HELLFEST 2019: il nostro reportage

HELLFEST 2019: il nostro reportage

Eccomi qua, davanti ad una pizza capricciosa e alla mia macchina fotografica ancora calda, a buttare giù quattro righe. I pensieri, le emozioni ed i ricordi sono talmente tanti suggellati in questi 3 giorni che vi confido di trovarmi in difficoltà nel raccontarvi, o almeno provarci, uno dei festival musicali più belli del mondo.

Madame et Monsieur ecco a voi l’Hellfest, il Coachella dei metallari, o meglio,  il Disneyland per gli amanti di musica metal, rock, alternative, punk o semplicemente del divertimento in generale. Portate il condizionatore a ventola, le più comode scarpe da ginnastica, uno zainetto, prendetemi per mano e seguitemi in questo tour virtuale nelle lande soleggiate del nord della Francia.
Iniziamo.

L’Hellfest nasce nel lontano 2006, non in Francia ma in America,  per volere di un ristretto gruppetto di persone che decide di organizzare un concerto “def medal“. L’evento si sposta successivamente nella ridente e tranquilla cittadina di Clisson e si apre a vari generi. Non sappiamo le vere motivazioni di questo cambio di lochescion, e non mi faccio personalmente troppe domande perché lo preferisco in Europa.

Anno dopo anno la line up cresce in termini di qualità e quantità: nelle locandine compaiono dapprima i migliori gruppi della scena europea seguiti da nomi di fama mondiale, gli stage da 2 diventano 3, poi 4, poi 6, le band sono così tante che  la musica inizia non verso sera ma verso tarda mattinata, in un susseguirsi cangiante di performance di mille suoni e colori. Sono i  pilastri del rock e del metal ad eseguire nei due Main stage live spettacolari davanti ad un numero di fans che cresce a sua volta esponenzialmente. Per me quest’anno è stata la terza edizione, la più bella in assoluto, seguita dalla precedente del 2018. E proprio un anno fa, davanti a conferme del calibro di Slayer,  Dropkick Murphys e Manowar con tanto di Joey De Maio che presenzia con la sua solita spiccata umiltà per auto annunciarsi sul main stage per l’edizione successiva, mi son sentita quasi costretta a prendere subito il biglietto. Anche perché non si hanno molte alternative, visto che nel giro di 2 ore, dal momento in cui il sito apre le vendite, vanno sold out 50 000 tickets.

Eh già ragazzi, perchè l’Hellfest ormai non è più paragonabile ai soliti Wacken, Summerbreeze, PartySan, Brutal Assault, e Metaldays… l’Hellfest ha quel qualcosa di più che lo rende unico.

Per cosa quindi?
Punto uno, l’organizzazione. Avendo il pass come fotografa ed avendo rivenduto il biglietto precedentemente acquistato, sono stata seguita nei minimi dettagli dal momento della richiesta via mail fino all’inizio del festival: se avete già letto qualche mia altra intervista o recensione sapete già quanto io sia amante della diplomazia, evito quindi di delineare paragoni con altri organizzatori di concerti minuscoli che sembrano quasi divertirsi a confronto nel snobbare fotografi, giornalisti ecc… chi ci è dentro sa perfettamente come determinate tipologie di persone esistano dappertutto, e questo ci tenevo ad accennarlo solo per confermare come qui, la grandezza infinita di un festival non pregiudichi un’organizzazione che migliora di anno in anno in termini di puntualità e precisione.

Reparto VIP molto carino, lo consiglio solo a chi volesse regalarsi un’esperienza luxury in quanto qualsiasi area, dall’ Hellkitchen, alla Warzone alle zone toilet è pulita, ben tenuta, estranea ai fanghi melmosi a cui si è soliti pensare tipici di un raduno all’aperto. Anche perchè siamo in una zona climaticamente diversa rispetto alla slovenia o al nord della germania. Al massimo ci si può lamentare del caldo torrido e del polverone che si solleva camminando da una zona all’altra..purtroppo si, perchè l’aerea è talmente grande che bisogna prepararsi psicologicamente e fisicamente ad una maratona per vedere la band punk irlandese che suona nella Warzone alle 12 ed accaparrarsi la prima fila con gli svedesoni death metal che iniziano 4 ore dopo nel Temple.

