DRAUGR (The Last Show) + guests 22/12/2013 live @ Pescara: il live report!

27 Dicembre 2013 0 Di Redazione SDM

P1070860Nella mia (tra molte virgolette) “carriera giornalistica” scrivere live report è sempre stata la mia attività preferita. Il live, il concerto è il momento più alto della mia passione per la musica, massacrarsi le costole e l’ugola il modo migliore per valutare l’operato di un gruppo. Riportare tutte queste emozioni su carta mi viene sempre naturale e sono sempre stato soddisfatto dal risultato finale dei report molto più di qualsiasi altra cosa scriva.

Non avrei mai pensato, fatte queste premesse, di poter trovare un giorno tanta difficoltà quanta tristezza nello scrivere un live report. La sensazione che ho in questo momento è davvero quella di scrivere il necrologio di un caro amico, di una persona che sai non vedrai mai più e di cui rimane solo il bellissimo ricordo. Questo è in sostanza un live report che non avrei mai voluto scrivere.

I Draugr nella loro carriera hanno sicuramente dato tantissimo alla scena italiana e al sottoscritto, primo fra tutto due dischi fenomenali di cui il secondo da tutti considerato uno dei migliori prodotti black/folk in assoluto, personalmente nella mia top ten del genere. Il tremendo Lunedì di qualche tempo fa in cui gli abruzzesi annunciavano lo scioglimento rimarrà uno dei momenti più tristi dell’anno, considerando anche che solo poco tempo prima gli stessi avevano cominciato a parlare di un nuovo album e che inevitabilmente quel materiale andrà perso.

Non mi voglio soffermare sul perché e sul percome siano arrivati a questa decisione e sinceramente neppure m’interessa. L’unica cosa interessante e tremenda al tempo stesso è che i Draugr dopo dieci anni si sciolgono e che alla Tipografia, circolo ARCI di Pescara, si è celebrato il loro funerale con una festa pagana degna di chi sa di morire in terra ma di “rivivere ogni volta che la nostra musica riecheggerà”, come Trumphator ha ricordato nei ringraziamenti finali. Passiamo quindi alla descrizione di questa commovente quanto grandiosa serata.

Si arriva in netto anticipo, giusto il tempo di due chiacchiere e una (buonissima) birretta e si comincia la lunghissima fila per la maledetta tessera ARCI. La legione è accorsa da un po’ tutta Italia, nonostante le feste, la Domenica e il fatto che Pescara non sia per molti proprio dietro l’angolo: Milano, Torino, Pistoia, Modena, Puglia, Roma, Potenza solo per dire qualche posto. La voglia di omaggiare per l’ultima volta i Draugr è tanta, la discussione verte un po’ ovunque sul motivo dello scioglimento e su quanto sia scandaloso che una band del genere sia stata così poco considerata, sia dal pubblico ma soprattutto dalle etichette discografiche prestigiose. L’ingresso, dove tutto il merchandising rimasto è esposto, è preso letteralmente d’assalto. Il locale appare ancora mezzo vuoto quando salgono sul palco i Dewfall e l’ultima battaglia dei Draugr ha inizio.

DEWFALL

Provenienti da quel di Bari i Dewfall mostrano fin dalle primissime note una dedizione totale alla violenza del death metal anni 90. Tecnici quanto basta a non rendere monotono il loro sound e a mantenere altissimo il ritmo per tutto lo show, ben tengono il palco facendo scatenare a più riprese un gran bel pogo, con azzeccati assoli e frequenti e ben riusciti sessioni di tapping. L’audio del locale appare molto buono e il pubblico che continua ad affluire. Il cantante della formazione barese, Vittorio, dedica pezzi al pubblico e ai Draugr in continuazione, tirando fuori una buona prova. Nota di merito va però al basso di Saverio che fra tutti appare il più scatenato sul palco. Il pubblico apprezza e si scatena definitivamente durante la cover dei Dissection ‘Night’s Blood’.

Solo al penultimo pezzo i baresi concedono una pausa con ‘Moon Dagger’, pezzo più melodico con un assolo molto prog. Si ritorna subito alla violenza però con ‘Apostasy of Hopes’ che chiude la buona prova dei baresi, in ginocchio davanti ai rispettivi strumenti.

