ARTERIA – No Way Out

Thrash hardcore, thrash-core, hc-thrash? Chi se ne importa: basta che sia autentica attitudine, detto altrimenti in tre parole “libero e selvaggio”. Seguendo in parte la falsariga dei Milizia HC (in particolare per quanto riguarda il cantato), non si può dire che gli Arteria non abbiano appreso la “lezione” (?) delle band hardcore italiane ottantiane, su tutti Negazione e Indigesti. Si tratta di una band di Vicenza che, riscoprendo il classico sound di quel periodo, deriva direttamente dagli A.C.M., di cui (con la medesima formazione) hanno anche risuonato alcuni brani. Il risultato fornisce immediatamente un’impressione positiva, per quanto l’evocazione dei modelli succitati sia veramente molto esplicita (e non faccia urlare ad un’originalità assoluta, in questo senso): questo non significa che gli Arteria non abbiano personalità, ma anzi che possano riuscire, come pochi, a realizzare un disco HC di qualità anche nella seconda decade del nuovo millennio. Del resto già la copertina del CD, che evoca la litografia “Relatività” di Maurits Cornelis Escher, fa capire che ci troviamo di fronte ad un CD non banale, che sprigiona disagio e insofferenza da ogni poro arricchendole con un tocco di spaventosa irrazionalità. Citavamo gli Indigesti, poco fa: in particolare da questi grandi del passato i nostri Arteria ereditano la tendenza a concepire testi a volte criptici (per quanto sempre molto suggestivi) e la rapidità di esecuzione dei brani, una costante che attraversa tutto il CD senza degenerare mai troppo nella monotonìa. Il risultato è davvero notevole, specie se messo a confronto del conformismo di uscite spacciate subdolamente – o superficialmente – per “punk hardcore” (quando poi, in troppi casi, sono canzonette con chitarra elettrica distorta e tanti saluti). Il disco, duro e violento e per questo in sostanziale controtendenza rispetto a molti altri, è del 2011, e forse non potrà piacere a tutti gli amanti dei generi musicali più estremo, nonostante riprendi con grande carattere stilemi violenti, anticommerciali e per alcuni “datati” spingendoli fino al parossismo. L’attitudine degli Arteria sembra potersi quindi riassumere in brani alienanti e al limite dell’allucinazione collettiva tipo “La fine” (“conformismo organizzato per non farvi più pensare“, molto alla Indigesti), “No way out” oppure l’iniziale “Comandato” (un brano che mi ha letteralmente fulminato al primo ascolto). “Nonostante il disco non sia completamente esente da difetti, tra cui forse una derivatività un po’ troppo marcata che, alla fine, rischia di essere un discorso quasi completamente fine a se stesso: molto meglio riprendere stilemi del passato e rielaborarli che azzardare novità che poi si rivelano grossolane o peggio inutili. Un ascolto decisamente consigliato.

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