Intervista ai RuinThrone

Abbiamo avuto l’opportunità di intervistare i power metallers RuinThrone, band che vi presentammo in occasione del loro precedente lavoro ‘Urban Ubris’. Ecco il risultato di una gradevole chiacchierata tra la band e la nostra Benedetta.

Ciao ragazzi, ben ritrovati su SDM e grazie per aver accettato questa intervista.

Ciao Benedetta, è un grande piacere. Grazie a voi per averci dato questa possibilità.

Come nasce il progetto RuinThrone e, di conseguenza, a cosa è dovuta la scelta del vostro particolare moniker?

Edoardo: Il progetto RuinThrone nasce dall’esigenza di restituire al Power quella vena malinconica e tetra che secondo noi non è ancora stata esplorata fino in fondo. Le colorazioni emotive che esprimiamo nei nostri brani giacciono sepolte nelle nostre personalità e avere una band come quella dei RuinThrone ci permette di esplorarle e integrarle nel nostro flusso di coscienza.

‘Urban Ubris’ è il vostro primo esordio discografico. Rinnovo i complimenti. Avete riscontrato  difficoltà durante la stesura?

Edoardo: Grazie! Ci fa piacere vedere che, anche se è passato qualche anno, ‘Urban Ubris’ affascini ancora. Le difficoltà sono state molteplici, faremmo prima a dire cosa è stato semplice. Diciamo che, tenendoci molto sul generale, abbiamo fatto delle scelte tipiche di un disco di esordio, sbagliando l’utilizzo del nostro budget e alcune scelte tecniche. Siamo comunque soddisfatti del lavoro uscito fuori ma non è detto che in futuro non ci sarà qualche pubblicazione per riproporre con altri mezzi le idee di allora. Con gli occhi di oggi lo vedo come un album necessario al raggiungimento di quello che attualmente stiamo producendo e del quale siamo entusiasti. In una visione di insieme ‘Urban Ubris’ è stato il nostro solco di aratro in una terra fertile.

Invece, come ricordate il vostro primo esordio live?

Edoardo: Andiamo indietro nel tempo di circa 8 anni, suonavamo come spalla a un altro gruppo; la location era delle migliori: il Palarockness di Genzano, tempio della musica Rock. Eravamo tutti su di giri ed emozionati, inoltre quella sera doveva venirci a sentire un tastierista che si era interessato al progetto, un certo Giorgio Mannucci. Evidentemente lo convincemmo perché ancora oggi suona con noi! Mi ricordo un pubblico numeroso, del concerto in sé ricordo poco anche se imparammo una delle lezioni fondamentali in questo ambiente, ovvero stare attenti alla strumentazione lasciata incustodita: ci sparì un microfono durante il cambio palco.

Come tutti i gruppi alle prime armi eravamo esaltati e immaginavamo sentieri di gloria davanti a noi! A ricordare tanta ingenuità fa un po’ tenerezza; ai Ruinthrone di allora direi di prendere tutto con più leggerezza e di pensare a divertirsi.

Come nasce un brano dei RuinThrone?

Edoardo: Nella stesura dei nostri brani ci focalizziamo su quello che ci piacerebbe ascoltare da una band attuale; il tentativo è di comporre seguendo esclusivamente il nostro gusto, senza dare troppo spazio a etichettature, mode del momento o scelte troppo facili. Diciamo che a oggi è una sfida verso noi stessi, speriamo di essere all’altezza! Anche la scelta dei testi non è mai banale a nostro giudizio, sappiamo bene che l’ascoltatore medio neanche farà caso all’argomento trattato in una data canzone ma conoscerlo a fondo per noi è importante per l’interpretazione, la partecipazione e la composizione musicale.

Un episodio particolare legato alle vostre rispettive entrate nella band?

Nicolò: Un episodio particolare potrebbe essere l’entrata di Matteo nella band. Io sono stato assente fisicamente dal gruppo e da Roma per 9 mesi in cui ho vissuto a Los Angeles e negli ultimi mesi (eravamo già da tempo senza un bassista fisso) questo ragazzo aveva cominciato a suonare con il resto del gruppo mettendo mano anche a pezzi nuovi che nemmeno io avevo ancora avuto modo di ascoltare. Perciò una volta ristabilitomi a Roma mi sono ritrovato un nuovo elemento che devo dire si è mostrato un valido apporto nella crescita del gruppo stesso.

