Trevor ci racconta il suo progetto solista Trevor And The Wolves

Quest’anno abbiamo visto la “partenza” di Trevor, voce degli storici Sadist, con il suo progetto solista Trevor And The Wolves. L’artista ha debuttato con il potente album ‘Road To Nowhere’ (qui la recensione) lo scorso Febbraio lasciandoci piacevolmente spiazzati, dunque non abbiamo perso l’occasione di poter scambiare quattro chiacchiere con lo stesso.

Da cosa nasce Trevor And The Wolves? Cosa rappresenta? Chi sono i “lupi” coinvolti nel progetto? Il buon Trevor ci racconta questo e altro nell’intervista sottostante, raccolta da Francesco “Chiodometallico” Russo

Ciao Trevor! E’ un piacere poterti ospitare su SDM e grazie per il tempo. Siamo sempre stati abituati a vederti ed ascoltarti con i tuoi storici progressive death metallers Sadist. Oggi, con sorpresa (gradita), ci ritroviamo davanti i Trevor And The Wolves e tanto buon rock n’ roll. Mi illustreresti com’è nato questo nuovo progetto?

Ciao Francesco e grazie per lo spazio concessomi.

Trevor and the Wolves nasce in una delle poche pause prese con i miei Sadist. In realtà da qualche tempo ragionavo su questa possibilità, tuttavia dopo l’uscita di Hyaena, ultimo album in casa Sadist siamo stati davvero molto impegnati in un paio di tour e diversi festival in Europa, il tempo per far partire una cosa parallela non era mai maturo. Ho sfruttato la prima pausa e ora eccomi qui a promuovere “Road to Nowhere” il mio debut album solista.

I Sadist rappresentano la mia vita da oltre vent’anni è qualcosa di cui non riuscirei mai a privarmi, ma come si suol dire una cosa non esclude l’altra. La natura che mi circonda e l’amicizia con i membri della band mi ha spinto a mettere in piedi questo progetto che di certo si può ritenere: genuino, diretto e dannatamente rock’n’roll!

Con l’album ‘Road To Nowhere’ hai messo in mostra il tuo lato più rock, palesando un certo amore per quella corrente sonora che, decenni or sono, ha fatto scuola e continua a farla tutt’oggi. Per quanto la domanda possa sembrare retorica, così per te il Rock n’ Roll?

 Come detto “Road to Nowhere” è un album hard’n’heavy che rispecchia i canoni del genere, sia musicalmente parlando che attitudine. I rimandi sono quelli che ci portano indietro nel tempo, nonostante la produzione curata da Tommy Talamanca nei Nadir Studios è da considerarsi assolutamente odierna. Gli stilemi dell’hard rock richiedevano un mixing acustico, suonato con cuore e passione. Sono davvero soddisfatto del lavoro venuto fuori, non ho nulla da recriminare e questo è ciò che più conta. Devo fare i miei più sinceri complimenti alla band e a tutte le persone che hanno lavorato duro per la realizzazione di questo disco.

“Road to Nowhere” è da considerarsi un album a km 0, visto che tutti i miei collaboratori oltre ad essere persone preparate e professionalmente parlando molto serie, sono anche ottimi amici e che non sono solo vicini affettivamente. Matteo Siri ha diretto i videoclip di “Burn at Sunrise” e “Red Beer”, Ennio Parodi si è preso cura di tutto il set fotografico, mentre Eloisa Parodi e Manuel Del Bono hanno lavorato a quattro mani su tutta la parte grafica. Ne è scaturito un gran lavoro da parte di tutti che mi rende orgoglioso. Infine la produzione esecutiva del disco da Nadir Music S.R.L.

Questo rappresenta Rock’n’Roll lavorare con lo spirito giusto, senza farsi troppe domande, questo genere di musica rappresenta la nostra storia, la nostra scuola, quello che abbiamo imparato in tenera età di cui dobbiamo andare fieri ed orgogliosi, tutti noi che suoniamo da anni Metal dobbiamo dire grazie ai precursori del genere che ci hanno iniziato e introdotto in questo fantastico mondo!

Presentaci il “branco” che ti accompagna in questa nuova avventura. Di chi ti sei avvalso e come mai hai scelto proprio loro?

Quando ho pensato a quest’album in primis la mia intenzione era quella di fare il percorso con musicisti che prima di essere preparati tecnicamente fossero amici, la scelta dei “Miei Wolves” è infatti ricaduta su grandi amici, con cui condivido buona parte del mio tempo libero. Francesco Martini è un giovane chitarrista, tecnicamente molto preparato, entusiasta di natura, sono certo che farà una gran carriera, le stesse parole valgono per Emanuele Peccorini, la prima volta che lo vidi dietro le pelli ho pensato “lui sarà il mio batterista”, per Alberto Laiolo e Antonio Aluigi, rispettivamente chitarra e basso, fare questo cammino insieme era doveroso, sono amici di vecchia data, musicisti che non si risparmiano, sia sopra che sotto il palco, questo era quello che cercavo e posso ritenermi più che soddisfatto.

