I 10 Dischi Folk-Metal della vita

Scegliere i 10 dischi folk metal fondamentali non è facile per vari motivi. Sicuramente il fatto che il folk metal non sia un genere ben definito non aiuta: come si fa a mettere a confronto gruppi come Korpiklaani con Equilibrium o Cruachan? Come si può mettere Suden Uni dei Moonsorrow e Jaktens Tid dei Finntroll sullo stesso piano? Il folk metal racchiude numerosissimi generi e influenze, accumunati spesso solo da un pubblico più o meno comune. E così Eluveitie e Manegarm si trovano accomunati nello stesso genere, ma cosa hanno da spartirsi?
Per questo è impossibili essere oggettivi e riuscire a scrivere una classifica soddisfacente. Sicuramente lascerò fuori qualche disco importantissimo mentre per alcuni di voi lettori i dischi inseriti saranno scandalosamente pessimi e assolutamente sbagliati.
Mi preme quindi fare tre fondamentali premesse:

  • – La lista è stata stilata sicuramente badando alla qualità dei dischi ma attenzione è stata data anche alla necessità di dover rappresentare tutta la scena folk-metal in così poco spazio.
  • – Non vi è alcun ordine.
  • – La lista è assolutamente personale.

Detto ciò ecco i 10 dischi folk metal da ascoltare assolutamente secondo me:

NB: Fra i grandissimi esclusi per vari motivi: Arkona, Falkenbach, Equilibrium – Sagas, Svartsot – Ravness Saga, Finsterforst, Heidevolk – Walhalla Wacht, Negura Bunget – OM, Nest, Thyrfing, Wardruna – Yggdrasil, Windir – 1184, Wolfchant – Call of the black Winds.

1) Finntroll – ‘Midnattens Widunder’
Midnattens Widunder - FrontLeggenda vuole che nel 1997 Teemu “Somnium” Raimoranta (chitarrista degli Impaled Nazaren) e Jan “Katla” Jämsen, ubriachi, abbiano provato a suonare pezzi black su basi humppa, la tipica polka finlandese. Il risultato piacque così tanto che ai due venne in mente di mettere su un gruppo che suonasse questo strano miscuglio. Nascevano così i Finntroll.
Due anni dopo usciva (dopo una Demo, ‘Rivfader’, del 1998) il loro primo full-length, ‘Midnattens Widunder’ (Gli orrori di mezzanotte).

Disco fondamentale dal punto di vista storico ma soprattutto bellissimo: uno dopo l’altro si susseguono numerosissimi capolavori per quello che rimarrà uno dei tre lavori prodotti dalla formazione originale dei Finntroll. Tutto ciò che sono e che sono stati i Finntroll è contenuto nel disco, con una matrice black molto più pesante di quella odierna che contribuisce a rendere il disco più energico e meno spensierato degli ultimi lavori.

Avrei potuto scegliere il successivo ‘Jaktens Tid’, forse qualitativamente ancora migliore, ma alla fine è stato il successo di questo album a far conoscere i Finntroll alla Century Media (che li produrrà poi appunto per ‘Jaktens Tid’) e a far esplodere il genere agli inizi del nuovo millennio. Mi sembrava quindi giusto mettere per primo questo disco.

2) Eluveitie – ‘Slania’

Slania-300x300Gli Eluveitie sono una band amata e odiata. Sicuramente fuori dagli schemi, hanno saputo unire come pochi strumenti folk a un melodic death di stampo chiaramente “Goteburgiano”. Con alti e bassi, sono diventati una band seguitissima e, particolarità, pochissime band sono riuscite a seguirne il sound senza diventarne una brutta copia.
‘Slania’, del 2008, è a mio parere il loro capolavoro.

Vi è tutto quello che ci si aspetta da un disco folk metal: intriganti melodie di ghironde, cornamuse e flauti; riff di chitarre cattivi e veloci, una certa attenzione al proprio folklore locale, stacchi più lenti e melodici per rendere tutto meno stancante.

Oltre a questo il disco contiene il pezzo più famoso del gruppo svizzero nonché uno dei pezzi a mio parere più belli in assoluto di tutto il genere, ‘Inis Mona’.
Insomma, un disco validissimo la cui qualità lo fa finire direttamente nella top ten.

