Eluveitie + Skálmöld + Wind Rose @ Legend Club (09/02/15): il report della serata!

Grazie ad Anna Zanchi per le foto.

La Locandina del Tour

La mia “storia” col folk metal inizia più o meno una decina d’anni fa con i Finntroll. E’ stato il gruppo finlandese a conquistarmi e a farmi iniziare la deriva che, oramai profondissima, mi ha portato ad essere quello che sono oggi. Dopo aver ascoltato i Finntroll mi lanciai immediatamente alla ricerca di gruppi simili scoprendo in meno di un mese tutti quei gruppi che per molti sono stati gli apripista di questo genere: Ensiferum, Equilibrium, Korpiklaani e appunto Eluveitie. Gli svizzeri mi colpirono immediatamente perché avevano qualcosa di diverso dagli altri gruppi, fra melodie folkloristiche “vere” e non solo accennate come nei gruppi che avevo scoperto fino a quel momento e una parte ritmica della band dedita a un melodic death metal che era stato fino alla scoperta del folk il mio genere preferito. Da lì un amore per la band capitanata da Chrigel Glanzmann che però nel tempo si è un po’ incrinata: vuoi per gli ultimi due dischi sotto le attese, vuoi per un’attitudine che mi è sembrata sempre più “commerciale”, sicuramente la luna di miele fra me e gli elvetici è finita da un pezzo.

Nonostante questo l’occasione di vederli finalmente dal vivo, finendo tra l’altro di vedere dal vivo tutti i più importanti gruppi folk mai esistiti, non me la potevo lasciar sfuggire. Se ci aggiungiamo la possibilità di vedere dal vivo gli islandesi Skálmöld (le cui quotazioni era salite nel mio borsino dopo il buon terzo album uscito l’anno scorso, Með vættum) e gli italiani Wind Rose (di cui ho abbastanza apprezzato l’ultima fatica uscita pochi giorni fa, Wardens of the West Wind) l’occasione diventava troppo ghiotta per essere lasciata sul campo. Eccoci allora al racconto della serata.

  • La Location

Si arriva in perfetto orario al Legend, accolti dall’ampissimo giardino del locale, da una buona zona merchandising e da un’affluenza non ampissima. Il pubblico è però in crescita costante e già alla prima nota dei pisani Wind Rose raggiungerà il 100-150 persone, arrivando a riempire quasi tutto il locale quando saranno gli Eluveitie a salire sul palco. L’atmosfera pare rilassata e (nota doverosa) il pubblico non sembra affatto composto da giovani come mi aspettavo: l’età media sembra davvero elevata e sono numerosissimi gli avventori “non-metallari”, la popolazione insomma che ti aspetteresti in un generico pub un generico sabato sera. Per carità, la cosa fa piacere ma al contempo fa abbastanza strano faticare a vedere la maglietta di un gruppo ad un concerto simile. Ultima nota sulla temperatura che non raggiungerà mai livelli elevati: un condizionamento perfetto che non avevo mai trovato in altri locali.

Gli orari sono perfettamente rispettati e alle 19.30 I Wind Rose salgono sul palco.

  • Wind Rose

I Wind Rose nascono nel 2009 a Pisa e rimangono al sottoscritto sconosciuti fino a qualche settimana fa quando arriva alle mie orecchie il loro secondo lavoro, ‘Wardens of the West Wind’, uscito in quei giorni e accompagnato dal videoclip ‘Rebel and Free’. Power/Epic Metal a tinte folkloristiche, ero curioso della loro prestazioni anche in attesa della loro esibizione al Fosch Fest di Agosto. Le impressioni ricevuti sono state positive: i componenti della band, tutti abbastanza giovani, mostrano di saper tenere il palco e di saper interagire col pubblico, sfornando una buona e divertente prestazione. Anche le buone impressioni dell’album sono confermate in sede live, con alcuni pezzi davvero validi (sopra tutti ‘Erebor’) accompagnati ad altri che, seppur meno coinvolgenti, mostrano buone qualità e buone idee. L’esperienza, che forse è il tallone d’Achille della band, potrà solo migliorarli: il risultato della loro prestazione è una mia maggiore tranquillità nell’attesa della loro esibizione del Fosch e una curiosità che sicuramente mi porterà a tenerli d’occhio nei prossimi tempi.

