CANNIBAL CORPSE – The Bleeding

Il quarto disco dei Cannibal Corpse, prodotto da Scott Burns ed ultimo con Chris Burnes alla voce.Contrariamente a quello che sento dire e leggo in giro, ritengo per certi versi “The bleeding” non solo un disco perfetto ma addirittura superiore, per passaggi, clima e sonorità, alla pietra miliare “Tomb of the mutilated“: forse perchè lo stile dei Cannibal Corpse sta evolvendo a velocità spaventosa, e lo si potrà vedere a chiare lettere all’interno di questo e del successivo “Vile” (per la cronaca, li ascoltai su questo disco per la prima volta proprio su quel disco).

In effetti il grande successo di brani per cui iniziarono a diventare famosi, come le iniziali “Staring though the eyes of the dead“, la contestatissima “Fucked with a knife” (si sa: non vanno tanto per il sottile, i Signori) e la meravigliosa “Stripped,  Raped and Strangled“, sono tra i pezzi storici proposti di recente anche in sede live. Questo sono i Cannibal Corpse: prendere o lasciare, così come si delinea in modo sempre più evidente il loro continuo ricorrere a rallentamenti ed accellerate improvvise nelle loro ritmiche, abolendo l’insulso 4/4 e qualsiasi struttura lineare simile ed alternando il loro death lento/velocissimo in chiaroscuri terrificanti ed allucinati (addirittura con arpeggi chitarristici in “Force Feed Broken Glass“).

Tra i pezzi degni di essere citati e ricordati, ci sono almeno “The bleeding“, con il suo riff iniziale disturbante seguito da un tapping ritmico che potrebbe appartenere ai Dismember – e la splendida ed inarrivabile “Return to flesh“: un ritorno alla carne inteso come rallentamento, lentezza come introspezione, velocità come furia devastatrice. La produzione è di livello qui davvero eccelso, le sbavature sentite nei dischi precedenti sembrano essere scomparse del tutto in favore di un sound davvero pulito, unico, cristallino e coinvolgente: il marchio di fabbrica Burnes colpisce ancora, per l’ultima volta con lui, del resto – ad ogni modo – erano in arrivo molti altri capitoli brutali. Senza poi voler dimenticare la velocissima e convulsa “She was asking for it“, nè tantomeno “An experiment in homicide” che conclude, senza compromesso alcuno, il capitolo 4 targato Cannibal Corpse.

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