WORST FEST III @Factory, Milano: il report dell’evento!

420262_450725261684158_1060520471_nTerza edizione per il Worst Fest, festival che offre sempre un buon mix di generi, con un occhio di riguardo alla scena folk e un altro alla scena “demenziale”. Confermando la linea, sono chiamati a esibirsi quattro fra le migliori realtà italiane nell’ambito “folk”, una band demenziale tedesca, una band più giovane e ospiti d’eccezione, a chiudere, gli Stormlord, al loro ritorno sulle scene dopo due anni di assenza.

Quasi sempre rimasto a Como il festival prova il cambio di location col Factory, giovane locale milanese, aperto da pochi mesi. Prova che, tirando le somme, fallisce, non per il festival in sé, né per i gruppi, né per il pubblico ma per i numerosi problemi tecnici che, per stessa ammissione dell’organizzazione, hanno compromesso la perfetta riuscita del festival.

Andiamo per ordine: che la giornata non debba essere destinata ad andare per il meglio lo si capisce subito: una serie di sfighe mettono a dura prova il mio autocontrollo, arrivo in ritardo clamoroso sul posto, sicuro di essermi perso praticamente per intero lo show degli Hell Shall Rise. Non è così: l’ingresso è addirittura ancora chiuso, in ritardo sulla tabella di marcia di almeno un’ora e mezza. Fuori, parcheggiatori abusivi fanno parcheggiare ovunque al “modico” prezzo di cinque euro. Iniziamo bene!
Il ritardo si attesterà sulle due ore, costringendo un po’ tutti a tagliare il proprio show e portando il concerto a finire intorno alle tre e mezzo passate, con gli Stormlord costretti a esibirsi dalle due e mezzo davanti a un pubblico chiaramente decimato dall’orario e dalla più che comprensibile stanchezza. Le motivazioni di questo ritardo sono ufficialmente legate a problemi tecnici del locale, voci nel locale parlano di ritardi da parte del personale del locale, in ogni caso che il Factory non sia stato assolutamente all’altezza della situazione è chiaro a tutti.

Non sarà l’unico problema, né il più grave, ma tempo al tempo. Come detto con due ore di ritardo si entra, naturalmente gli Hell Shall Rise iniziano subito, assieme alla terza edizione del Worst Fest.

  • Hell Shall Rise

Prima band ad esibirsi sono gli Hell Shall Rise, gruppo di Trezzo sull’Adda che ci propone un alternative/thrash moderno con qualche inserto melodico dato da una tastiera e una doppia voce: sporca quella di Marco, pulita invece quella di Riccardo, che si divide tra tastiere e appunto cantato. Il gruppo appare ben piantato dal punto di vista tecnico e mantiene bene il palco per tutto il tempo, soprattutto grazie alla presenza scenica dello stesso Marco, che, in completo e maglietta molto poco cattiva, punta a dimostrare che l’abito non fa il monaco.

A parte gli scherzi, non conoscendoli bene glisso ogni valutazione di merito sul gruppo, che, complice il ritardo sopracitato, deve stringere la propria scaletta. Un buon inizio per il festival, ma a volte il gruppo appare lasciarsi andare troppo verso il melodico, non sfruttando poi appieno né la tastiera né la voce pulita, che risultano abbastanza scollegati dal resto.

In ogni caso il pubblico risponde bene, si scatena un po’ di pogo, le prime file si riempiono e il retro appare abbastanza denso: il locale è non pienissimo data la sua grandezza, ma va bene così. Dopo un giro al banchetto del merchandising, una birra e un salto nel reparto divanetti è arrivata l’ora dei bergamaschi Ulvedharr.

  • Ulvedharr

Dopo averne recensito l’uscita ‘Swords of Midgard’ (a questo link) l’attesa per gli Ulvedharr era elevata e viene rispettata dai quattro bergamaschi: rozzi e cattivi, trascinanti, apparentemente un po’ ubriachi, offrono una prova in pieno stile del disco, intrattenendo bene il pubblico e non facendo pesare qualche problemino audio (problemi praticamente nulli in confronto a ciò che succederà in seguito, ma dei problemi audio ne parlo una sola volta, alla fine). La voglia di pogo sale, maledico di non essere in condizioni migliori per godere appieno della prova e rimanendo per ora dalle parti del fonico.

Anche loro costretti a eliminare un pezzo dalla setlist, offrono comunque il succo della loro uscita e un inedito, ‘Battle For Asgard’, che musicalmente sembra proseguire nella scia dei precedenti lavori. Ark (cantante e chitarrista) trascina il pubblico, obbligandolo alla ripetizione ossessiva di ‘Onward to Valhalla’, stampandomi in mente il ritornello che mi perseguiterà per tutta la serata. Maledetto.

E’ a questo punto che mi fanno notare che la sicurezza è in mezzo alle prime file. Voglia di pogo improvvisa? No, pare che stiano vietando il pogo. Rimango allucinato, ma davvero non si poga? Perché? Il “divieto” va avanti per un po’, non per molto fortunatamente, anche se la sicurezza non rimane a lungo al centro tutti paiono chiedersi il perché. Solo alla fine della serata potrò capire che il tipico gradino proteggi cavi che collega la stazione del fonico non era ben fissata, forse il divieto derivava da questo.

