D-A-D e THE 69 EYES travolgono il Live Club di Trezzo sull’Adda: photoreport dell’evento
La sera del 28 gennaio scorso si è tenuto al Live Club di Trezzo sull’Adda, in provincia di Milano, l’unica data italiana del Cowpunks & Glampires Tour 2026, che ha visto la partecipazione dei danesi D-A-D (acronimo di Disneyland After Dark) e dei finlandesi The 69 Eyes. Sebbene, a prima vista, l’accoppiata possa sembrare strana (i goth finlandesi aprono il glam rock espansivo e irriverente dei danesi), l’energia contagiosa e lo spirito giocoso di entrambe le band hanno dato vita a una serata memorabile, da cui il pubblico ne è uscito stremato da tanto entusiasmo.
Ad aprire la serata sono stati “i vampiri di Helsinki”, ovvero The 69 Eyes. Un grande ritorno per loro qui in Italia, dove l’ultima volta purtroppo, non si sono potuti esibire per via di un furto della loro attrezzatura nei pressi di Como.
Puntuali e già pronti sul palco, i musicisti hanno optato per eseguire tutti i brani preferiti dai fan, trovando persino il tempo per I Survive, il loro brano più recente con la presenza di Steve Stevens (noto come il chitarrista di Billy Idol), di cui riportammo già il videoclip ufficiale. Fin dall’inizio del concerto, l’alto livello di energia che avrebbe caratterizzato la serata è stato evidente. Estremamente ben skillati, i finlandesi hanno innondato la sala in un’atmosfera gotica ricca di ombre e melodie dense, suonando con la precisione e il carisma che li hanno resi un fenomeno mondiale. Da If You Love Me The Morning After a The Chair, passando per Gothic Girl, Brandon Lee e l’inaspettata Wasting The Dawn, The 69 Eyes hanno tenuto un concerto estremamente ben eseguito che ha soddisfatto pienamente il pubblico in sala.
La voce profonda e languida di Jyrki 69, con gli occhiali scuri ben saldi al loro posto, è stato il filo conduttore di un concerto tanto ipnotico quanto magistrale. La silhouette del cantante, con il suo aspetto e il suo portamento, evoca Ian Astubury (The Cult), Jim Morrison (The Doors) o Peter Steele (Type O Negative).
Dietro quest’ultimo, la band è stata impeccabile: Jussi 69, in particolare, colpisce per il suo stile potente e coerente, mentre le chitarre hanno creato un’atmosfera al tempo stesso oscura e sensuale. Il suono in sala è stato ottimo, così come le luci sul palco. Il pubblico ha apprezzato la qualità delle composizioni, che ricordano agli amanti della musica i primi tempi dei Cult, The Sister of Mercy, Fields of the Nephilim, o persino qualche tocco dei New Model Army. Dal mio punto di vista ottimi riferimenti, davvero. Il pubblico è stato molto ricettivo nei confronti dei The 69 Eyes, che hanno proposto un set intenso, fedele al loro universo e perfettamente calibrato per ambientare la serata all’insegna dell’oscurità romantica.
Lo show offerto dai The 69 Eyes è stato una grande festa e purtroppo, come tutte le cose belle, dopo le due songs del bis si è arrivati ad eseguire Lost Boys, il brano che ha chiuso il concerto e che ha fatto infiammare la sala e ha trasformato la fine del concerto in un momento di pura euforia, con il pubblico che ha reagito con applausi assordanti e grida di entusiasmo.
I finlandesi hanno lasciato il palco puntuali, dopo più di un’ora di concerto, per lasciare spazio agli headliner della serata.
Purtroppo, il cambio di palco è stato un po’ più lungo del previsto, ma ecco il turno dei D-A-D a riempire la sala del Live Club di colore con il loro glamour festoso.
Jihad è stata la prima song che ha dato il via alla scaletta, subito molto gradita dal pubblico (così come Point Of View e Grow Or Pay), prima di 1, 2 e 3, Speed Of Darkness e The Ghost, intervallati da Riding With Sue, Girl Nation e Rim Of Hell, bilanciando la sobrietà del suo album più recente, Speed Of Darkness (pubblicato nel 2024), con l’espansività che ha segnato l’inizio della sua carriera.
Ad un certo punto dello show, Jesper Binzer ha lasciato la sua Flying V, ed è sceso dal palco per dirigersi direttamente in mezzo al pubblico, dove ha cantato la ballad Something Good con il coro dei fans. È stato il primo di una serie di classici che hanno infiammato la sala e fatto canticchiare ai presenti ogni riff, strofa e ritornello suonati dai danesi.
Rivisitati creativamente dal vivo dal quartetto, i brani hanno acquisito nuova vita. Tracce di soli 3 minuti si sono trasformate in jam di oltre 10 minuti, arricchite dagli assoli di Jacob Binzer e dalle giocose comicità di Stig Pedersen che, brandendo i suoi tradizionali bassi a due corde (con in evidenza il missile e l’oliva per citarne alcuni) e vestito da cheerleader, ha strappato risate e applausi al pubblico ad ogni cambio di basso.
La spirale ascendente ha raggiunto il suo apice con Monster Philosophy. Un grande classico datato 2008 in cui Laust Sonne, da dimostrato di essere un vero mago dietro la batteria. Ogni suo movimento sembrava sfidare la gravità, trasformando la batteria in un’estensione del suo stesso corpo. Il concerto si è concluso con Bad Craziness, datata 1991 e che ha fatto impazzire il pubblico.
Ma la serata ha riservato un’ultima sorpresa. Il bis, dove Jesper Binzer e Jacob Binzer imbracciano la chitarra acustica ed hanno iniziato a suonare Laugh ‘na ½, song che ha trasformato la sala del Live Club in un coro armonioso ed assordante, per arrivare alla terza canzone del bis It’s after Dark, che ha chiuso la serata con un tocco dorato e un’energia travolgente ed indimenticabile; che ha lasciato a tutti i presenti la sensazione di aver preso parte a qualcosa di davvero memorabile.
Tra l’atmosfera gotica dei finlandesi e il glamour colorato ed irriverente dei danesi, il pubblico ha vissuto un’altalena di emozioni, divertimento e musica di altissimo livello, uscendo dal locale con la certezza di aver assistito a uno spettacolo memorabile. Anche dopo più di quarant’anni, la fiamma è ancora viva e si può ancora contare sui D-A-D come punta di diamante dell’Hard Rock europeo.
Report e photogallery di Pino Panetta
