HERETIC – A Time Of Crisis

Gli Heretic sono tornati sulle scene dopo aver rilasciato, nel lontano 1988, un disco di thrash metal piuttosto compatto quale “Breaking Point” (una pietra miliare per l’epoca). Storicamente questa band è stata piuttosto trascurata all’interno del ricchissimo panorama ottantiano: non è banalissimo stabilire per quale motivo ciò sia avvenuto, ma resta il fatto che quel lavoro rimase uno dei dischi fondamentali del periodo, assieme agli omologhi di Whiplash e Vio-lence.

Nel frattempo gli anni sono trascorsi, e gli Heretic hanno anche cambiato cantante, dirottato nei Metal Church al posto di David Wayne, con il quale – curiosamente – gli altri membri degli Heretic andranno a formare i Reverend (tanto per rimanere in tema). “A time of crisis” – un titolo che probabilmente più attuale non si può – è stato registrato nel periodo aprile/maggio 2012 presso i Trench Studios californiani, prodotto da John Haddad (ex batterista degli Eyes of fire nonchè artefice di lavori analoghi per Exhumed, Hirax e Phobia), il quale ha effettuato certamente un ottimo lavoro nel suo complesso.

Brian Korban (chitarrista storico nonchè compositore del gruppo) ha convocato per l’occasione Julian Mendez (cantante originario dei tempi dell’EP Torture Knows No Boundary, 1986) assieme a Glenn Rogers (Hirax, Deliverance), Angelo Espino (Reverend, Hirax) ed al batterista Ignazio Coppola, costituendo un gruppo che, come possiamo sentire dalle primissime note, rinuncia programmaticamente a qualsiasi forma di sperimentazione per riprodurre un sound thrash-power senza compromessi, decisamente su misura del nostalgismo più cronico. Pochi, di fatto, i pezzi che rimangono impressi nella memoria, tra cui l’incalzante “Betrayed”, la massiccia “Child of war” e il vago groove metal all’interno di “For your faith” e “Police state“; lasciano un po’ il tempo che trovano quasi tutti gli altri, tra cui la riproposizione pedissequa del classico “Heretic“, capace magari di mettere un po’ di pepe al lavoro senza pero’ farlo decollare.

Il raffronto con la produzione originaria della band rimane inevitabile, e nonostante non si tratti di un brutto CD rimane, a mio avviso, la sgradevole sensazione di trovarsi di fronte ad un mero tentativo di riesumazione. Scopo in parte nobile, se vogliamo, anche se chi non ama particolarmente le reunion – se non quando diventano un’occasione per sentir suonare dal vivo le band del passato – finirà per sollevare più di un sopracciglio.

Per la cronaca trovo singolare come molti fan di un genere sostanzialmente inossidabile e pluri-contaminato come il metal – qui nella sua variante power/thrash – siano capaci di fossilizzare i propri ascolti in modo così sostanziale, facendone spesso addirittura un vanto: dischi del genere, nel bene e nel male, fanno per loro. Questo non vuol dire che il lavoro sia da buttare poichè, in questi casi, la fase compositiva è stata molto curata anche se, come spesso avviene, sono pochi i brani che spiccano qualitativamente nel contesto. Tutto avviene all’interno di una cornice decisamente consumata – vedi l’intro e l’outro strumentali, gli anthem vorticosi, i riferimenti all’Inquisizione (non esattamente una novità nel genere) – la quale, nonostante una coerenza attitudinale indiscutibile, rischia fortemente di non esaltare più di tanto gli animi degli ascoltatori.

Molto bella e decisamente curata la copertina di Tom Berg, ma il discorso si può tranquillamente estendere all’intero booklet che è strutturato come se fosse una via di mezzo tra un quotidiano d’epoca ed un antico libro esoterico: buona scelta, in un periodo in cui i supporti CD stanno progressivamente passando di moda per dare spazio ad una distribuzione in formato digitale oppure su banali supporti masterizzati.

Come ho scritto in più occasioni, la realizzazione di dischi che siano puramente assimilabili in un genere ben consolidato quale il thrash metal rischia spessissimo di rientrare in una mera operazione di anti-nostalgismo, senza che si possa parlare di musica che faccia davvero la differenza rispetto ai classici di sempre. Questo discorso sembra essere ancora più esasperato, indirettamente, dalla provenienza geografica della band (Los Angeles, California), che propone in definitiva il consueto sound serrato, impeccabile e muscolare senza pero’ che questo, di fatto, riesca a prevenire dalla voglia di riascoltare per l’ennesima volta “Breaking point“.

A cura di Salvatore Headwolf

  • Band: Heretic
  • Titolo: A time of crisis
  • Anno: 2012
  • Etichetta: Metal On Metal
  • Genere: Thrash metal
  • Nazione: USA

Tracklist:

  1. The Divine Inquisition [instrumental]
  2. Tomorrow’s Plague
  3. Betrayed
  4. Remains
  5. A Time Of Crisis
  6. For Your Faith
  7. Raise Your Fist
  8. Heretic
  9. Child Of War
  10. Police State
  11. The End Of The World
  12. Let Me Begin Again [instrumental]

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