Tornando al concerto, la conclusione è affidata a ‘Harald Harfagri’, in collaborazione con Pagan, singer dei Furor Gallico (sempre ottimo, anche nelle collaborazioni). Viene mostrato una foto di Giobbe Covatta con la scritta “BlowGiobbe”, gli Ulvedharr hanno vinto e si possono godere tutta la serata, facendo valere il free-drink fino in fondo (a giudicare da batteristi che si lanciano sul gruppo durante i Draugr e cantanti che vagano senza meta per il locale).

Tracklist:

– Intro
– lindisfarne
– War is in The Eyes of Berserker
– Battle For Asgard ( *Inedito*)
– Onward to Valhalla
– Harald Hàrfagri

  • Vinterblot

E l’ora dei Vinterblot, apprezzati dal sottoscritto esattamente due mesi fa (a Bari), sempre assieme ai Draugr. Cosa dire di non detto nello scorso live report? I Vinterblot risultano perfetti dal vivo, tengono bene il palco, sembrano non ciccare nulla. Il palco più grande (o per meglio dire, l’esistenza di un palco) favorisce una maggiore mobilità rispetto all’appuntamento di Bari e i cinque appaiono sempre più  padroni degli appuntamenti live, capitanati da un ottimo Phanaeus, la cui presenza scenica, fra lingua nera e occhi rovesciati, è perfetta. Tutti gli altri offrono sempre maggiore sicurezza e anche il neo-chitarrista Auros, oramai inserito molto bene all’interno dell’economia della band, si lascia andare ponendosi a volte in prima fila e incitando assieme agli altri il pubblico.

I baresi ci regalano anche un inedito, ‘Triumph Recalls My Name’ e un pezzo della loro prima demo ‘For Asgard’, ‘Blood Furnace’. Per il resto pescano a piene mani da ‘Nether Collapse’, scatenando un headbanging diffuso (il pogo appare ancora un po’ bloccato dall’episodio precedente) e  fornendo a conti fatti una bella prova.

Una piccola criticuccia potrebbe venire da una scarsa cura delle luci, a tratti di colori non adatti a rappresentare l’ambientazioni nordiche in cui i Vinterblot ci immergono.

Tracklist:

– Triumph Recalls My Name ( *Inedito* )
– Upon a Reign of Ashes
– Blood Furnace
– For Asgard
– Whispers to The Headless
– Council of Trees Beholder

  • Draugr

E l’ora degli abruzzesi Draugr, da poco intervistati dalla nostra redazione (a questo link). La scena si arricchisce di due Satiri, sullo sfondo troneggia il simbolo Draugr, le luci si fanno rosse, inizia il concerto. I Draugr entrano in scena con i consueti costumi di scena e con un body painting leggermente cambiato, più bianco del solito, comunque efficace.

Senza volere troppo ripetermi rispetto al live report fatto precedentemente, i Draugr confezionano un altro spettacolare show, risultando forse il gruppo che maggiormente ha conquistato il pubblico (e sicuramente il sottoscritto). Il pogo si scatena finalmente con continuità, l’idea di partire immediatamente con ‘Legio Linteata’ è azzeccata e fomenta subito al massimo. Si continua pescando a piene mani da ‘De Ferro Italico’ e con due pezzi tratti da ‘Nocturnal Pagan Supremacy’, l’omonima ‘Nocturnal Pagan Supremacy’ e, in conclusione, ‘Furore Pagano’, dopo la sempre intensissima ‘De Ferro Italico’, quest’ultima però particolarmente penalizzata dai problemi audio.

Dal punto di vista della presenza scenica i Draugr dimostrano tutti i 10 anni di attività, trascinati soprattutto da Nemesis (che finisce il concerto fra il pubblico) e da Triumphator, che approfitta di una pausa anche per tributare un piccolissimo omaggio a Hanneman, scomparso come saprete pochi giorni prima del concerto. La serata è arrivata a metà ma già il prezzo del biglietto, nonostante tutto, è ripagato.

Tracklist:
– Legio Linteata
– L’augure e il Lupo
– Nocturnal Pagan Supremacy
– Roma Ferro Ignique
– De Ferro Italico
– Furore Pagano

  • GrailKnights

E l’ora del gruppo internazionale della serata, entrano in campo i quattro cavalieri del Graahl: da Hannover, i Grailknights. Bellissimi nei loro costumi da supereroi, ostentando pose assurde, i quattro tedeschi erano oggetto misterioso per molti. Fin dalle prime note appaiono però conquistare il popolo con una prova che, naturalmente ottima sotto il punto di vista scenico (nel corso della stessa compariranno sul palco fra i più svariati soggetti, naturalmente mascherati), appare molto valida anche dal punto di vista tecnico. Insomma i tedeschi giustificano la loro chiamata, confermando l’occhio di riguardo dell’organizzazione per i gruppi demenziali.

