CEPHALIC CARNAGE – Conforming To Abnormality

Esistono almeno tre riedizioni di questo CD, stando a quanto suggerito dall’affidabile Metal Archives: la prima, prodotta dall’italiana Headfucker (senza l’autorizzazione del gruppo, a quanto dice qualcuno), la seconda della Emetic Records e l’ultima, rimasterizzata e con l’aggiunta di varie traccie in più, della Relapse. E’ un grindcore della prima ora, contaminato con vari spunti elettronici e sperimentali che la band stessa definisce fantasiosamente “Rocky Mountain HydroGrind”.

In partenza, quindi, un’identità grindcore che deriva direttamente da Napalm Death e compagnia, espressa pero’ in una variante in cui (era il 1998) le capacità tecniche dei singoli musicisti cercavano di influenzare il suono, facendo sentire oltre alla furia diretta del punk-hardcore un miscuglio di note molto ben suonate. La stessa struttura compositiva dei pezzi, alla fine, è certamente musica dura e senza compromessi ma privata di qualsiasi schema compositivo fisso, di qualsiasi stereotipo anche nelle sonorità scelte: già nel pezzo introduttivo “Anechoic Chamber” il risultato è quasi noise-core, senza che pero’ – come secondo me accade molte volte in quest’ultimo genere – la confusione rende l’opera praticamente non fruibile a nessuno.

Jihad è forse l’unico brano senza troppe contaminazioni e più classicamente core: poco importa che si tratti di grind, di hard, di metal perchè è un pezzo brutale e tanto basta. Ma già la successiva Analytical, uno dei pezzi migliori del CD, mostra il grandissimo estro compositivo della band: ad un certo punto la ritmica viene tenuta quasi esclusivamente degli armonici artificiali, con un risultato che è tutto da ascoltare. D’altro canto sarebbe riduttivo non citare gli esperimenti di questo primo album dei Cephalic Carnage, come Wither e le sue scale musicali disturbanti, o la fantastica “Extreme of paranoia“, che conclude un’epica cavalcata grindcore con un’outro industrial-elettronica seriamente alienante.

Qualche parola va necessariamente spesa, inoltre, sui testi di questo CD: problematiche sociali ed esistenziali (“I hate you and wish I were never born“), politica ed attualità (“I have gone beyond your lies“), violenza della polizia, ambientalismo, ma anche temi più introspettivi (“You choose to run from your demons and hide“), oltre al proibizionismo ed alla legalizzazione della mariujana (semplicemente “Prohibition must be stopped“). Alla fine si tratta di 32 minuti di caos e rabbia, testi praticamente incomprensibili se non stando con il booklet sotto agli occhi, riff pazzeschi, idee musicali che, ancora oggi, sono “avanti” e che a raccontarle saremmo presi per pazzi nella quasi totalità dei casi. Ovviamente, in questo contesto, la cosa è chiaramente un complimento!

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