3) Cruachan – ‘Folk-Lore’
cruachan-folk-loreI Cruachan sono una band fondamentale per tutto il panorama folk poiché porta avanti quel filone chiamato celtic metal che tantissimo ha ispirato tantissime band. Lo fa da portabandiera dato che viene dall’Irlanda ed è in giro da ben vent’anni con una qualità rimasta più o meno inalterata.

Nella loro carriera questi irlandesi hanno pubblicato 6 full-length e il loro apice l’hanno raggiunto a mio parere con ‘Folk-Lore’, 2002, il loro terzo album.

Abbandonata parzialmente la fortissima matrice black tipica di tutte le band anni ’90 (presente però in misura molto ridotta rispetto ad altre band dello stesso periodo) l’album è un capolavoro di coniugazione di melodie celtiche e metal: entrambe le parti sono misurate e mischiate alla perfezione, con la splendida voce di Karen Gilligan a sostenere le parti più melodiche e romantiche e quella di Keith Fay a sostenere quelle più tirate o festaiole. Graditissimi anche i pezzi quasi completamente acustici, imitatissimi e perfetti per far scorrere l’intero album spezzando i ritmi più serrati.

Un mix perfetto che raggiunge il suo apice in ‘Ossian’s Return’, vero manifesto a mio parere della musica dei Cruachan. Discorso a parte poi per la splendida ‘Ride On’, intensissima e romantica.

Molti pensano che il Folk Metal nasca e muoia in Scandinavia. Altri tengono a precisare che c’è anche una ricchissima scena tedesca. Ma quanti conoscono la scena dell’Est Europa? Pochissimi. Solo il successo negli ultimi anni degli Arkona sembra aver smosso le acque e fatto arrivare alle nostre orecchie una quantità di gruppi molto validi. Ciò che stupisce di tutti questi gruppi è la genuinità: parliamo di folk metal inteso non solo a livello musicale ma anche a livello di tematiche, di riscoperta delle proprie tradizioni, di attaccamento genuino alla propria nazione e al proprio popolo.
Le repubbliche baltiche, posta fra la Russia e il baltico, a poche miglia marine dalla Finlandia, sembrano aver catalizzato entrambe le scene e hanno dato vita a almeno due gruppi che saranno presenti nella lista: gli Skyforger e i Metsatoll.

4) Metsatoll – ‘Äio’
Metsatöll_-_ÄioNati nel 1998, i Metsatoll uniscono perfettamente il baltico con un’anima folk profondamente Estone e un’anima metal invece molto legata alla Finlandia e a gruppi come Moonsorrow o Ensiferum. Se all’alta qualità di queste due anime aggiungiamo la splendida voce di Markus “Rabapagan”, i stupendi cori e un’attenzione alle tematiche culturali e popolari propria dei colleghi dell’Est ecco che la maestosità del gruppo prende forma. Un gruppo che difficilmente incontrerà gusti popolari, che si ama o che si odia fin dal primo ascolto.

‘Äio’, edito nel 2010 e quarto nonché penultimo full-length della band, è a mio parere il punto più alto della discografia degli stessi, spiccando per qualità in ogni ambito che si possa analizzare: melodie folk splendide, cori azzeccati, riff di chitarra aggressivi e mai stancanti conditi con perfetto equilibrio da pochi tecnicismi ben realizzati. Un vero capolavoro che non è stato comunque mai davvero apprezzato, né dalla critica né dal pubblico.

5) Skyforger – ‘Kurbads’

Skyforger-Kurbads-cover-300x300Il buon caro vecchio black metal. Se ci fermassimo a contare quanti gruppi folk metal odierni negli anni 90 portavano avanti fieramente la bandiera del black perderemmo il conto dopo trenta secondi. Per alcuni il cambio è stato forzoso ed è sfociato in gruppi che erano nulla prima e nulla sono diventati. Altri hanno dato alle stampe ottimo materiale in questa nuova forma, ma quanti sono stati capaci di firmare capolavori in tutte le proprie fasi della carriera?

Gli Skyforger rappresentano uno dei pochi casi in cui da una formazione death/doom (gli Grindmaster Dead) sia nata una formazione black in cui la componente folk (già presente nella precedente formazione) abbia acquisito sempre maggiore peso in maniera naturale, senza strappi.

