JARUN – Wziemiozstapienie

I Jarun sono un gruppo polacco alla loro prima uscita, anche se attivo dal 2008. La band non è alle prime armi ed è questa una delle prime impressioni che si hanno ascoltando ‘Wziemiozstapienie’, il cui sound è davvero ben studiato, con una produzione molto buona in tutte le sue parti e numerosi spunti interessanti che ne fanno un ottimo trampolino di lancio, a mio parere, per il quintetto polacco.

Senza addentrarmi in una sequenziale track-by-track il sound è riconoscibile in alcuni aspetti peculiari, primo fra tutti l’uso contemporaneo, per quasi tutta la durata dei brani, di una chitarra acustica assieme a una elettrica, con degli stacchi da questa dualità a una più classica doppia chitarra elettrica davvero netti: se a volte il risultato è ottimo (come in ‘Niech Moje Słowa Będą Ogniem’) a volte si ha una forte sensazione straniante (come nella traccia d’apertura ‘Wziemiozstapienie’, che al primo ascolto a un certo punto mi ha fatto pensare a una cuffia rotta). Che questa sia la sensazione ricercata nell’ascoltatore è molto probabile, ma comunque mi ha fatto storcere il naso.

Andando avanti il gruppo è nato come una one-man-band di Zagreus, uno dei chitarristi. L’apporto di quest’ultimo si sente molto bene per tutto il disco e trova il suo culmine a mio parere in ‘Powròt’ e ‘Zamieæ’, pezzi molto intensi in cui si raggiunge forse il top dei 37 minuti proposti. Per tutta la durata ho pensato a numerosi gruppi a cui accostare questi pezzi: fra tutti non scelgo nessuno, lascio il giudizio ai lettori di Suoni Distorti. Oltre a questo, in tutti e otto i pezzi, i virtuosismi non sono mai fuori posto e mai banali, né tanto meno troppo spinti verso estreme velocità e complicazioni, un equilibrio insomma perfetto che arricchisce molto bene gli stacchi lenti più ambient e folk e che aiuta a far scorrere piacevolmente i minuti.

Ultimo punto di riconoscibilità della band lo ritroviamo in alcuni punti molto rock, a tratti psichedelico (come nella traccia di chiusura ‘I Znowu Zima…’, di pinkfloydiana memoria), a tratti tendente a quell’unione tra black e rock/heavy a cui nessuno (incredibilmente!) ha ancora dato una definizione. Esemplare a questo proposito la parte centrale di ‘Niech Moje Słowa Będą Ogniem’, che mi ha ricordato moltissimo il sound di Principia Discordia dei nostrani Malnàtt, con mio enorme piacere dato il livello altissimo dell’album dei bolognesi. Ma questa è un’altra storia di cui Suoni Distorti ha già parlato.
Nota speciale per ‘Przebudzenie’, bucolico strumentale con tanto di sottofondo temporalesco molto ben interpretato, altro ottimo pezzo.

Ultimo paragrafo lo vorrei dedicare alla ottima voce del singer Meph, che gestisce bene le parti a lui dedicate, mai troppo ampie in realtà, risultando molto espressivo, forse aiutato dai testi, tutti in polacco. Su quest’ultimi, niente da dire, soprattutto dato che la traduzione di google non è mai benigna per le lingue di matrice troppo diversa dalla nostra latina.

Tirando le somme, gli Jarun hanno composto un album di ottima fattura, che scorre con piacere per tutta la sua durata, forse troppo breve, senza mai stancare e senza andare mai a ricalcare troppo una o l’altra parte del sound, risultando un ottimo mix di influssi.

a cura di Federico “Jezolk” Lemma

  • Band: Jarun
  • Titolo: Wziemiozstapienie
  • Anno: 2012
  • Etichetta: Nessuna
  • Genere: Folk/Pagan/Black Metal
  • Nazione: Polonia
Tracklist:
  • 1- Wziemiozstąpienie
  • 2- Deszcz
  • 3- Prawdy Ulotne
  • 4- Przebudzenie
  • 5- Niech Moje Słowa Będą Ogniem
  • 6- Powrót
  • 7- Zamiæ
  • 8- I Znowu Zima…
Lineup:
  • Meph – voce
  • Rolsen – chitarre
  • Zagreus – chitarre
  • Radogost – basso
  • Radoslav – batteria

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