Vio-lence

 I Vio-lence sono uno dei tanti gruppi-meteora che si sono avvicendati all’interno del panorama underground statunitense, senza riuscire ad avere un giusto riconoscimento da parte della comunità di appassionati se non negli ultimi anni. Incisivi, dall’attitudine molto chiara e sottovalutatissimi, sono noti ai più per essere la band in cui ha militato Robb Flynn (dal 1987 al 1992) prima di entrare a far parte dei Machine Head. Proposero un thrash di stampo americano molto pesante, con un buon livello di produzione e (col senno di poi) parecchio archetipico: riff al veleno, poco spazio agli assoli e velocità più spinta possibile. Un disco come “Eternal Nightmare” (1988), con la sua copertina fatta di fauci concentriche che assorbono un ignaro sognatore, si prefigura come uno dei pilastri del genere, decisamente da riscoprire per chi non lo avesse ancora fatto. La frenesia dell’opener “Eternal nightmare” è paragonabile ad un treno in corsa verso gli inferi del thrash metal più incisivo e libero da contaminazioni mai realizzato: la voce di Sean Killian all’epoca probabilmente non riuscirà a convincere del tutto, ma trova un proprio senso nella sua particolarità e nella capacità di distinguersi da miriadi di band similari. Il ritmo del disco è in queste circostanze talmente elevato che, come spesso accade nel genere, si rischia di farsi passare addosso il tutto senza rendersi conto delle differenze: ma a ben vedere riff come quelli di “Kill on command” o “Phobophobia” sono talmente ben elaborati, variati nel tempo e bilanciati che tendono a rimanere impressi con facilità. E subito dopo si avverte il bisogno di riascoltare il tutto, solo per godersi tutto quello che si fosse eventualmente smarrito per strada. Per (ri)scoprire il sound dei Vio-lence, thrash metal ottantiano senza compromessi, si può comodamente partire da un grandissimo disco come questo.

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