CELTACHOR – Nine Waves From The Shore

Primo full-length per i Celtachor, gruppo proveniente dall’Irlanda che definisce il proprio sound “Blackened Folk Metal irlandese”. Definizione difficile ma calzante alla formazione di Dublino che soprattutto nei testi, tutti dedicati alla “messa in musica” della mitologia irlandese, dimostra come anche l’ultimo aggettivo abbia senso nella definizione datasi.

Consiglio vivamente di ascoltare l’album con i testi sott’occhio, il disco ne guadagnerà moltissimo (i testi sono fruibili online).
Il disco, com’è ormai classico nel folk metal, si alterna tra parti completamente acustiche e parti invece dove la parte black della band, fatta di chitarre ben orchestrate e di bassi sempre ben armonizzati, prende pesantemente vita. Non mancano naturalmente le parti dove entrambi i contributi si mescolano, con un risultato molto buono, anche grazie a una produzione sempre all’altezza, soprattutto per la parte “elettrica” del disco. Da migliorare forse il suono della batteria e degli strumenti acustici, ma il risultato è comunque più che soddisfacente.

Rari sono i tecnicismi estremi, sia delle chitarre sia della parte acustica, ma nelle poche parti dedicate ai soli comunque la band dimostra di saperci fare. Per chi ha ascoltato i precedenti demo (In the Halls of Our Ancient Fathers, 2010 e Signs of War, 2008) questo potrebbe risultare una grossa perdita, sopratutto per quanto riguarda la parte dedicate al whistle, fortemente penalizzato nell’album.
I primi tre pezzi sono tutti di questo tipo e ‘Sorrow of the Gadga’, n.4 del disco, è la sintesi di questo: momenti folk alternati a momenti black con una conclusione dedicata a lunghi soli di chitarra. Un risultato ottimo, anche se il pezzo risulta di non immediato ascolto e apprezzamento, anche per la lunghezza (10.25). Chi ha apprezzato formazioni come i Moonsorrow non mancherà di apprezzare questo pezzo.

La band dimostra inoltre in molti tratti di apprezzare anche altri generi, come il neofolk di gruppi come Nest e Agalloch. Questi contributi, presenti in tutto il disco, escono pesantemente fuori in ‘Tar éis an Sidhe’, n.5 del disco, strumentale davvero molto toccante.
Sarebbe riduttivo naturalmente racchiudere tutto il sound della band nella definizione di “Black-Folk metal”. Il disco, negli ultimi due pezzi, assume rpm più alti, voce più aggressiva e chitarre meno secche. Soprattutto l’ultimo pezzo, ‘Anann : Ermne’s Daughter’, dimostra questa attitudine, che varia piacevolmente il sound rispetto ai primi pezzi più “classici”.

Concludendo i Celtachor hanno azzeccato la prima uscita con un disco molto piacevole e vario che non mancherà di appassionare sia gli amanti delle sonorità folk sia quelli delle sonorità più pesanti. Le pecche si possono riscontrare in una scarsa variabilità delle tonalità e della velocità della voce e in una batteria che non esalta, ma che rimane per gran parte del disco relegata a semplici ritmiche con pochi stacchi interessanti. Oltre a questi aspetti in generale l’album non presenta niente di nuovo o quasi sotto il sole della scena Folk. Ciò non toglie nulla alla qualità del disco, che sicuramente apre ai Celtachor le possibilità di una bella carriera, soprattutto dato il gran momento che questo genere sta vivendo.

a cura di Federico “Jezolk” Lemma

  • Band: Celtachor
  • Titolo: Nine Waves From The Shore
  • Anno: 2012
  • Etichetta: Nessuna
  • Genere: Celtic/Folk Black Metal
  • Nazione: Irlanda
Tracklist:
  • 1- The Landing Of Amergin
  • 2- The Battle Of Tailtin
  • 3- The Kingship Of Bodb Dearg
  • 4- Sorrow Of The Dagda
  • 5- Tar Éis An Sidhe
  • 6- Conn Of The Hundred Battles
  • 7- Anann : Ermne’s Daughter
Lineup:
  • Stephen Roche- Vocals/Whistles
  • David Quinn – Guitar
  • Anaïs Chareyre – Drums
  • Fionn Staffort – Guitar/Whistle
  • Oliver Deegan – Bass

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