I MYRATH avvolgono il Legend Club di Milano, cronache e foto della serata
Anche questa volta, lo scorso 24 aprile, non potevo mancare all’appuntamento con i tunisini Myrath, band che seguo puntualmente da quando hanno tenuto il loro primo concerto (da sconosciuti) qui in Italia… da allora ho instaurato un ottimo rapporto di amicizia con i componenti della band.
Conoscendo il problema del fare le foto al Legend Club di Milano, arrivo con netto anticipo sull’apertura del locale, giusto per riuscire a mantenere la posizione centrale di fronte al palco.
Apertura delle porte puntuali alle 19:00 ed inizio della band di supporto, i Roses of Thieves, alle 19:30 davanti ad un pubblico che ancora non aveva riempito il locale. La band ungherese ha saputo scaldare il pubblico prima dell’ingresso della band tunisina, ha portato sul palco il suo stile caratteristico, descritto dai critici come un folk metal energico, quasi da sagra, caratterizzato da balli e salti sul palco da parte del bassista e chitarrista. I Roses of Thieves, giodati dalla singer Ivett Dudás, ha scaldato il pubblico del Legend Club con una performance vivace, promuovendo i brani del loro ultimo lavoro, Demons Ascend, dello scorso novembre 2025 ed il precedente, Gateway To Utopia del 2024. Una chicca di metà scaletta è stata la trasformazione della loro gig in discoteca con la cover dell’arcinota Boys Boys Boys della nostra Sabrina Salerno, con la band intenta ad inviate il pubblico a cantare con loro trasformando l’esibizione in una festa di fine anni ‘80. Grandissimi e molto bravi i sei ragazzi di Budapest, ai quali auguro un futuro di successi.
Rapido cambio di palco per preparare l’ingresso, accolto da un boato, dei Myrath… puntuali alle 20:45 per presentare il loro Wilderness of Mirrors – First Strike tour portando con loro tutto il fascino del prog metal arabeggiante ed aprendo la loro performance con la prima traccia del loro ultimo lavoro (uscito a Marzo) The Funeral. Subito proseguono con Born To Survive (da Shehili del 2019). Tra i brani in scaletta dall’ultimo lavoro anche Until The End – che sul disco è cantata in duetto con Elize Ryd degli Amaranthe, ma che nella serata milanese, per ovvi motivi, è stata sostituita dalla bella voce di Ivett Dudás dei Roses of Thieves.
Si giunge al momento toccante della serata con The Clown, uno dei brani più introspettivi e personali della band tunisina. Il brano esplora il contrasto tra l’immagine pubblica di un performer, il “clown” che sorride e intrattiene la folla, e il dolore interiore che l’uomo nasconde dietro quella maschera. Alla fine della presentazione da parte del frontman Zaher Zorgati, da dietro la sua batteria Morgan Berthet, con tanto di maschera sul volto, si sposta verso i propri compagni fornendo loro fazzoletti di carta per asciugare le eventuali lacrime per la tematica che la canzone affronta. Bellissimo il testo che descrive anche la sensazione di cadere a pezzi nell’oscurità mentre gli altri cercano di raggiungere le stelle, sottolineando la solitudine che può colpire anche chi è circondato da migliaia di fan.
Lo spettacolo continua con brani tratti dai vari album, tra i quali Zaher, dicendo di amare la lingua italiana, da lui imparata in Tunisia seguendo i programmi RAI, si è spinto in discorsi in italiano. La serata si avvicina al termine con il frontman che spunta in mezzo al pubblico del Legend, che gli offre una birra, per iniziarea ad intonare Soul of My Soul, ultimo brano in scaletta prima dl bis.
Piccola uscita dallo stage e rientro per il bis con Les Enfants du Soleil, tratta dall’ultimo lavoro. La canzone si distingue per il suo messaggio di innocenza e speranza, brano sottolineato musicalmente dall’inserimento nelle basi di un coro di bambini presente anche sul disco, un pezzo complesso e a tratti magniloquente, dove le influenze mediorientali tipiche dei Myrath riaffiorano in modo sfumato ma efficace. Si chiude con Believer (tratta da Legacy del 2016), che vede sul palco – alla seconda chitarra – Federica Mapelli, chitarrista ed insegnante milanese di musica che grazie alla fiducia dei Myrath è arrivata a condividere il palco del Legend con loro, dopo aver inviato alla band una email con l’assolo registrato di Believer.
La serata al Legend Club si è conclusa dopo un’ora e mezza di performance ed è stata una celebrazione di suoni esotici, ritmi incalzanti e una produzione scenica che, nonostante gli spazi contenuti del club, ha saputo trasportare il pubblico direttamente nelle atmosfere tunisine della band.
Zaher Zorgati si è confermato un frontman magnetico, capace di incantare non solo con la voce (impeccabile sui passaggi più melodici e potente nei momenti heavy), ma anche con una presenza scenica che fonde teatralità e calore umano. Il gruppo ha proposto brani di repertorio recente, senza dimenticare però alcuni classici che li hanno resi celebri. Canzoni come Believer e Dance hanno trasformato il club meneghino in una vera e propria festa, con il pubblico pronto a cantare ogni singola parola. La sezione ritmica è stata di una precisione pazzesca, mentre le tastiere hanno garantito quella timbrica orchestrale fondamentale per il sound della band. Malek Ben Arbia alla chitarra ha regalato assoli carichi di feeling, integrando perfettamente le scale mediorientali con il metal più moderno.
Una serata memorabile che conferma i Myrath come una delle realtà più originali e tecnicamente dotate del panorama metal mondiale. La loro capacità di unire culture diverse attraverso la musica è, oggi più che mai, un messaggio potente e necessario. Unica mancanza, nella data di Milano, è stata la presenza della danzatrice del ventre che, per impegni di lavoro, è dovuta rientrare in Francia.
Il mio ringraziamento e quello della redazione vanno all’organizzatore MC2 Live ed al Legend Club per questa opportunità che ci hanno offerto!
Al prossimo live da Pino Panetta!