Essendo arrivati come la maggior parte delle persone di giovedì sera, abbiamo avuto modo di dare una rapida occhiata al Knotfest, concerto con stessa sede dell’Hellfest con una scaletta esclusiva e ristretta di band di vario genere, quest’anno con SlipknotAmon AmarthBehemoth e Rob Zombie.

Nulla da approfondire in questo… visto che l’attenzione era rivolta verso il giorno dopo quando avrebbero dovuto suonare i miei adoVati Manowar. Si, eccoci qua, finalmente a dove volevate arrivare… la pessima figura fatta dai Manowar. Si, sono una di quelle persone che aveva comprato il biglietto per loro. Eh si, so chi sono i Manowar, so chi è Joey de Maio e li amo anche se sono la caricatura di sè stessi. Non c’è bisogno di stupirsi leggendo queste righe.

Però personalmente mi sento di appartenere a quella schiera di fans che con raziocinio prendono le distanze da un comportamento così poco professionale. Voci di corridoio, (dalla crew più che dal corridoio ) ci possono confermare come la band, nonostante 18 MESI DI PREPARAZIONE, abbia rifiutato di suonare in un main stage così piccolo ed ad un volume cosi’ basso. Caro Joey de Maio, in 18 mesi non hai avuto modo di misurare con il righello l’asse maggiore del palco? In 18 mesi non hai avuto modo di accordarti riguardo il volume?

Tesoro, i Manowar non sono i Kiss e non sono nemmeno gli Slipknot, gli Slayer o gli Iron Maiden (che di solito portano aerei sul palco). Quindi mi sento di aver colto questa mega bidonata come opportunità per godermi altre band.Parentesi conclusa.

Dropkick murphys per esempio, che hanno trasformato un piatto pomeriggio in una mega festa all’aperto dove più di 60 000 persone hanno ballato sulle note di classici intramontabili. O i Demons And Wizards ed i Dream Theater, che, nonostante non fossero il mio genere hanno spaccato grazie a performance perfette. O meglio, John Petrucci è stato lo show.

Fichissimi gli Ultra vomit: sapete cosa mi piace così tanto della Francia? Il modo in cui siano patriottici ed il modo in cui ci tengano a supportare la propria musica.Che faccia schifo o meno.E penso che band ironiche come queste siano meno caricaturali dei Manowar (OK LA FINISCO ORA).

La serata del venerdi’ per noi si conclude con i Carcass e King Diamond (abbiamo rinunciato per lui ai Gojira, già visti precedentemente) verso le 2.00 si torna in albergo visto che il fisico di dormire in tenda lo si è perso per strada e ci si prepara psicologicamente al secondo giorno.

 

HELLFEST 2019 DAY 1


Arrivo al festival previsto per le ore 15.00: il bill del SABATO è perfetto per gli amanti del rock vista la maratona con Eagles of Death Metal, WhiteSnake, Def Leppard, ZZ Top e Kiss.

Visto il tempo libero prima della prima band ne approfitto per farmi un giro sulla meravigliosa ruota panoramica… sconsigliata ai deboli di cuore o di vertigine visto che quando si blocca per far scender le persone c’è sempre qualcuno che si mette a saltare dentro le cabine. Ed ovviamente io ho avuto la fortuna di rimanerci bloccata in alto.

Penso che questa sia stata la giornata di picco di persone, visto come si era addirittura impossibilitati a camminare per i Kiss. Già visti durante l’Hellfest del 2013, è uno show che merita anche per chi non ne fosse fans sfegatato. Stesso discorso per gli ZZ Top. Andiamo, i loro successi sono talmente tanto famosi che è impossibile non riconoscerne le note.

