BRUTAL TRUTH Extreme Conditions Demand, Extreme Responses (1992)

Un titolo che è tutto un programma: “Condizioni Estreme richiedono Risposte Estreme”. I Brutal Truth arrivano sulle scene mondiali in un momento in cui (si diceva, forse col senno di poi) che era stato detto tutto nel campo della musica brutale. Invece i nostri hanno saputo coniugare alla perfezione la potenza dell’hardcore con la ferocia del death-metal, diventando una nuova icona di un modo di fare musica che sta lentamente tornando a galla (Tsubo, in Italia, ad esempio). Questa coppia non-inedita HC / Death Metal convince e convinse di per sè tantissimi della validità oggettiva di questo disco.Bisogna riconoscere che i connubi tra i due generi hanno prodotto, negli anni, dei risultati abbastanza discutibili e privi di personalità: l’esempio emblematico sta proprio nel metal-core (un esempio in positivo: gli Hatebreed). La maggioranza di quanto visto e sentito finora, a mio avviso, e con buona pace dei suoi estimatori, non dice nulla o quasi. Sarò felice ovviamente di ricredermi sull’argomento, ma non è questo il punto, qui. “ECDER” si comporta come ogni buon “cult”: diffidate dalle imitazione, il “primo è sempre il migliore” e questo vale per Brutal Truth come per altri. Questo disco eredita un’attitudine diretta, selvaggia, brutale da Morbid Angel e compagnia coniugandole con le tematiche “sociali” care ad Agnostic Front e Cryptic Slaughter.

 

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Basta ascoltare i primi due brani, ovvero la splendida “Birth Of Ignorance” e la rapidissima “Stench Of Profit” per rendersi conto che il disco è all’altezza. A differenza di tanti colleghi, poi, la produzione si rivela all’altezza della situazione, e possiamo notarlo ad esempio in Denial of Existence. Non sarà il suono cristallino cui siamo abituati oggi, ma il suono riesce comunque a rendere giustizia. A “Denial of existence” sembra essere affidato il messaggio “forte” del disco, una lotta senza quartiere contro l’indifferenza e le discriminazioni:

  • Submit – your fooled existence must now cease.
  • Torment – ignorant fools deny it’s presence.
  • Eternal – condemned to back pages of mankind.
  • Nevermore – no one cares who lives or dies.

A muso duro. I Brutal Truth incentrano la propria “filosofia” su un’umanità che ha smesso di porsi domande, che vive senza pensare e subisce imposizioni pesantissime senza ribellarsi. La testimonianza di ciò si ha, musicalmente parlando, nelle sfuriate spaventose, senza preavviso, ed in ogni singolo blast-beat che viene introdotto all’interno del disco. E’ chiaro poi che tutto questo verrà difficilmente colto da chi non gradisce o non ha perfettamente chiaro il background cui faccio riferimento.

Impossibile, in conclusione, definire anche una sola speranza (“H.O.P.E.”) concreta alla quale potersi aggrappare: come suggerito anche dal successivo “Sounds of the animal kingdom”, il pessimismo dei nostri è inestricabile, profondo, e si può ricondurre ad una lotta per la sopravvivenza dall’esito apocalittico. Un disco semplicemente inimitabile. Per concludere, ascoltate il brano “Anti-Omophobe”, dedicato all’intolleranza contro gli omosessuali, tema ancora attualissimo anche dopo oltre 20 anni. Una autentica perla. Un disco da avere ad ogni costo.

Formazione:

    Kevin Sharpe – Voce
  • Brent ‘Gum’ McCarty – Chitarra
  • Danny Lilker – Basso, Voce, Samples
  • Scott Lewis – Batteria
  • -Guests: Bill Yurkiewicz, Alicia Non Grata
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