CRIPPLE BASTARDS – Misantropo a Senso Unico

Nessuna via di mezzo: il miglior disco di hategrind italiano attualmente in circolazione. E’ un disco che sicuramente richiede una buona dose di empatìa
nell’ascoltatore, e chiaramente bisogna aver presente il grind come
genere, altrimenti si rischia di considerare il tutto superficialmente
come “rumore”.

Questa band di Asti, dopo diverse produzioni “artigianali” passate relativamente nell’ombra (dalle influessioni sostanzialmente hardcore e crust), si propone finalmente nella sua compattezza, in un disco che mi sento di definire un capolavoro definitivo del genere. Dopo aver suonato per diversi anni, per tutta risposta si sono trovati troppo spesso in situazioni abbastanza “scomode” per via delle tematiche considerate maschiliste, fasciste ed un’altra decina di parole che finiscono in -ista, e sono stati molto spesso manicheisticamente malvisti dagli stessi “alternativi” italiani. Ma in fondo loro credo che siano pienamente a proprio agio in queste situazioni, che fanno della provocazione un vero e proprio sistema di espressione.

Tutto questo, al di là delle chiacchiere, ha reso il gruppo di Giulio “the bastard” un’autentica “band-cult” del genere: in questo disco si rinuncia al virtuosismo ed all’assolo raffinato per degenerare in violenza pura, una via di mezzo tra l’hc più estremo ed il metal brutale (Napalm Death, per intenderci). Il disco – che si presenta con una violentissima copertina nella quale viene rappresentato il triste sport-nazionale del lancio dei sassi dal cavalcavia – non ha un solo istante di tregua. Certo, non si parla dei virtuosismi degli Atheist o dei Nile, ma di un genere che deve moltissimo al punk 70 (come attitudine) e prende “le cose giuste” dal metal, mettendo in rilievo un hc-metal in cui la voce è pesantemente influenzata dal grind più estremo.

Difficile non apprezzare le mazzate nello stomaco della title-track (“programmati fino all’ultimo pezzo di vomito”), della blasfema invettiva anti-religiosa “Dio è solo merda”, la crudeltà di “Morte da tossico” e la magnifica “La repulsione negli occhi” (“il cinismo e la sociopatìa sono il sole nel deserto che ho in me”). Notevoli anche “Quasi donna… femminista” con una pesante ma sostanziale critica, travisata e bollata dall’Inquisizione de noantri come gretto maschilismo, apertamente sconfessato da una profonda “Il sentimento non è amore“.

Se consideriamo che questi 32 minuti di massacro sonoro si concludono con una geniale traccia di noise-core, fatta di frammenti fulminei di poco più di 2 secondi ciascuno (che riprende i primissimi pezzi della band), credo di essere riuscito a rendere l’idea di quanto di eccellente possieda questo CD. Impressionante il lavoro fatto dal batterista, capace di tenere costantemente tempi disumani, condensando così al meglio la carica di odio espressa.  Un odio che non ha nulla di infantile o superficiale, ma che diventa scomodo perchè più profondo di quello che lascerebbe intendere una sua lettura superficiale.

Per concludere, vorrei spendere qualche parola su due aspetti che rendono i nostri particolarmente “appetibili”.

Il primo sono le tematiche grind che si richiamano spesso al cinema di genere anni 70 (la citata traccia-collage “94x Flashback di massacro” contiene delle citazioni di film come “Giornata nera per l’ariete”, “Frenzy” e “La maschera del demonio”). Del resto i CB a suo tempo hanno registrato l’ottima “Pete the ripper”, ispirata a “Lo squartatore di New York” di L. Fulci, e questo – tra l’altro – rimane molto in linea con le tematiche fondamentali del sito.

Secondo aspetto, la (solo) presunta “reazionarietà” dei nostri, confusa con un atteggiamento moralistico soltanto perchè distrugge i preconcetti di circa 40 anni di teorizzazioni sessiste mal interpretate e mal applicate. Chiariamo, Giulio sembra sempre una persona estremamente sincera, ed ha sempre saputo essere critico nei confronti della scena di cui fa parte. Probabilmente proprio per questo ne ha pagato le conseguenze (uno dei primi risultati su google associato alla band è un post di indymedia: “cripple bastards gruppo di fascisti”). A qualcuno forse sfugge che c’è una cosa che un artista non deve fare, ovvero farsi etichettare politicamente. Anche – e soprattutto – quando urlando quello che pensa sfonda i tabù di una certa categoria politica, distrugge e rivolta le idee che spesso sopravvivono per inerzia (il buonismo da educande o da soggettoni, a voi la scelta). Se poi funziona come da noi, dove si bada poco alla musica e si etichettano politicamente anche le cassette dei pomodori, tanto meglio! Siamo troppo abituati al “gruppame de sinistra” delle varie band “folk”, “punkabbestia”, “popolari” (?), e tendiamo per questo ad avere spesso le più ampie “fette di salame” sugli occhi. Questo forse, è il vero problema di scarsa popolarità di questo tipo di dischi, che va al di là della recensione del CD.

E poi, se proprio vogliamo dirla tutta, non c’è nulla di più ingenuo che confondere il nichilismo con le tendenze autenticamente fasciste (che paradossalmente sono quelle che vorrebbero impedire ai Cripple di esprimersi). Oppure, come ho già scritto per i Cannibal Corpse, confondere in modo puerile il personaggio interpretato dall’artista con la persona-artista.

Vi invito così – per quello che vale – ad ascoltare il tutto con attenzione. Questa è davvero una grande band

Valutazione:

/ 5

Sito web: Cripple Bastards

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