Trevor and the Wolves è il mio progetto che ho voluto condividere con le persone a me care. Sono persone molto preparate tecnicamente, ma che al tempo stesso non creano problemi, sono disponibili e cosa più importante tra noi c’è un ottimo feeling, come dico sempre una volta che trovi le persone giuste devi essere bravo nel consolidare il rapporto e tenerle strette.

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Un viaggio tra paesaggi incredibili e natura selvaggia, con ogni tappa segnata da una delle tracce presenti, credo che così può esser descritto il vostro debut album. Come descriveresti il disco e cos’hai voluto racchiudere al suo interno per quanto riguarda le lyrics?

Questo progetto nasce come un connubio tra musica e natura. “Road to Nowhere” è un viaggio verso il nulla. Con l’immaginazione sono andato lontano, ho visitato luoghi tremendamente belli, utilizzando gli usi e i costumi di quelle terre. Altri testi narrano leggende horror, fiabe dai risvolti mozzafiato.

In alcuni casi lo storyboard è costituito da racconti terrificanti, come per: “Bath Number 666”, “Black Forest”, “Burn at Sunrise”. Di certo non ne ho mai fatto segreto, sono affascinato dal male. Su tutti però c’è un testo cui sono particolarmente legato, quello che riassume tutto il concetto di questo viaggio, da sempre sostengo che non c’è partenza più bella del ritorno, “Unforgivable Mistake” brano che chiude il disco riassume quanto detto, visto che si tratta di una canzone dedicata all’amore verso il mio paese. Ho girato il mondo ma tornare a casa è la cosa più bella.

Musicalmente parlando, ho trovato ‘Road To Nowhere’ un omaggio appassionato, come dissi in fase di recensione, al caro e vecchio hard rock senza, però, limitarsi nell’inserimento di elementi vari che ne hanno contraddistinto il contenuto per certi aspetti. Come sono nate le composizioni e cosa ti ha più ispirato? Tutta la band ha partecipato al processo di realizzazione della musica?

Ognuno ha contribuito al disco, nonostante si tratti di un progetto solista quello che ne è scaturito è frutto di un lavoro d’insieme. Francesco Martini ha scritto tutti i riffs di chitarra, di lì in poi libero sfogo alle idee di ogni musicista. Il sound venuto fuori è da definirsi hard’n’heavy a tutti gli effetti, genuino, sincero, potente e rudimentale, quest’ultimo aggettivo non vorrei fosse interpretato male, tale etichetta è sinonimo di forte legame con le mie tradizioni e di un amore folle per la natura selvaggia. L’hard rock rappresenta la storia di ognuno di noi che suoniamo musica metal anche estrema.

Oggi è sempre più difficile essere originali i canoni del genere non vanno traditi, è vero abbiamo cercato di aggiungere qualcosa ma quello che era la mia intenzione era mantenere certi dettami e dare alla luce un album che fosse assolutamente hard’n’heavy. Sulla stesura dei brani ogni musicista ha dato il suo importante apporto, lavorare di squadra significa avere più idee su cui ragionare e questo credo sia una cosa più che buona.

Sul disco puoi vantare alcune valide collaborazioni, come sono nate e in che modo hanno arricchito i contenuti?

Riguardo ai guests, ho avuto la fortuna di avere con me grandi musicisti che hanno arricchito il disco con la loro indiscutibile arte. Christian Meyer, drummer di Elio e le Storie Tese non lo scopriamo di certo oggi, rappresenta uno dei migliori batteristi in circolazione, ci conosciamo da diverso tempo siamo buoni amici, giudicare Christian per la sua tecnica è superfluo, quello che posso confermare è che i grandi musicisti si distinguono soprattutto per la grande umiltà e disponibilità. Le stesse parole valgono per Stefano Cabrera dei Gnu Quartet, si tratta di uno dei migliori compositori contemporanei, un vero talento, ha stravolto positivamente il brano che ha firmato.

Che dire di Paolo Bonfanti se il blues vive ancora oggi nel nostro paese lo si deve a persone come Paolo, eclettico chitarrista che fa del suo entusiasmo il marchio di fabbrica. V’invito poi ad ascoltare quello che ha fatto Grazia Quaranta, sempre per rimanere in tema di blues voci come quella di Grazia non si trova tutti i giorni, anzi sono certo che cantanti di tale levatura ce ne siano poche in giro.

Avevo poi bisogno di qualche strumento tradizionale per il brano “Red Beer” incentrato su una rissa all’interno di un pub sito nel porto di Glasgow, volevo una cornamusa e una ghironda, Daniele Barbarossa dei Winterage e Francesco Chinchella si sono messi a disposizione, facendo un grande lavoro. Credetemi ognuno degli ospiti mi ha impressionato, sono tutti musicisti incredibili, è stato bellissimo lavorare fianco a loro, professionali, geniali, semplicemente unici.

