L’estate di Rob Halford: il ritorno dei Judas Priest

Eterno, immortale ma soprattutto fantastico.

Non esistono termini più azzeccati che riassumano il mitico cantante da poco 67enne dei Judas Priest: signori e signore, Rob Halford – Robby per gli amici: un concentrato di energia, acuti e pantaloncini di pelle attillata tutt’in un pezzo, un signor cantante che durante quest’estate da poco conclusa ci ha fatto vibrare e tremare – tra una data e l’altra – in tutta Europa ed in tutto il mondo.

Son sincera: non sono mai stata una fans sfegatata dei Judas, ma dopo essermeli rivisti live per due volte nella stessa settimana da una Firenze Rock al soleggiato e francese Hellfest, non posso non definirmi stupita ed ammaliata da una voce che, a quasi 70 anni, ha ancora tanto da dire.

Dopo 4 anni di silenzio da “Redeemer of Souls” i Judas hanno sfornato lo scorso 9 marzo l’ultimissimo “Firepower“, un album il cui tour promozionale è partito nell’immediato e ha riconsacrato la band a leggenda dell’heavy. Dapprima in America per poi partire in Europa da Oslo il 5 giugno, ogni data è stata infuocata: ovviamente in Italia la polemica non poteva non mancare per la brevissima durata dello show. Escludendo ai propri fan grandi classici quali “Breaking the Law” e “Living After midnight”, la band ha voluto scusarsi pubblicamente per la performance promettendo di rimediare al prossimo concerto in qualità di headliner.
Pessima obiettivamente la scelta di far aprire ad una band come i Judas Priest una band come gli Avenged Sevenfold.

Ma voltiamo pagina.

Concerti internazionali della portata di oltre 100.000 persone (si, e pensate che non eravamo nemmeno schiacciati come sardine tanto grande era il posto) come l’Hellfest hanno invece saputo valorizzare l’immagine dei nostri 5 rocker britannici garantendo uno show lungo, dignitoso, infiammato, indimenticabile ed unico ( davvero difficile trovare un difetto all’Hellfest, organizzato minuziosamente nei minimi dettagli, pulito, attrezzatissimo e con un’acustica a dir poco perfetta da far tremare la Mecca del Wacken). Fra una data e l’altra, ecco poi la grande sorpresa il 29 di agosto al Bell Centre di Montreal, in Canada, in cui la performance “Delivering The Goods“, dopo 38 anni di assenza live ha sorpreso tutti i presenti.

Eccezionale questo Rob Halford, ed eccezionale quanto il pubblico continui ad amarlo nel 2018, 45 anni dopo la sua entrata ufficiale nella band. E come si è potuto vedere proprio nella storia dei Judas, dopo i cambiamenti di cantante e di stile, la band funziona solo con lui e con nessun’altro.

Perchè si sa, Rob Halford era un ragazzo, che come me, cantava i Beatles ed i Rolling Stones: cresciuto a pane, acqua e rock, non ha perso tempo per farsi conoscere.
La sua estensione vocale, pari a 4 ottave, è una delle più conosciute ed invidiate in tutto il mondo metal ( sorrido mentre leggo su Wikipedia come qualche fan abbia descritto minuziosamente le note che riesce a toccare Robby nelle rispettivi canzoni…)

E personalmente, dopo quest’estate, per una voce del genere mi ritengo ovviamente delusa dallo scarsissimo seguito riscosso al Firenze rock in qualità di data italiana e ci tengo a sottolineare che band come gli Avenged Sevenfold non esisterebbero nemmeno senza gruppi come i Judas Priest o Ozzy alle spalle..discorso scontato? Non mi sembra proprio, visto che ogni anno il discorso stesso si ripete. Siamo poco curiosi, accettiamo il motivetto in radio, non amiamo approfondire le origini o diamo per scontati certi must che ognuno di noi dovrebbe sapere a memoria. Speriamo solo che il 1 marzo 2019, a Bologna per il No More Tours del nostro Ozzy, i nostri Judas Priest ci regalino un unico, indimenticabile ma soprattutto meritato spettacolo.

E voi avete comprato il biglietto? Che aspettate??

Ci vediamo sotto il palco, metalheads!!!

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