 

HELLFEST 2019 Day 2

Ma arriviamo al mio giorno preferito: la DOMENICA.

Per un attimo decido di evitare le infinite code per entrare nel pit dei fotografi: questa giornata me la voglio godere nel mezzo del pogo. Aprono le danze i Testament: un’ora di pura follia, dove realizzo il fatto che la gente in Francia vola, il tutto incoronato dall’attimo in cui la musica si ferma e la folla intona il tanti auguri al mitico Chuck Billy. Buon 26esimo compleanno, leggenda. Seguono AnthraxLamb of God e…signori e signore..Slayerrrrr.

Io me ne rimango imperterrita nelle prime file rinunciando al mio adoVato hotdog ed alla mia bottiglietta d’acqua, inseparabili compagni in questi 3 giorni di fuoco: scappo un attimo durante lo show dei Lamb of God e di Slash per godermi gli impeccabili Emperor (band che consiglio di vedere, sono stati perfetti) e gli inaffondabili Cannibal Corpse. Ma ora basta. E’ il momento di correre dagli Slayer. Arrivo tardi ma giusta giusta per accaparrarmi la seconda fila. Centrale.

Iniziano esattamente alle 23.00 facendo cadere il sipario: realizzo di essere una delle poche ragazze lì. Realizzo di non aver vie di fuga. La gente inizia a pogare brutalmente e a fare crowd surfing. Pazienza, sopravviverò.

Un successo dietro l’altro, gli Slayer bruciano il palco. Con “Disciple” e “Repentless” il pogo diventa ingestibile. Finora il bollettino di guerra confermava nessuna perdita e nessun ferito. Vedremo in seguito. Tento con fermezza di fare qualche foto. E faccio pure bene visto che gli Slayer le pubblicheranno sui rispettivi profili instagram ufficiali.

Ormai sono dieci anni che vado a concerti, e mi sento di essere ancora una novellina rispetto a tantissime altre persone che di live ne ha visti il doppio se non il triplo rispetto a me. Ma un concerto così ragazzi, non lo avevo davvero mai visto. Ed alla solita domanda su chi rimpiazzerà gli Slayer si è soliti pensarci in un silenzio ossequioso, perché la bravura, la carica, l’energia, la follia e soprattutto Tom Araya sono qualcosa che non so in quale altra band vedremo ancora in futuro.

Lo show termina dopo un’ora e mezza di agonia, io son contenta perchè ho salvato il mio cannone Nikkor, Araya se ne esce di scena senza tanti formalismi (diciamo che il saluto a fine show non lo esegue nei festival) e corro a vedermi i Deicide nel tendone Temple. Guardo l’ora e son le due. Non sento le gambe, non sento la stanchezza e non mi ricordo nemmeno come mi chiamo.

 

HELLFEST 2019 Day 3


Scappo fuori dall’Hellfest per comprarmi qualche ricordino ma dimentico che il merchandising è aperto fino a mezzanotte. Pazienza, mi rifarò il prossimo anno. Con mestizia, stanchezza e già malinconia me ne torno in albergo. Preparo la valigia, dormo e vado in aeroporto.

Noto che un amico su facebook è al terminal a farsi le foto con i Deicide. Guardo quel selfie e sorrido. Un aereo decolla davanti a me. Abbasso gli occhi ammirando le mie nike impolverate, controllo di aver tutto e di non aver dimenticato schede memoria o copri obiettivo in quel frenetico carnevale, in quei 3 giorni senza pensieri, senza preoccupazioni.

Ed eccomi qua, a rifare il countdown per i prossimi 19-20-21 giugno del 2020. Quest’anno senza tante conferme o smentite, in quanto questo festival è un evento per il quale bisogna comprar il biglietto ad occhi chiusi.

Voto 30 e Lode.

A cura di Margherita “Minerva” Cadore

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