Setlist:

  • Age of conquest;
  • Heavenly minds;
  • Breed of durin;
  • Ode to the west wind;
  • Born in the cradle of storms
  • Rebel and free
  • Skálmöld

Con un pubblico che oramai riempie più della metà della sala fanno la loro comparsa sul palco gli islandesi Skálmöld. La band, alla quarta volta in Italia in pochi anni, sta riscuotendo un buon successo e anche la reazione del pubblico sembra essere molto più calda di quella ricevuta dagli stessi negli anni addietro. Ad aumentare la qualità della loro prestazione sono senza dubbio le nuove composizioni del loro terzo album ‘Með Vættum’, uscito poche settimane fa. Molti dei pezzi di quest’album sono abbastanza immediati e hanno sicuramente una resa più semplice dal vivo rispetto ai pezzi dei due precedenti album, più lenti e ragionati. Non mancano comunque i vecchi pezzi, alcuni dei quali accolti da ovazioni del pubblico che mai mi sarei aspettato. Da segnalare la presenza di quattro cinque islandesi davvero infoiati per la band di Snæbjörn Ragnarsson. Non smetteranno di pogare, fare headbanging e cantare ogni pezzo, riflesso dell’enorme successo della band in madrepatria (e della probabile alta quantità di alcool ingerita dagli stessi prima e durante il concerto).

  • Eluveitie

Dopo un cambio palco effettuato in assenza di musica di sottofondo (e quindi praticamente in silenzio) ecco che finalmente gli svizzeri di Chrigel salgono sul palco. Immediatamente il mio sguardo si va a porre sulle prime file, ora compattamente occupati da ragazzi, come mi aspettavo. Il palco del Legend può accogliere il numero degli svizzeri in giustezza e ciò avrà un’interessante risvolto in quanto bassista e chitarrista della band saranno stabilmente sugli amplificatori ai lati del palco, con un risultato visivamente bello quanto inaspettato. Anche l’audio sarà buono (dopo un naturale paio di minuti di assestamento), almeno dalla mia posizione vicina al mixer.

La prestazione degli Eluveitie è da band affermata e capace: le sbavature sono davvero poche, il dialogo col pubblico minimo ma efficace, anche Chrigel sembra mantenere bene tutta la prestazione (anche se arriverà a fine concerto visivamente provato), sostenendo come da sempre flauto e cantato. Ottima la parte acustica come da tradizione e buona la parte ritmica, la setlist passerà da pezzi vecchi e nuovi senza una esatta continuità, mettendo in risalto anche le differenze tra i primi e gli ultimi lavori (per quanto mi riguarda nettamente a favore dei primi, ma qui forse si entra nella sfera personale di ognuno).

Rimanendo per l’appunto nella mia sfera personale valutazione a parte va fatta per la prestazione di Anna Murphy. Anna Murphy è un’ottima cantante, brava dal vivo quanto su disco e che unisce una buona tecnica a una bella voce naturale. Ma allora perché negli ultimi due dischi degli svizzeri i pezzi in cui la sua voce è protagonista sono di gran lunga i peggiori? Personalmente (ma vi posso assicurare di non essere l’unico a pensarla così) odio letteralmente ‘Il Richiamo dei Monti’ o ‘A Rose for Epona’ Ma perché questo? La spiegazione sta nella voce stessa della Murphy: come detto essa è bella da ascoltare ma ha un’intonazione tremendamente mielosa e troppo, troppo dolce. E cosa succede quando uniamo dei suoni da death moderno come sono negli ultimi dischi degli Eluveitie a una voce mielosa e a testi dalla discutibile scelta linguistica? Otteniamo pezzi mielosi e commerciali. Ora per carità, a qualcuno piacerà e sicuramente agli amanti di certe sonorità non potranno che apprezzare “Il Richiamo dei Monti” cantato in italiano ma purtroppo per i miei gusti personali non riesco proprio a reggere questi pezzi, che fanno la loro comparsa nella scaletta accompagnati da ovazioni del pubblico che evidentemente la pensa diversamente da me, dimostrando che come ho detto all’inizio siamo nella mia completa sfera personale.

La serata volge a conclusione, con un pubblico divertito che si apre anche in un wall of death chiamato da Chrigel e che esplode definitivamente sull’encore, dedicata all’intramontabile capolavoro di Inis Mona, pezzo davvero stupendo che mi riporta, riallacciandomi all’inizio del live report, ai miei primissimi ascolti folk.

Concludendo, con Una lacrimuccia per Inis Mona, un plauso alla maturità degli Skálmöld e un in bocca al lupo per il futuro ai Wind Rose posso davvero ritenermi soddisfatto della serata, svoltasi nel migliore dei modi e in un locale che ha dimostrato di essere all’altezza di eventi di questo tipo.

SetList:

  • King
  • Nil
  • From Darkness
  • Thousandfold
  • AnDro
  • Sucellos
  • Omnos
  • The Call of the Mountains
  • The Nameless
  • Inception
  • Hope
  • Kingdom Come Undone
  • Alesia
  • The Silver Sister
  • Carry the Torch
  • A Rose for Epona
  • Quoth the Raven
  • Havoc
  • Helvetios
  • Inis Mona

A cura di Federico “Jezolk” Lemma

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