HORIZON ABLAZE – Dødsverk

code096-Horizon-ablaze-dodsverkChe Satana si sia trasferito da una ventina d’anni a questa parte dall’inferno ai fiordi norvegesi è oramai un dato di fatto. L’enorme quantità e qualità di metallo che continua ad arrivare alle nostre orecchie dalla Norvegia è impressionante e gli Horizon Ablaze  con questo ‘Dødsverk’ non fanno altro che contribuire a questo fiume infernale di musica. Un album death/black coi controfiocchi che, pur restando “fedele alla linea”, non manca di interessanti novità e sperimentazioni, una varietà che assieme all’alta qualità dei brani ne fa il miglior prodotto targato 2014 ascoltato finora dal sottoscritto.

Non ci troviamo di fronte a musicisti alle prime armi ma a ex componenti di band come 1349, Absu o Blood red throne, gente che “sa come si fa” e che dimostra tutta l’esperienza accumulata negli anni nelle 9 tracce che compongono l’album.

Parliamo della varietà, che va intesa, sottolineo, come diversificazione del sound: non stiamo parlando di un disco rivoluzionario, tutto è più o meno già sentito ma messo assieme in maniera tale da non annoiare mai. Una nota di merito va a questo proposito anche alla produzione, perfetta.

I pezzi passano attraverso tutto il black norvegese introducendo a giro importantissime parti e soluzioni death ma anche ambient, symphonic e addirittura Jazz, tutto poggiato su una base ritmica davvero notevole che riesce a passare da sfuriate alla Aura Noir a ritmiche dissonanti che conferiscono atmosfere cupe e un groove ottimo per l’headbanging. Non aspettatevi però un risultato confusionario, ogni componente del sound è ben sviluppato, a livello compositivo l’album è infatti perfettamente equilibrato in tutte le sue parti, principale segno dell’esperienza dei componenti del gruppo.

Proprio la varietà porta a essere necessaria, per appieno comprendere l’album, una track by track più o meno dettagliata. Da notare il minutaggio, sempre basso e sotto i cinque minuti, che contribuisce a non stancare mai l’ascoltatore anche ad ascolti ripetuti, qualità rarissima per un lavoro di questo tipo. Non mi capitava da tempo di riascoltare con così tanto piacere tante volte di fila un album, trovando ogni volta qualche sfumatura in più e soprattutto non trovando parti la cui freschezza scemasse.

Si parte con la breve quanto opprimente intro ‘Nekrosis’ che con ripetute urla sempre più disperate ci porta a ‘Leviatan’, pezzo death/black in cui fa subito la sua comparsa l’ottima parte ritmica della band e la doppia voce di Andrè Kvebek (ex 1349) e di Stian Ruethemann che, con scambi quasi tutti ben azzeccati, ci accompagnerà per tutta la durata dell’album.

‘Fordomt’ e ‘Håpløs’ si attestano su ambientazioni più black della precedente, senza spingere sull’acceleratore e cercando di aumentare il livello di cupezza con numerosi rallentamenti incentrati sullo scream o su soluzioni sinfoniche come nella seconda metà di ‘Fordomt’.

‘Dømt til Frihet’ è sicuramente tra i brani più originali e riusciti dell’album. L’inizio soul si tramuta quasi subito in uno dei riff più violenti dell’album, tre minuti alla Aura Noir (ma con accenti più death) interrotti giusto da una piccola pausa alla metà. La successiva ‘Skjærsild’ abbassa il livello di violenza ed è forse, nell’album, la canzone che maggiormente rientra in canoni comuni, con una struttura lineare che esalta il bel riff alla base del pezzo.

‘Der Untergang’ (la caduta) è forse il pezzo che racchiude meglio tutte le caratteristiche dell’album, con un ottimo uso della doppia voce e con una parte ritmica che alterna parti lenti e veloci con grande maestria.

In ‘Svarte Flammers Aske’ fa la sua comparsa anche una voce pulita, inserita a dovere e che non stona nell’economia generale del pezzo, alternandosi allo scream e al growl già presenti. Un pezzo un po’ diverso dagli altri con uno stacco che ci accompagna a una seconda metà totalmente diversa dalla prima, quasi a voler essere una bonus track.

Il disco si chiude con ‘Avskjed’, pezzo acustico che, seppur abbastanza carino in sé, forse cozza un po’ con l’ambientazione del resto del  disco, che avrei preferito se si fosse chiuso con temi dissonanti e cupi in accordo col resto dell’album.

Tirando le somme, ‘Dødsverk’ è un un bel disco, ben eseguito e ottimamente composto, che riesce a superare la prova degli ascolti ripetuti, trovando il giusto equilibrio tra vecchio e nuovo ma mantenendosi sempre su quel miscuglio di death e black che personalmente apprezzo moltissimo. La norvegia è insomma come (quasi) sempre una certezza.

  • Band: Horizon Ablaze
  • Titolo: Dødsverk
  • Anno: 2014
  • Genere: Death/Black Metal
  • Etichetta: Code666
  • Nazione: Norvegia

Tracklist:

  1. Nekrosis
  2. Leviatan
  3. Fordomt
  4. Håpløs
  5. Dømt til Frihet
  6. Skjærsild
  7. Der Untergang
  8. Svarte Flammers Aske
  9. Avskjed

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