All’inverso Tour: Folkstone + altri @ Audiodrome – Moncalieri (TO)! Il report della serata!

Locandina

Si chiude il tour 2013 dei Folkstone dopo 44 concerti in 6 mesi. Un anno importante per la band bergamasca all’alba di un 2014 dove secondo programmi vi sarà l’uscita del loro attesissimo quinto album.

Chiusura affidata alla cura della Black Horse Booking, alla location dell’Audiodrome di Moncalieri (TO) e a una kermesse di assoluto rispetto: ben 5 band di supporto fra cui i Materdea che hanno annunciato ufficialmente l’uscita del loro nuovo album, gli Ulvedharr di nuovo sul palco dopo vari problemi nelle ultime settimane, i Lou Quinse sempre in scrittura del nuovo album (come a noi anticipato in questa intervista) e gli Ideogram, progetto interessante di cui ci siamo già occupati qui. Se a questi motivi aggiungiamo poi il concreto rischio per il sottoscritto di non vedere i Folkstone dal vivo per un lungo periodo ecco che l’assoluta necessità di presenziare all’evento prende forma. E’ dopo qualche ora di treno e qualche birra che arriviamo sul luogo, senza idea di come tornare a casa ma sicuri che la serata valga ben di più di una notte in stazione.

Arriviamo per la prima volta nella mia vita con un’ora di anticipo sull’inizio di un concerto e noto subito come il locale sia davvero bello e ben calibrato per l’evento. La gente affluirà costantemente per tutta la serata arrivando a riempirlo quasi completamente e stupendo anche i Folkstone che affermeranno di non aver mai visto questi numeri a Torino. Anche l’audio darà una buona prova con qualche problemino celermente risolto, risultando alla fine sopra la media dei locali di questa “taglia”.
Da segnalare anche l’incredibile mix di pubblico tipico dei concerti dei Folkstone: nel pubblico sarà possibile trovare arzille vecchiette sfidare il pogo scatenatosi due file più avanti, padri di famiglia con maglietta dei Bathory accompagnare i figli di cinque anni, ragazzi di ogni età, blackster convinti, gente in camicia, gotici e chi più ne ha più ne metta. Un incredibile mix che fa capire quanto il gruppo sia trasversalmente apprezzato in po’ da tutti.

Sono circa le otto quando sul palco si spengono le luci per dare inizio alla serata.

  • Henderwyd

Con un pubblico già abbastanza numeroso salgono sul palco gli Henderwyd, band folk metal di Torino che avevamo già notato al Fosch Fest 2012.

La prima impressione della serata va però al palco stesso dove sembra misteriosamente assente il batterista. La batteria di Edo (Folkstone) appare infatti tristemente vuota al centro del palco quando iniziano le danze. Dopo un paio di spostamenti il mistero si svela: probabilmente per una precisa richiesta dei Folkstone tutti i batteristi dei gruppi di supporto suoneranno su un’altra batteria montata in una posizione molto nascosta data la non enormità del palco. Un peccato che non ci consentirà di godere appieno della vista di tutti i musicisti della serata.

Ma torniamo alla band: caratterizzata da una doppia voce femminile (stranamente ad un solo microfono) e supportata dai cori di Simone (tastiere e violoncello) e di Erich (chitarra solista), dal violino di Beatrice e dalla tastiera appunto di Simone, la proposta degli Henderwyd è valida e prende bene il pubblico sin dal primo pezzo, ‘Valley of no return’, continuando per tutto lo scarso minutaggio concesso ai torinesi. Da sottolineare l’ottima prova di Simone che si alterna fra piano e violoncello durante ‘Sulle orme di Gontia’.

Attendiamo quindi il loro nuovo album e intanto rispolveriamo il loro omonimo EP del 2012 dopo la buona prova di questi ragazzi.
Dopo una setlist limitata è l’ora di cambiare totalmente genere con gli Ideogram da Milano.

Scaletta:

  • Valley of no return
  • Castle Ruins
  • Sulle orme di Gontia
  • Course of the Bard

Ideogram

Da Milano arriva la proposta avant-garde degli Ideogram, anche loro con ben tre voci: Opera alla voce lirica, Kabuki (chitarra) e Grand Guignol (tastiera) ai cori e alla voce sporca.

Gli Ideogram mischiano con grande dovizia musica e teatro e ognuno dei componenti interpreta infatti una tipologia teatrale attraverso il proprio trucco e la propria maschera. Anche dal vivo risultano molto teatrali e solo così si può apprezzare veramente la loro proposta.
Il pubblico risponde bene sopratutto se si considera che la musica non è fra le più immediate, come sempre d’altronde quando si parla di questo (non) genere: si passa difatti da un genere all’altro molto velocemente con stacchi repentini, spesso senza una struttura ben precisa dei pezzi. Ben inseriti a questo proposito degli assoli di chitarra molto vari (dai più veloci a più psichedelici passando da momenti quasi ska). Buono anche l’uso della tastiera che fa da collante alle numerose influenze della band, con stacchi talvolta quasi industrial.