Come e se, sono cambiati i RuinThrone a livello artistico-compositivo e di line up, dagli esordi a oggi?

Edoardo: Il nucleo centrale dei RuinThrone è rimasto lo stesso dall’inizio, abbiamo poi cambiato diversi membri fino a trovare un equilibrio che attualmente ci soddisfa molto; ricordo ancora le ansie e la drammaticità legate a un cambio di line-up; quando formi una band hai sempre paura che da un momento all’altro vada tutto in malora prima di riuscire a concludere qualcosa di buono. A livello compositivo pensiamo di essere maturati, sappiamo dall’inizio quello che vogliamo, non ci facciamo problemi a mettere in discussione le nostre idee, abbiamo il nostro modus operandi che nel tempo è affinato. Quando oggi proponiamo una idea lo facciamo in maniera ragionata, contestualizzandola e mantenendo una coerenza di fondo, senza la quale sarebbe impensabile progredire.

Come procede la stesura del nuovo album? Sarà un concept?

Edoardo: Siamo contenti che tu ce lo chieda, è la prima volta che ne parliamo in pubblico. Il prossimo album sarà un concept; abbiamo incubato moltissime idee in questi anni e proprio negli ultimi mesi stiamo raccogliendone i frutti. In questo preciso momento siamo in fase di scrematura e ci stiamo focalizzando sulle idee che pensiamo possano avere spazio nella set-list. Sarà in effetti un concept, sì. Se ti ricordi ne avevamo parlato qualche anno fa davanti a una birra e da allora abbiamo coltivato e seminato pazientemente, non vediamo l’ora di farvi ascoltare i frutti. Ci saranno sorprese a livello stilistico e scelte compositive senza compromessi. Nella nostra mente lo vediamo come un disco schietto, concreto e ambizioso.

Sì, infatti ricordo bene anche quella piacevole chiacchierata. La cosa più imbarazzante che vi è capitata on the road?

Nicolò: Con una compagnia come quella che si è creata ultimamente gli episodi imbarazzanti sono all’ordine del giorno. Pensandoci velocemente mi viene alla mente un dopo concerto dal nostro ultimo mini-tour dove abbiamo accompagnato il gruppo di Mark Boals (ex Malmsteen) in Puglia:eravamo entusiasti perché avevamo trovato una casa in affitto per una notte a una cifra ridicola e attrezzata di tutto punto. Dopo 8 ore (forse più) di guida, sound-check, concerto e alcolici vari assunti durante la serata il fisico un po’ ne risente e niente di più bello c’è che sapere che hai una casa riscaldata con un letto pronto ad accoglierti.

Entriamo in casa, molliamo strumentazione e zaini e vedendo una stufa decidiamo di accenderla per scaldare un altro po’ l’ambiente prima di metterci a dormire. Non trovando il modo di accenderla, ci mettiamo a cercare nei dintorni interruttori o roba simile quando Eddie, vedendo un rubinetto di una tubatura dell’acqua che fuoriusciva dalla stufa stessa pensa bene di aprila…attendiamo 10 secondi e sentiamo l’acqua fuoriuscire dalla stufa. Ci mettiamo ad asciugare come potevamo e ci mettiamo a dormire. Io mi alzo dopo poche ore per andare in bagno e tutto assonnato mi ritrovo Adriano e Eddie alle prese con gli stracci nel tentativo di mettere una pezza al salone ormai allagato. Asciughiamo tutto sperando non ci siano altre fuoriuscite d’acqua e ci diciamo “ok, adesso dormiamo e faremo finta non sia successo nulla”.

Dando un consiglio alle band emergenti, qual è, secondo voi, una delle caratteristiche che non deve mancare in un gruppo?