Scaletta:

  • The course to Malkuth
  • The eternal flame of Athanor
  • Painful death lake
  • Night’s blood (Dissection cover)
  • Moon dagger
  • Apostasy of hopes

SHORES OF NULL

Da Roma arrivano gli Shores of Null, band romana ancora a secco di release che non conoscevo, presentati da persone meglio informate come molto simile agli ultimi Amorphis, tra l’altro primi nelle band a cui gli stessi si ispirano sulla loro pagina facebook. Impressione confermata ma non in maniera così scontata: gli Shores of Null sono stati una piacevolissima sorpresa, richiamando sicuramente gli ultimi Amorphis ma spaziando moltissimo durante ogni pezzo, arrivando a ricordare band molto diverse come Opeth, Dark Tranquillity o Solefald, passando da pezzi più death e pesanti ad altri più ragionati, tranquilli, molto doom. Sicuramente questa variabilità è il grande pregio ma anche il grande difetto della band, in quanto fra tutta quest’amalgama di generi appare ancora non formata un’idea che possa essere fatta davvero propria dai romani. Insomma il sound appare molto ben diversificato e molto ben eseguito, denso di buone idee ma ancora un po’ acerbo.

Lo show comunque ha il suo impatto, soprattutto per l’ottima prova del cantante Davide, che spazia da pulito a sporco con una facilità e una resa davvero entusiasmanti, tenendo tra l’altro molto bene il palco e con una barba che merita una nota (invidiosa) di merito. Anche gli altri componenti della band appaiono padroni assoluti del proprio strumento, con i due chitarristi chiamati più volte ad arricchire ancora il sound con degli azzeccati cori. Ottima la prova del batterista, che non molla un colpo per tutta la durata dello show.

Concludono in un locale oramai abbastanza pieno gli Shores of Null, annunciando un’uscita e lasciando spazio finalmente all’ultima prova dei lupi italici.

Scaletta:

  • 0x0000
  • Kings of null
  • Souls of the abyss
  • Night will come
  • Ruins alive
  • Quiescent
  • The heap of meaning
  • Time is a waste land
  • Pain masquerade
  • Eudaemonia

DRAUGR

Alla spicciolata, osannati uno per uno, fanno il loro ingresso Jonny, Triumphator, Stolas, Ursus Arctos, Mors, Nemesis: la legio è al completo per il proprio ultimo show. La sala è piena e giusto il tempo di sistemarsi sul palco che ‘Dove L’Italia Nacque’ inizia a far cantare il pubblico, che per tutto lo show dimostrerà di aver in pieno recepito l’opera dei Draugr, ripetendo a memoria praticamente ogni pezzo e omaggiando i lupi con un pogo incessante e violento.

“Nell’anno bastardi 392 L’imperatore Teodosio dichiara guerra al mondo pagano. Attraverso i decreti il fuoco avvolge ciò che rimane dell’antico culto, e le fiamme allungano l’ombra della croce e sotto di essa annega ogni resistenza nel sangue. Solo pochi uomini osarono sfidare la potenza della chiesa, e questa è la loro storia”

Si prosegue subito con altri due pezzi tratti da ‘De Ferro Italico’, la potentissima ‘The vitulean Empire’ e ‘L’augure e Il Lupo’.

Perfettamente truccati, gli abruzzesi mostrano fin dall’inizio la volontà di dare tutto al loro pubblico per il loro ultimo show: Mors in particolare è scatenato e sembra godersi ogni attimo, Nemesis è una vera furia e tira fuori fin dall’inizio la sua migliore prova fra tutte le esibizioni dei Draugr a cui io abbia assistito. Triumphator ammetterà egli stesso di aver suonato commosso per tutto lo show, Stolas, Ursus e Jonny macinano note con un intensità e una facilità imbarazzanti. Insomma, lo spettacolo è assicurato come al solito e forse più del solito, col risultato che alla fine di ogni pezzo mi tocca tirar giù qualche divinità e chiedermi ancora una volta il perché una band capace di tirar fuori queste emozioni da sopra un palco non dovrebbe più esibirsi. Il rimpianto, scusate se lo ripeto, è davvero enorme. La scena italiana ha perso un gran pezzo. Tutti sembrano più o meno avere gli stessi pensieri e a meno di qualche amico della band di vario stampo e condizione alcolica che tira fuori qualche battuta regna talvolta un tremendo silenzio fra un pezzo e l’altro.