Anche per loro una scaletta ridotta ma che basta a interessare e incuriosire il sottoscritto. Maglietta e DVD obbligatori mentre la demo, distribuita gratuitamente, viene esaurita. Peccato per me ma bene per la band che insomma riscuote un discreto successo.

Scaletta:

  • Falling Snow
  • Geisha For My Demons
  • In A Cobalt Ocean
  • Evil (In Her Hands)
  • The Art Of Bleeding

Lou Quinse

Il palco cambia radicalmente per far spazio alla moltitudine di musicisti che compongono i Lou Quinse, arricchendosi delle percussioni de Lo Mat’ e di tutti gli strumenti acustici necessari ai torinesi. Palco che doveva sembrare particolarmente stretto dato l’affollamento proprio a Lo Mat che più volte approfitta degli stacchi per lanciarsi sul pubblico e scatenare quindi il pogo, con grande gioia del sottoscritto.

Arricchiti da una presenza femminile sul palco, lo Show dei Lou Quinse poco aggiunge a ciò detto per la loro esibizione al Fosch Fest: band assolutamente d’impatto, i quindici riescono a unire una attitudine molto ‘punk’ a un uso degli strumenti acustici molto azzeccato, mischiando quindi un poderoso muro di suono agli abbellimenti sempre ad alti bpm forniti da flauti, organetti eccetera. Il risultato è una partecipazione del pubblico (nel frattempo arrivato a un numero già più che soddisfacente) molto calda, infiammati anche dal sempre esuberante L’ermite (voce) e dall’appunto sopracitata presenza femminile.

Qualche problema iniziale d’audio soprattutto per il flauto de Lo carretton viene risolto dopo pochi minuti senza inficiare la prestazione finale e soprattutto l’effetto distruttivo che hanno i primi due pezzi, ‘Calant de Villafranca’ e ‘En passant la Riviere’. Anche con una scaletta leggermente ridotta c’è tempo di presentare un nuovo pezzo ‘La Dançarem Pus’, apprezzato e leggermente diverso dal solito che non fa che far salire l’attesa per il futuro album della band piemontese.

Mentre palloni giganti volano sul pubblico e vengono fatti esplodere da gente senza cuore (una ragazzina davanti a me quasi piange per non essere riuscita a toccare il pallone prima dell’esplosione) si preparano al loro ingresso i primi bergamaschi della serata, gli Ulvedharr.

Scaletta:

  • Calant de Villafranca
  • En Passant la Riviere
  • Rondeau de la Forca
  • La Dançarem Pus (inedito)
  • Pour Passar lou Rhone
  • Ai vist lo Lop

Ulvedharr

Dopo una serie di sfortune di cui sono stati protagonisti tornano sul palco gli Ulvedharr, chiamati anche loro a confermare l’ottima impressione avuta al Fosch. Band anche lei d’impatto, dimostra che i problemi sono un lontano ricordo e regala una grande prova ad un pubblico oramai affezionato che pende dalle labbra di Ark (voce) e che sarà protagonista di Wall Of Death, invasioni di palco, cori e in generale di un casino senza limiti.

Il gruppo bergamasco insomma conosce il suo pubblico e sa bene quali corde toccare per regalare un grande show ai presenti. La scaletta segue circa quella del Fosch, iniziando con l’ottimo inedito ‘The last Winter’ e continuando con tutti i pezzi più forti del loro unico album ‘Swords of Midgard’ (recensione). Il pezzo più portante è sicuramente ‘Onward to Valhalla’ in cui l’accoppiata Ulvedharr + pubblico da il meglio di se fra cori e la prima di una lunga serie di invasioni di palco che continuerà con i Folkstone.

A chiudere infine è un Pagan (Furor Gallico) con numerosi centimetri di capelli in meno a salire sul palco per ‘Harald Hàffagri’. Dopo un momento di sbigottimento generale per un taglio così radicale (naturalmente si scherza) lo show continua e si chiude fra la felicità e la stanchezza del pubblico, nonostante manchi ancora molto tempo alla fine.

Scaletta:

  • The Last Winter (inedito)
  • War is the eyes of Berseker
  • Odin Father never die
  • Ymir Song
  • Battle of Asgard (inedito)
  • Onward to Valhalla
  • Harald Hàffagri

MaterDea

Salgono sul palco i Materdea da Torino. Band attiva dal 2008 con due album all’attivo e uno in lavorazione, dimostrano anch’essi di avere un pubblico affezionato che oramai riempe quasi la totalità dell’Audiodrome.