Edoardo: Penso che la fiducia reciproca sia a livello tecnico che a livello compositivo sia essenziale. Quando si è giovani musicisti si ha fretta di confrontarsi con gli altri e spesso si cade nello sterile tecnicismo, pensando così di crearsi una posizione all’interno del panorama musicale. La musica non dovrebbe, a nostro avviso, essere un mezzo per sentirsi superiori a qualcuno ma un modo per condividere.

A volte quello che mi da la carica e il piacere di suonare davanti a un pubblico è proprio questo, ovvero pensare: “quelle persone hanno sofferto come me e hanno trovato un modo per esprimerlo con questo genere di musica, non devo dimostrare loro di essere il migliore, ma è mio compito renderli tutti partecipi: siamo un’unica grande famiglia”.

Tre aggettivi per i RuinThrone?

Nicolò: Energia, riflessione e fratellanza.

Energia perché se al nostro pubblico durante un concerto, o ascoltando il nostro disco, arriva anche solo il 10% di quella che provo io suonando questi brani mi posso ritenere più che soddisfatto.

Riflessione perché tutti i testi e la musica stessa offrono spunti di riflessione andando a toccare, anche se in un’atmosfera fantasy, le sensazioni e i sentimenti dei personaggi di cui parlano. È come un invito all’ascoltatore all’immedesimarsi in una data situazione.

Fratellanza: questo magari è un po’ più difficile da comunicare ma è quello che si sente quando sai di poter fare affidamento su un gruppo non solo di musicisti ma di amici, quando si ha un obiettivo comune e ci si da una mano per raggiungerlo unendo le forze in un unico progetto chiamato RuinThrone.

Progetti futuri?

Nicolò: Progetti futuri… sicuramente il nuovo album a cui stiamo lavorando da un po’, ormai. Speriamo di stupirvi e soddisfarvi ancora più di quello che siamo riusciti a fare con “Urban Ubris”. E dopo l’album tour e date in giro per l’Italia e Europa. È fondamentale per una band muoversi dalla propria città natale. Non sono per l’esperienza del tour in sé ma per portare materialmente la propria musica a chi non l’ha mai sentita. Non sempre troviamo locali pieni con gente entusiasta, ma anche quelle poche persone che un giorno prima non ti conoscevano e ora ti seguono su social e magari comprano il tuo disco valgono più di tutto il resto. Sapere che la tua musica ha suscitato emozioni in qualcuno ti dà un senso di soddisfazione che non si può comprare in nessun modo.

Un messaggio per i vostri fans?

Nicolò: Sostenete la musica emergente. Purtroppo la cultura Italiana non incentiva, come accade all’estero, all’ascolto di band underground limitandone così le possibilità di successo. Andate ad ascoltare gruppi che non avete mai sentito e se vi piacciono comprate un disco o una maglietta. Siete i primi a poter cambiare la scena musicale… Noi il nostro lo facciamo tutti i giorni cercando di proporre musica di un certo livello e offrendo uno spettacolo dal vivo che valga la pena di essere vissuto, ma senza un pubblico le speranze di poter espandere il nostro bacino di ascoltatori sono davvero poche e pian piano si perde la motivazione – che è il motivo per cui molti gruppi col tempo si sciolgono.

Bene ragazzi, vi ringrazio ancora per la disponibilità augurandovi il meglio per il futuro

Grazie ancora a te per il costante supporto.

A cura di Benedetta Kakko Delli Quadri

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Entra nello Staff di SDM nel 2012 come collaboratore interno,recensore e reporter.Con grande passione per i generi Rock&Metal,inizia a suonare la batteria per poi proseguire il suo studio per qualche anno.Il merito va tutto a Mike Portnoy che definisce il "suo master per eccellenza".Ma la sua vera e propria ossessione è Tony Kakko,frontman dei finlandesi Sonata Arctica.Adora i SONATA ARCTICA e band italiane quali:Secret Sphere,RuinThrone,From The Depth,Skylark,Elvenking,The Ritual e tante altre. Ulteriori collaborazioni:Resp.Nord Italia con la rubrica “Italian Power Metal Emergency”per Archivio Metallico Italiano;Collaboratrice e Resp. Comunicazione Web per Altamira Events; Promoting & Supporting bands;Resp. Rubrica Benedetta’s Metal Kitchen su Brutal Crush.