Questo ‘Kurbads’, ultimo lavoro della band datato 2011, è radicalmente diverso dalle prime opere. Se però si ascoltano tutti gli album cronologicamente esce fuori un’evoluzione perfetta, di album di album, fino a quello che a mio parere è il miglior album della formazione, nonché il più originale (il che è davvero tutto dire, dato che tutti gli album non sono sicuramente banali). Un album stupendo in cui il black c’è ma talmente ben amalgamato da far né solo da puro sfondo né da protagonista.

Si potrebbe dire poi che anche qui la qualità delle parti folk (seppur meno importanti di quelle presenti nei Metsatoll) è elevatissima, che la voce e i cori sono azzeccatissimi, che la ricerca nei testi è davvero entusiasmante. Per non parlare dei riff di chitarra, sempre perfetti e vari. Da segnalare anche l’uso particolare della voce, a tratti cadenzata quasi a voler rappare, molto originale.

*Con le dovute scuse per aver usato il termine “rappare” in una recensione degli Skyforger.*

6) Draugr – ‘De Ferro Italico’

note-photoOrgoglio italiano e capolavoro. Questa è la prima descrizione che mi viene in mente quando penso ai Draugr e al loro secondo lavoro, ‘De Ferro Italico’. Siamo di fronte sicuramente a un album particolare e originale, che mal si presta a essere catalogato. Né puramente pagan né puramente folk, l’hordish italic metal, genere auto-appioppatosi dalla band, potrebbe ben descrivere l’aria battagliera che si respira per tutto l’album, anche nei momenti di maggiore leggerezza, mantenuta sempre alta dall’ottima prova alla voce di Augur Svafnir.

Sicuramente le parti folk ci sono, molto ben inserite e molto ben realizzate. Ma non è questo che rende l’album meritevole di entrare nella mia top ten.
Ciò che rende davvero meritevole ‘De Ferro Italico’ è la coralità che vi è al suo interno: il concept realizzato, basato sulle vicende storiche che videro contrapposti gli ultimi sostenitori del paganesimo all’imperatore cristiano Teodosio, è ampiamente romanzato e messo su album in maniera perfetta. Siamo catapultati fin dalla prima nota nella storia narrata, ogni singolo brano è esattamente come e dove dovrebbe essere.

Tutti i tecnicismi, i vari stili del canto, le parti folkloristiche sono perfettamente inseriti. Non da sottovalutare gli ottimi testi, per la quasi totalità in italiano, punto che ha sicuramente pregiudicato il successo dello stesso oltralpe ma che ha invece reso ancora più coinvolgente il tutto.

7) In Extremo – ‘Mein Rasend Herz’

78506Conosciuto e apprezzato soprattutto in Germania, arrivato in Italia col successo dei Folkstone, il medieval rock è quel genere che mischia musiche puramente medievali al duro suono delle chitarre senza cadere nella musica estrema. Numerose sono le band che, partite come gruppo di rivisitazione medioevale, hanno deciso di imbracciare chitarre e bassi per darsi a questo genere.
Maestri indiscussi del genere (a mio parere) sono i tedeschi In Extremo. Nessuno più di loro ha saputo mischiare perfettamente cornamuse, chitarre, testi tradizionali e non, arpe e chi più ne vuole più ne metta.

E questo ‘Mein Rasend Herz’, datato 2005, può essere considerato il loro capolavoro e manifesto. Nulla da dire in particolare sull’album, in cui troviamo nulla di più e nulla di meno della definizione sopra data del medieval rock, fra pezzi terribilmente rock (‘Raue See’, ‘Horizont’, ‘Nur Ihr Allein’) e altri invece molto più medioevali (l’acustica ‘Tannhuser’ ad esempio), tutto unito dalla rauca e inimitabile voce de “Das Letzte Einhorn” (al secolo Micheal Robert Rhein). Un manifesto.