E se ti dicessi che durante l’ascolto del disco, tra me e me, mi son detto “caspita, credo che Trevor starebbe molto meglio negli Ac/Dc al posto di Axl Rose”? Non è un ipotesi, me lo son detto davvero.

Grazie della stima 🙂 sono lusingato. Gli Ac/Dc sono una delle mie band preferite, da sempre. Credo che l’operazione Axl per i fan di vecchia data non abbia suscitato un riscontro positivo, tutti noi abbiamo in testa gli Ac/Dc di Bon Scott prima e di Brian Johnson poi. Potrebbe essere che la decisione di andare avanti non sia solo di Angus ma di agenzie che lavorano intorno a questo grande nome, sono felice di aver visto gli Ac/Dc diverse volte dal vivo e di averlo fatto con la formazione al gran completo o quasi…

Cambiare dal death metal all’hard rock / rock n’ roll credo sia stato impegnativo per quanto riguarda il tuo stile e la tua impostazione vocale. Come ti sei trovato e, al contempo, hai riscontrato la necessità di particolari accortezze?

Sicuramente il Trevor dei Sadist è molto differente, cantare death metal richiede un approccio diverso. A fine anni ottanta ho iniziato a cantare cercando di avvicinarmi il più possibile al growl, alle sonorità estreme, dopo anni avevo voglia di misurarmi in altri ambiti, comunque legati al mio passato di metalkids.

Sono attratto dalle sfide, musicalmente tutti noi siamo cresciuti prima con l’Hard Rock poi con l’Heavy Metal per questo motivo certe cose sono venute fuori in maniera del tutto naturale, voglio aggiungere a chi mi chiede se ci dovremmo abituare a questa versione di Trevor, no signori miei io canto Death Metal e sarà così per sempre!

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Per quanto riguarda il lato concerti, avete già presentato i nuovi brani al pubblico e altre date sono in arrivo suppongo. Tra l’altro credo che i pezzi siano estremamente idonei per la sede live. Che riscontro avete avuto ad ora e dove potremo venire ad ascoltarvi dal vivo prossimamente?

Sono una persona semplice, umile, ma al tempo stesso determinata, mi piace andare fino in fondo, per questo motivo non avrei potuto pensare solamente a uno studio project. Come dico sempre l’aspetto più divertente e appagante per un musicista è suonare dal vivo. Una volta che ho avuto garanzie sulla data d’uscita da parte di label (Nadir Music) e distributore italiano (Audioglobe), con l’agenzia abbiamo iniziato a lavorare sul booking.

A oggi sono stati confermati quindici concerti e altri sono in fase di definizione, faremo un bel giro: Viareggio, Milano, Firenze, Padova, Genova, Savona, Alessandria, Mantova, Pisa, Torino… Il tour è iniziato il 16 febbraio, i concerti stanno andando molto bene, nonostante sia un pessimista di natura la risposta da parte del pubblico è stata buona, considerando che questo sia un nuovo progetto e il disco sia fuori da poco più di un mese.

Concordo pienamente, “Road to Nowhere” contiene brani che in sede live risultano davvero esplosivi. Le prossime date ci vedranno impegnati al Grind House di Padova, e subito dopo all’Angelo Azzurro di Genova e all’Arci Tom di Mantova, le occasioni per venire a vedere Trevor and the Wolves in sede live non mancano, vi aspetto!

Bene, essendo in dirittura d’arrivo hai lo spazio per dire quello che vuoi nel caso mi sia sfuggita qualcosa e, nello stesso tempo, ti ringrazio nuovamente per la tua cordialità – che da sempre ti contraddistingue – e lo spazio concessomi. Ti auguro il meglio per tutto e spero di rivederti presto dal vivo!

Grazie a te e a tutta la redazione, non mi stancherò mai di dire che il vostro lavoro, la vostra passione sono molto importanti per la scena metal. Tutti insieme dobbiamo portare avanti la nostra musica, il nostro amato metal.

A me non resta altro che abbracciare tutti i lettori, quanto a noi speriamo di vederci presto, magari davanti a una birra o perché anche a qualcuna in più.

In alto il nostro saluto!!
Trevor

A cura di Francesco “Chiodometallico” Russo

 

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About Francesco Chiodometallico 11001 Articles
Fondatore di Suoni Distorti Magazine e principale creatore di contenuti del sito. Ex caporedattore di Italia Di Metallo, ha collaborato anche con altre realtà in ambito Metal / Rock, nell'organizzazione di eventi ed è anche speaker su Metal Maximum Radio. Il suo motto: "Preferisco starvi sul cazzo che leccarvi il culo!"