Il pubblico, inizialmente distante, si avvicina, segue le “istruzioni” del cantante Sir Optimus Prime e in premio riceve un fusto intero di Paulaner, lanciato direttamente sul pubblico. Se insomma non era chiaro dai costumi abbiamo la conferma che i quattro sono dei veri e propri supereroi.

Peccato anche qui per i numerosi problemi audio, comprensivi di un fischio prolungato che dura almeno dieci minuti.

Un lungo cambio palco ci introduce al penultimo show, quello dei Furor Gallico.

  • Furor Gallico

Prima di parlare dello show dei Furor Gallico è “giunta infine l’ora” [cit.] di parlare dell’audio del Factory, che proprio con questi ultimi da il peggio di se, costringendo soprattutto gli strumentisti “acustici” a lavorare nelle peggiori condizioni. L’arpa di Becky scompare a metà show, Paolo (Whistle e Bouzouki) e Laura (violino) suonano praticamente senza spia. Nonostante ciò reggono lo show che va avanti e mantiene il pubblico vivo e attento, molti dei quali qui soprattutto per loro.

Grazie alla ottima presenza scenica di Pagan e di Stefano (chitarra) i problemi di audio vanno in secondo piano, mostrando l’ottima qualità dei nuovi pezzi che finiranno nel nuovo album. Citazione particolare va a ‘To The End’, che appare essere davvero un ottimo pezzo, a mio parere fra i migliori del gruppo. L’attesa è tutta per il nuovo album e non fa che crescere per questa prestazione, ottima nonostante il più volte citato audio.

Tracklist:
– The Song of the Earth ( *Inedito*)
– Venti di Imbolc
– Medhelan
– To the End ( *Inedito*)
– The Gods Have Returned
– Curmisagios
– Miracolous Child
– Cathubodva
– La Caccia Morta

  • Stormlord

Sono oramai le due passate quando finalmente entrano in campo gli headliner della serata, i romani Stormlord, di ritorno sui palchi dopo ben due anni di assenza. Davanti a un pubblico decimato dall’orario mostrano tutta la loro esperienza, con una mobilità sul palco eccezionale e una capacità tecnica davvero elevata.

E’ il bassista Francesco Bucci ad intrattenere il pubblico, ringraziandolo a più riprese per essere rimasto fino alla fine. Inutile dire che ne è valsa la pena, i sei romani si confermano essere una grande band, regalando anche un inedito di altissimo livello che entrerà, come annunciato dagli stessi, nel nuovo album, la cui uscita prevista è a Settembre.

Anche l’audio migliora, merito anche di un fonico che sinceramente è parso più a suo agio dei colleghi.

Sono oramai le 3.41 quando il Worst Fest si conclude, stanchezza assolutamente premiata dall’eccezionale show che chiude la serata. Si torna a casa, miracolosamente senza pioggia battente.

Tracklist:
– Dance Of Hecate
– Legacy Of The Snake
– Onward To Roma ( *Inedito*)
– I Am Legend
– Mare Nostrum
– And The Wind Shall Scream My Name
– The Curse Of Medusa
– Neon Karma
– Stormlord

Nota finale

Dopo essere stato ai Magazzini Generali pensavo di aver toccato il fondo della qualità audio. Qui il tutto viene superato da una serie incredibile di problematiche fra fischi improvvisi, spie che non funzionano, strumenti i cui volumi sembrano il risultato di una partita a tombola. Che sia stato l’impianto, come affermato ufficialmente dall’organizzazione, o un fonico, ritardatario e poco capace, il risultato è lo stesso.

Fortunatamente le band, la cui professionalità è stata messa a dura prova, hanno comunque offerto un gran bello spettacolo, dando dimostrazione di esperienza e di grande professionalità. Ancora complimenti!

Dal comunicato ufficiale del Worst Fest:

“Ci scusiamo per il tremendo ritardo dell’apertura delle porte che, purtroppo, a causa di gravi malfunzionamenti tecnici imputabili all’attrezzatura del locale, ha impedito l’accesso all’orario previsto ritardando di conseguenza l’esibizione di tutte le band.

Un ringraziamento particolare ai fonici degli Stormlord e dei Furor Gallico e all’instancabile Stefano Centineo per l’aiuto offertoci che ci ha permesso di migliorare la qualità del sound per tutta la serata

Queste disagi ed inefficienze sono imputabili alla location che ci ha ospitato e che eviteremo sicuramente nelle nostre future organizzazioni”

Nonostante tutto il Worst Fest ha presentato un bel Bill ad un prezzo onesto, solo in una location sfortunata. Tutta esperienza per gli organizzatori, che sicuramente già nell’edizione 3.1 saprà dare il meglio di se, di ritorno nella classica location del Woodstock. Un’ottima anteprima del Fosch Fest!

Un ringraziamento a tutti i miei compagni di viaggio (in particolare all’Highlander Pino) e un saluto particolare ai Draugr, sempre gentilissimi. Alla prossima!

a cura di Federico “Jezolk” Lemma

 

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