Amon Düül II: il gotico tedesco da cui nacque l’heavy metal. Forse

Amon Düül II: il gotico tedesco da cui nacque l’heavy metal. Forse

Affermare che la musica Heavy Metal derivi dall’Hard Rock degli anni ’70 proposto da gruppi come Deep Purple, Led Zeppelin o Black Sabbath è banalmente vero. Allo stesso modo, rendersi conto che, sul finire degli anni settanta, anche il movimento punk – contribuendo a confinare ad un uso più pragmatico la (meravigliosa) pomposità compositiva del rock progressive – diede una grossa mano a forgiarne il sound (o, forse sarebbe meglio dire, il “mood”) viene da sé in maniera altrettanto semplice.

Si resta, invece, più straniti nel sentir affermare che vagiti più o meno consapevoli di musica Heavy Metal siano riscontrabili già in dischi risalenti alla fine degli anni ’60 pubblicati in Germania, proprio la nazione che, dagli anni ’80 in poi, sarà la terra madre di alcune tra le più importanti band del genere.

E’ vero, lo stereotipo che vorrebbe che la musica Metal si basi esclusivamente sulla combinazione di muri di chitarre distorte, bassi cavalcanti perennemente in duine/terzine suonate possibilmente con il plettro, batteria con doppia cassa e voci baritonali e potenti, fa storcere il naso ai cultori del genere, ma pensare ad una musica proto-metal esistente già in un’epoca in cui nè tecnicamente (riferendoci al lato compositivo/esecutivo) nè tecnologicamente (parlando di strumenti musicali) erano ancora stati creati e codificati alcuni tra gli stilemi classici – e, appunto, stereotipati – del genere può risultare difficile.

Beh, se siete arrivati quanto mai scettici a questo punto della lettura, allora non posso far altro che consigliarvi l’ascolto dell’album Phallus Dei dei teutonici Amon Düül II.

Anno 1969: l’Hard Rock “storico” aveva mosso i primi passi solo da qualche mese, idem dicasi per il Rock Progressive, mentre il Rock Psichedelico è nella sua massima fase espansiva grazie, da una parte – più per “pubblicità” che per qualità –  ai Beatles di Sgt. Pepper’s e del White Album e, dall’altra, ai capolavori dei Velvet Underground e dei primi Pink Floyd.

Proprio attingendo a piene mani da questi ultimi due, gli Amon Düül II – gruppo che, insieme a Tangerine Dream e Klaus Schulze, costituisce il vertice di quel filone rock tutto tedesco denominato Krautrock (o Space Rock, per chi ha poco senso dell’ironia) – senza avere alle spalle nè il background musicale nè l’aiuto delle produzioni mastodontiche americane e britanniche – registrando un album in maniera quasi amatoriale, riescono ad “andare oltre”, producendo brani di rara potenza e continuità sonora (per l’epoca), con un’omogeneità lirica degna dell’epopea operistica Wagneriana, non disdegnando di sconfinare nelle sonorità orientaleggianti tanto care alle comunità hyppie di cui loro stessi facevano parte.

In fondo, quanto siano blasfemi e dissacranti si comprende già dal titolo dell’album: Phallus Dei (Il pene di Dio) che da’ il nome anche alla lunghissima suite che occupa la seconda facciata dell’LP.

Già dalla prima traccia del disco, Kanaan, si nota che qualcosa di nuovo sta nascendo sotto i cieli della Baviera, e poco importa se il feto prenderà forma definitiva (?) solo un decennio dopo e ben lontano dalle Alpi: il sound (o, come dicevamo poc’anzi, il “mood”) c’è tutto.

E se permangono dubbi, la seconda traccia del disco, Dem Guten, Schönen, Wahren, dovrebbe bastare a spazzare via ogni dubbio quando le voci provenienti dagli inferi della psiche umana, suggeriscono che il passo da lì allo stile growl è concettualmente breve e non sarà certo colpa loro se, di fatto, i Possessed di Jeff Becerra (e quindi la consacrazione e canonizzazione della tecnica growl) arriveranno sulla scena musicale solo nel 1983: gli Amon  Düül II il grande passo, seppur incerto, lo avevano già fatto nel ’69.

Il resto dell’album fila liscio sulla stessa falsariga e, forse, solo la title track è collocabile nel binario della psichedelia pura. Per il resto, gli altri due brani Luzifers Ghilom e Henriette Krötenschwanz, si susseguono frenetici (e, sicuramente, lisergici) prendendo un pò dall’umorismo di Frank Zappa e dalle improvvisazioni dai Velvet Undergound, tuffandosi ora nel mare infinito delle musiche etniche dalle più esotiche provenienze e ora nelle avanguardie della musica colta (che proprio in quegli anni aveva come punto di riferimento la Scuola di Darmstadt, sempre in Germania) e purificandosi, infine, in catatonici tappeti d’organo di pink-floydiana memoria.

Alla fine dell’ascolto del disco la domanda conclusiva che è lecito porsi è: fu vero Heavy Metal?

No, sicuramente, no! Senza ombra di dubbio, no! Ma, probabilmente, nel 1969 non c’era ancora nulla di neanche lontanamente vicino al metal di quanto lo fossero gli Amon Düül II. (fine prima parte)

Foto di copertina: Alcuni diritti sono riservati a Side Stage Collective

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