLOGR – Till You Decay

Una realtà interessante sono i carpigiani Klogr. Una band promonitrice del mix perfetto di alternative rock melodico e la potenza dell’alternative metal.
Da premettere, come indicato dalla band stessa, che il moniker si pronuncia “Kay-Log-Are“, calcolo tratto dalla legge fisica di Weber-Fechner, che indica la relazione tra la portata fisica di uno stimolo e la percezione umana dell’intensità dello stesso.
Perchè indico questo particolare? Perchè la band, su questo, costruisce la tematica base dei testi racchiusi in questo buon ‘Till You Decay’. Album immesso nel mercato lo scorso 10 Gennaio per Zeta Factory/Valery Promotion. Ma passiamo al lato musicale……

L’album si articola in undici tracce, ognuna con un suo perchè ed una sua identità, che insieme creano il “pianeta” dei Klogr. Sin dall’opener ‘Live Dying’, la band mostra una perfetta sintonia tra tutti i componenti, preparatissimi e forti di una grande qualità tecnico-esecutiva. Inizio classico per l’alternative, dove i riff al vetriolo vi avvolgeranno, lasciando anche spazi per momenti più melodici e ragionati.

Attacco più aggressivo con ‘Silk And Thorns’, dove però si rallenta, a favore di una situazione soft che si alterna a momenti di ripresa energica. Un’alternative rock con momenti aggressivi di stampo prettamente metal. Dove si riscontra qualche influenza, immancabile del resto, da parte dei capisaldi del genere, in alcuni frangenti dagli Alter Bridge, in altri più ragionati e dal flavour psicotico dai Tool e compagnia similare. Il sound è prettamente di scuola americana, di quelle moderne, per intenderci.
La prestazione vocale del cantante/chitarrista (Rusty) riesce ad essere anch’essa convincente. Mostrandosi capace di adeguarsi sia alle parti più clean ed emozionali, che alle parti più incazzate, dove prende maggior rabbiosa ruvidezza.

‘White Eyes’ ha un’inizio morbido, dove vortici chitarristici ammalianti riusciranno ad attrarvi e farvi godere di queste sonorità. Certo, parliamo di un album che risulterà gustoso a chi predilige la scena alternative e non i più conservatori metalheads. Per tutta la durata dell’album non ci sono cali di qualità, ma non tutti i pezzi riescono ad allinearsi come incisività. Ciò non toglie che il lavoro lo si ascolta con piacere e non disturba affatto, nè avrete momenti di noia durante tutta la fruizione.

Da annoverare anche ‘Bleeding’, dove si ha un piglio più metal oriented, con riff cattivi ed un’accelerata da parte di tutta la band. La base ritmica pesta senza pausa, ma senza eccedere in violenza, dove il basso continua a far vibrare le corde senza sosta e fa piacere anche trovare un’ottimo drummer che sa benissimo come utilizzare il proprio strumento.
Ben proposti i riff, che si incrociano in modo perfetto, rendendo un sond corposo e massiccio che vi penetrerà all’interno facendovi traballare di brutto!
Seppur le influenze palesate dai Klogr siano da ritrovare in altre band simili del panorama alternative americano, c’è da sottolineare che la loro proposta risulta essere fresca e senza troppi aloni di sentito e risentito.

Si calmano un pò le acque con ‘Green Star’, dove nei tempi trattenuti, si potrà godere delle sei corde, che creano un’affascinante melodia dai risvolti vagamente melanconici, marcati anche dalla performance del cantante. Se vogliamo, la “ballad” della band. E da notare anche il sottofondo della lead guitar che crea un tappeto ipnotico.
Ci penserà la successiva ‘Self Loathing’ a far riprendere pressione sull’acceleratore, con chitarre metalleggianti ed un basso che colma il sound da ogni punto di vista.
I momenti potenti si alternano a soluzioni, sì ragionate, ma anche con una certa verve “cattiva” che rende accattivante il tutto (scusate il gioco di parole).

Qualche parola di riguardo anche per gli assoli di chitarra, che risultano ispirati ovunque, mostrando un chitarrista che sente in se quello che suona, mostrando, come anche gli altri strumentisti, una genuina e forte attitudine al genere.

Molto bella ‘Naked Mind’, dove il cantato risulta particolarmente emozionale, alternandosi tra soluzioni soft e rabbiose. Una canzone molto ammaliante che, sono certo, farà breccia nella maggior parte degli ascoltatori. Incazzata anche ‘You Gotta Know’, che fondamentalmente segue il discorso fin’ora portato avanti, senza variazioni di stile. Con una batteria che si articola tra piccoli controtempi e momenti marcianti. Il pezzo, in se, ha un lieve gusto hard rock, ma non intendetelo come influenza, ma più per alcuni accorgimenti presenti nella chitarra solista e nella batteria di cui prima. Per meglio dire, un connubio di alternative rock con alcune trovate un pò più “datate”, proposte in un perfetto mix avvolgente e moderno. Il ritornello è uno di quelli che vi si stamperà in testa, statene certi.

Flavour oscuro in ‘Value Of Sin’, che si mantiene fondamentalmente in tempi medi, dov’è palpabile la rabbia che la band vuole trasmettere, senza aver bisogno di accelerate violente.

Ottime anche qua le chitarre, che riescono a creare un tappeto sonoro bello fitto. In alcuni momenti queste cambiano aspetto, deviando un pò verso sonorità metal, sempre restando in mid tempos, quindi una pesantezza sonora, come già dettovi, e non veloce potenza.
Presenti anche alcuni risvolti progressivi, che accompagnano un pò il tutto, dove a condire, come sempre, l’ottima performance vocale che si alterna tra parti pulite e lamentose (in senso buono) e attimi di incazzatura.
Altro momento di convincente melodia con ‘Silted Memories’, dove non mancano certo le chitarre graffianti, di cui i nostri fanno costante utilizzo, coadiuvate però da situazioni ammorbidite.

Come conclusione si arriva a ‘Young Graves’, il pezzo più “soffuso” dei Klogr, dal facile e gradevolissimo approccio. Una chiusura che servirà a calmare gli animi degli ascoltatori prima della fine, dov’è riscontrabile anche una certa vena vagamente noise dai risvolti, per certi aspetti, gustosamente “progressivi”.

Arrivando al conto, un album che rende nota al pubblico una band in ottimo stato di salute. Con le idee ben chiare in testa e proposte con una produzione praticamente impeccabile, come detto prima. Se amate l’alternative rock/alternative metal, in ‘Till You Decay’ troverete pane per i vostri denti, rimanendone assolutamente soddisfatti!

a cura di Francesco “Chiodometallico” Russo
  • Band: Klogr
  • Titolo: Till You Decay
  • Anno: 2012
  • Etichetta: Zeta Factory
  • Genere: Alternative Rock/Alternative Metal
  • Nazione: Italia
Tracklist:

1- Live Dying
2- Silk And Thorns
3- White Eyes
4- Bleeding
5- White Star
6- Self Loathing
7- Naked Mind
8- You Gotta Know
9- Value Of Sin
10- Silted Memories
11- Young Graves

About Francesco Chiodometallico 10998 Articles
Fondatore di Suoni Distorti Magazine e principale creatore di contenuti del sito. Ex caporedattore di Italia Di Metallo, ha collaborato anche con altre realtà in ambito Metal / Rock, nell'organizzazione di eventi ed è anche speaker su Metal Maximum Radio. Il suo motto: "Preferisco starvi sul cazzo che leccarvi il culo!"

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