A questo punto potrei continuare il live report ma non aggiungerei molto agli altri due già presenti sul magazine. Come ribadito, lo show è davvero entusiasmante e la band da davvero tutto sul palco. Nel corso della serata, saliranno sul palco anche Warth e Dolan, vecchi chitarristi che daranno anche il loro contributo “all’ultima battaglia”. Altro momento da ricordare il lancio dell’ultimo sangue usato sul pubblico da parte di Triumphator, che imbratta tutti e soprattutto un fedelissimo della prima fila, che penso non riuscirà mai più a togliersi tutto quel rosso dalla faccia.

La scaletta continua saltando al primo album, ‘Nocturnal Pagan Supremacy’, con ‘Spirit of the Past’ e l’omonima ‘Nocturnal Pagan Supremacy’, per tornare a ‘De Ferro Italico’ con i balli della primavera in ‘Ver Sacrum’ e con l’incredibile ‘Suovetaurilia’. Si torna ancora indietro con la stupenda ‘Land of Warriors’ per poi andare avanti con la tremenda tripletta ‘Inverno’ – ‘Roma Ferro Ignique’ – ‘De Ferro Italico’, tre pezzi intensi come davvero pochissimi se ne sentono.

De ferro italico, in ultio redemptio,
De ferro italico…
Per aspera sic itur ad astra,

E’ più o meno qui che lo show raggiunge il suo limite, la sua punta. La commozione si fa strada fra tutti, ‘De Ferro Italico’ è l’urlo disperato del pubblico che solo ora, nel racconto della battaglia finale, comincia davvero a sentire che la fine è vicina, che questo è davvero l’ultimo show, che quell’urlo è stato l’ultimo. Nel pogo successivo cerco di procurarmi ferite gravi, cerco di prendere una botta in testa, con gli occhi lucidi e la volontà precisa di non uscirne bene, pieno di una tristezza indicibile. Ne esco con dolori in tutto il corpo, lividi e graffi come mai mi era capitato.

E non è ancora finita. Dopo una piccola pausa in cui personalmente cerco di riprendermi dal dolore fisico e morale per aver ascoltato per l’ultima volta dal vivo la mia canzone preferita, tutti cominciano a richiamare sul campo i lupi, che tornano poco dopo accolti fragorosamente dal pubblico, nel frattempo divisosi a metà per un wall of death. E al pubblico così diviso che Triumphator fa, commosso, i dovuti ringraziamenti.

Mancano ancora due pezzi, probabilmente i due più grandi successi degli abruzzesi, ‘Legio Linteata’ e ‘Furore Pagano’. Ancora una volta perfettamente eseguite, ancora una volta intensissime, ancora una volta gli occhi lucidi. Su ‘Furore Pagano’ l’ultima esibizione dei Draugr si chiude con un’invasione di palco, col pubblico ad abbracciare i propri beniamini pieno di commozione.

Si finisce, davvero, per l’ultima volta. Tempo di ringraziare tutti, di fare qualche foto che finirà sul caminetto e si va, col cuore pesante come mai. Lo show è stato ancora una volta grandioso, probabilmente il più intenso a cui abbia mai assistito e sicuramente il più intenso per me.

Ringrazio come al solito tutti i miei compagni di viaggio, disposti a farsi un viaggio da Torino per assistere a questa serata, Teo in particolare per avermi concesso le sue bellissime foto, David per averci offerto un riparo, Zanna, Robo e Bompa per l’ottimo e rispettoso distillato di olocausto.

Ma soprattutto un ringraziamento ai Draugr, con la speranza, sepolta in fondo al cuore, di poter un giorno descrivere il vostro ritorno sul campo da battaglia.
Questo inverno non ha pietà.

Una sola vittoria non basterà
a salvare la storia dall’ombra della chiesa…
ma le gesta di questi uomini
rimarranno scolpite nella leggenda,
e vivranno per sempre
per ispirare nuovi guerrieri
a combattere per la libertà.
Tombe senza nome,
la loro pietra racconta, urla senza voce,
il loro eco ora giunge a noi,
moderni guerrieri dagli antichi ideali.

Scaletta:

  • Dove L’italia Nacque
  • The Vitulean Empire
  • L’Augure e il Lupo
  • Spirit of the Past
  • Nocturnal Pagan Supremacy
  • Ver Sacrum
  • Suovetaurilia
  • Land of Warriors
  • Inverno
  • Roma Ferro Ignique
  • De Ferro Italico

Encore

  • Legio Linteata
  • Furore Pagano

a cura di Federico “Jezolk” Lemma

Foto: (ringraziamenti a Matteo “Theo” Damiani)

Shores of Null:

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Dewfall:

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Draugr:

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