10 ragioni per ascoltare i Death Grips

Se non avete mai sentito nominare questa band e siete propensi ai generi musicali più sperimentali, vi suggerisco di continuare a leggere. Poco noti in Italia, sono un trio noise sperimentale composto dal rapper americano MC Ride (Stefan Burnett), dal batterista Zach Hill e da Andy Morin nelle vesti di tastierista e produttore. Ad oggi hanno prodotto la bellezza di sette album ed un mixtape.

È una band al di fuori dei generi

La mia esperienza con i Death Grips parte dall’aver curiosato nel tour dell’anno scorso dei Ministry: i nostri, infatti, hanno seguito lo scorso tour della band di Yourgensen, suonando come gruppo di apertura, scelta per certi versi curiosa – e tutt’altro che improponibile. Il sound di questi americani è infatti un rap ossessivo, a forti sfumature hardcore, che si lascia contaminare dal noise e dall’industrial della prima ora.

Il risultato è sintetizzato in brani come questo, sui quali è difficile raccontare qualsiasi cosa senza ricorrere ad improbabili ed astruse descrizioni.

Sono davvero innovativi

Originari della California (Sacramento) ed attivi da quasi 10 anni, i Death Grips sono stati considerati – senza giri di parole, nè timore di esagerare – una delle band del secolo (Death Grips might just be the most important band to arrive so far this century, secondo Bram E. Gieben); molto amati, peraltro, da musicisti del calibro di Tom Morello, David Bowie, Iggy Pop e Björk.

La loro musica si esprime in una sorta di rap hardcore tanto rumoristico quanto imprevedibile.

Producono dei video pazzeschi

Come molti altri artisti contemporanei, i Death Grips associano alla maggioranza dei loro brani imprevedibili produzioni video, a volte girate professionalmente altre a livello semi-amatoriale. Il video del brano No Love è forse uno dei più significativi che il trio abbia prodotto: importante perchè, tra l’altro, da’ anche l’idea di quanto siano suggestive le esibizioni dal vivo della band.

La loro musica è gratuita

L’intera produzione dei Death Grips è disponibile gratis, per via di una precisa politica della band: la totalità dei loro brani si posso trovare sia su Youtube che su SoundCloud.

Scrivono testi non banali

Secondo un’intervista pubblicata da TheSkinny, i Death Grips descrivono nei loro testi un futuro caotico e mutevole, ispirato al funzionamento di internet – ovvero nel quale mentalità molto diverse tra di loro si trovano a dover convivere. Un mondo complesso e disorganizzato in cui regna una visione anarchica che entra nelle nostre vite, le contamina e le condiziona giorno dopo giorno. Il tutto viene espresso attraverso inquietanti profezie che possono ricordare, per certi versi, quelle dei Fear Factory e dei Ministry.

Le loro esibizioni sono quasi installazioni d’arte

I Death Grips interpretano la musica a 360°, anche a costo di scelte poco comprensibili o artefatte: nel seguente video, ad esempio, sembrano interpretare tre ascoltatori passivi di un loro brano, in grado di rimanere per gran parte del tempo immobili, seduti a terra, per tutta la durata del pezzo.

Sanno creare ottima musica

Al di là dell’apparenza di band “per prescelti” (tutt’altro, in realtà, visti i presupposti da cui partono ed il discorso dell’eterogeneità ispirata al funzionamento di internet), i Death Grips riescono a creare ottima musica con campionatore, batteria e voce: musica aggressiva e fuori dagli schemi, originale e personale.

Sanno coinvolgere

Molti brani nascono anche da collaborazioni con altri artisti del rock, a testimonianza di quanto possano essere varie le loro influenze. Questo brano, ad esempio, nasce da una collaborazione tra la band e Les Claypool dei Primus (da notare anche il video piuttosto assurdo), ed è uno dei tanti modi per avvicinarsi al sound dei Death Grips senza farsi prendere un colpo.

Hanno idee nuove

Si discuterà molto, in futuro – tanto per restare in tema di profezie – dell’effettiva importanza di band del genere su un panorama musicale ricco, in genere, di contraddizioni: chi cerca di innovare viene messo da parte dalla vecchia guardia, chi non lo fa si ritrova fan sempre meno numerosi, più chiusi e più vecchi. Ho qualche dubbio che l’importanza della proposta musicale dei Death Grips possa trovare un qualche riscontro in Italia, dove il rap è banalizzato e considerato commerciale a prescindere, e dove la figura dell’hip hop è contrapposta, in molti casi, a qualsiasi altro rocker o metallaro. Solo il tempo saprà dare una risposta certa, ma nel frattempo non mi pare un azzardo sostenere che si tratti di un genere completamente nuovo, che meriterebbe maggiore attenzione anche da parte della stampa musicale.

Finiranno per dare davvero buone idee alle persone cattive?

Sanno sperimentare

Chiunque sia avvezzo alla sperimentazione dovrebbe sapere che sperimentare non è per tutti: molti artisti si lasciano prendere la mano, in questo campo, e finisco per risultare incomprensibili ai più. Non è il caso dei Death Grips, che con il loro mix di noise, industrial ed hip hop riescono a produrre una musica difficile da raccontare ed assolutamente inedita, per quanto a volte complicata ed anti-melodica.

Se siete stanchi della solita solfa, questa è la scelta per voi.

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1 Commento

  1. ma infatti questa storia è ridicola i generi servono per descrivere un”idea dell”opera,e quindi è ovvio che ci sono dei parametri. poi è la distinzione di dove inserire gli artisti che fa la differenza. insomma Calcutta è indie solo perchè spende due lire per fare dischi,ma non è indie perchè non ha alcuna prospettiva sperimentale,atipica o originale rispetto al trend di massa

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