8) MoonSorrow – ‘Suden Uni’

suden-uni_286082‘Suden Uni’, primo full-length della band dei cugini Sorvali, datato 2000, è un album che andrebbe inserito in numerose top 10, non solo folk. Probabilmente il miglior punto d’incontro tra black, folk e viking mai dato alle stampe, riesce a mantenere le tre anime distinte e ben miscelate allo stesso tempo, risultando un ottimo disco anche se visto solamente come disco black, viking o folk.
Impressionante è la facilità con cui si passa dal black velocissimo a parti corali in pieno stile Bathory, da intro acustiche a parti folk metal in senso più stresso. Il tutto accompagnato da uno splendido uso delle tastiere e degli strumenti tradizionali, che riescono a collegare ogni parte e a dare sempre il giusto retroscena a ogni parte dei pezzi.

Poche le parti di cantato, a voler sempre mettere in primo piano gli strumenti, sempre funzionali alla costruzione di quella che sembra quasi un’opera orchestrale, dove nulla è lasciato a caso.
I Moonsorrow dopo questo album continueranno e continuano a macinare splendide prove, una dopo l’altra. Un disco quindi che, come altri nella classifica, vuole essere più che altro rappresentativo di tutta la discografia dei cugini Sorvali.

9) Korpiklaani – ‘Voice of Wilderness’

voicePer quanti di voi i Korpiklaani sono stati fra i primissimi gruppi folk ascoltati? Secondo me un sondaggio del genere restituirebbe una maggioranza bulgara.
Ed è proprio questa la fondamentale importanza del gruppo finlandese. In fondo diciamocelo, il black e i suoi derivati piacciono a poche persone, anche fra i metallari (e meno male che sia così). Invece questo rock veloce basato su ritmi humppa, voce praticamente pulita e sapiente uso di violino e armoniche, con questa innocente allegria in cui i testi parlando di ubriacature in compagnia, si adatta praticamente alle orecchie di chiunque.

 

Ed è così che frotte di teenagers hanno scoperto il folk metal, aprendosi la strada a generi più pesanti e favorendo anche una certa rinascita del black, almeno dal punto di vista musicale (idealisticamente parlando, “black is dead”).

Perché tutta sta pappina per parlare di ‘Voice of WIlderness’? Perché devo spiegare come in classifica ci siano finiti i Korpiklaani invece di tanti altri gruppi che hanno certamente dato di più dal punto di vista artistico. Sperando di essermi spiegato, veniamo al disco.

Sicuramente si tratta di uno dei lavori davvero meritevoli dei finlandesi. Lontani dagli eccessi e dall’odore di banalità degli ultimi album, ci ritroviamo melodie molto ben costruite con un’alchimia davvero notevole fra chitarre, strumenti folk e l’ottima voce di Jonne, sporca quanto basta. E’ anche importante sottolineare l’ottimo mix tra pezzi tirati in pieno stile Korpiklaani e pezzi più lenti e ragionati basati sugli strumenti acustici, quasi scomparsi oggigiorno ma che in questo album raggiungono davvero dei bei risultati. Album insomma che consiglierei come primo album da far ascoltare a chi vuole avvicinarsi al folk senza aver ascoltato nient’altro che MTV.

10) Manegarm – ‘Vredens Tid’

89709Violino, black e splendidi cori. Questi sono gli ingredienti che da sempre compongono, come pilastri, la musica dei Manegarm.

Che il quartetto svedese (all’epoca dell’uscita di ‘Vredens Tid’ quintetto) avesse un’enorme quantità di frecce al suo arco si era capito già con i precedenti lavori, in cui si può notare un’evoluzione lenta e costante dalla maggiore durezza dei primi lavori a questo lavoro, denso di stacchi melodici e in cui è il violino a uscire definitivamente come strumento principe e distintivo dei Manegarm. Il black non è più la base da cui partire ma è lo sfondo alle orchestrazioni della voce di Erik Grawsiö e dello splendido violino di Janne Liljeqvist.

Il risultato è un disco davvero epico, che fin dal primo ascolto rimane impresso nella mente senza mai cadere nella banalità di riff ripetuti all’esasperazione o di stacchi uguali a se stessi. Un livello compositivo sicuramente elevato che ha anche il grande merito di non chiudersi su se stesso ma di espandere l’idea musicale degli svedesi, rendendo la musica dei Manegarm originale e davvero entusiasmante.

a cura di Federico “Jezolk” Lemma

 

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