Un epic metal condito dal violino di Elisabetta e dalle tastiere di Elena con la voce femminile di Simon. I torinesi sfornano una buona prova e si distinguono in particolare per una padronanza del palco da band veramente esperta, muovendosi, saltellando e cambiando posizione continuamente, in particolare Morgan (basso) e Marco (chitarra) dimostrano di avere una presenza scenica davvero sorprendente.

Annunciato infine il nuovo album, “A rose for Egeria”, in uscita al 2 febbraio 2014, da segnalare anche una bella cover del classico ‘Ballo in Fa Diesis minore’ di Branduardi.

E’ praticamente in perfetto orario che i MaterDea lasciano il palco fra gli applausi del pubblico. E’ arrivata finalmente l’ora dell’ultimo concerto dell’anno dei Folkstone.

Scaletta:

  • Beyond the Painting (inedito)
  • The green Man
  • Satyricon
  • Broomoon
  • Benandantes, Malandantes
  • A Rose for Egeria (inedito)
  • The little Diviner

Folkstone

Sono da poco passate le 23.00 quando finalmente scendono sul palco i Folkstone.

Cosa dire dei live dei Folkstone? Dopo averli visti svariate volte nelle più svariate varianti (concerti acustici, festival, locali piccoli, locali grandi, ecc..) posso solo dire che i bergamaschi sono fenomenali dal vivo. Tre ore circa di show, 23 pezzi suonati alla perfezione con un’intensità unica e con una partecipazione del pubblico impressionante. Per ben tre volte il pubblico invaderà il palco appropriandosi dei microfoni, roba da far avere un gesto di stizza a chiunque ma non ai Folkstone. Memorabile Lore (voce) che a un certo punto si sistema vicino alla batteria senza più un microfono in cui cantare ma con un sorriso stampato sulla faccia, o Andrea che invita gentilmente un fan a spostarsi dal suo microfono con una tranquillità fuori dal comune.

Si alternano in una rinnovata scaletta già rispetto a due mesi fa (quando avevano presenziato all’Agglutination) pezzi vecchi e nuovi, acustici e non, con tutti i pezzi più amati dal pubblico e con le immancabili cover: oltre all’oramai classica ‘C’è un re’ dei Nomadi viene proposta anche una bella versione di ‘Tex’ dei Litfiba, ma non la a mio parere ottima ‘Whiskey in the Jar’. Novità anche in ‘Rocce nere’, dove il neo chitarrista Luca si esibisce in un gran bell’assolo in mezzo all’ennesima invasione di palco.

Classico oramai anche il momento in cui è Roby a prendere in mano il microfono per la grandiosa ‘Un’altra volta ancora’, eseguita perfettamente e durante la quale è impossibile non provocarsi dolori in tutto il corpo saltellando come un cretino in mezzo al pogo.

Dopo una piccola pausa l’encore è dedicato a ‘Nebbie’, l’omonima ‘Folkstone’, al momento più romantico di ‘Vortici Scuri’ e al gran finale ‘Con Passo Pesante’. Si chiude qui la serata e il tour 2013 dei Folkstone, con l’ultima invasione in cui anch’io cedo alla tentazione di saltellare su un palco strapieno di persone e colmo di esaltazione.

Scaletta:

  • Ol Bal di Oss
  • In Taberna
  • Non sarò mai
  • Lo Stendardo
  • Grige Maree
  • C’è un Re
  • Respiro Avido
  • Luna
  • Il Confine
  • Frerì
  • Anomalus
  • Anime dannate
  • Terrasanta
  • Tex
  • Frammenti
  • Un’altra volta ancora
  • Omnia fert Aetas
  • Rocce nere
  • -encore-
  • Nebbie
  • Folkstone
  • Vortici Scuri
  • Con Passo Pesante

Si torna a casa grazie a sant’uomini con tanta stanchezza quanta soddisfazione. Una serata perfetta con numerose band di tutto rispetto che chiude un anno davvero importante per i Folkstone e idealmente anche per tutto il folk metal italiano. Inutile dire che ci rivediamo l’anno prossimo, perché i Folkstone puoi vederli anche cinquanta volte ma stai sicuro che ti divertirai sempre. Un ringraziamento a tutti, in particolare ai sant’uomini che mi hanno riaccompagnato a casa.

Alla prossima guerrieri orobici!

a cura di Federico “Jezolk” Lemma
(Grazie a Martina per il valido aiuto e per le foto)

 

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