The Past is Alive: 10 motivi per cui i Dissection sono la migliore band black-death ancora oggi

Jon Nödtveidt (28 giugno 1975-13 agosto 2006)

“Hai mai ascoltato i Dissection?”

Ricordo come se fosse ieri questa domanda, postami da un amico nella mia ingenua età di 21 anni.
Ricordo ancora meglio quando, dopo aver scartato “Reinkaos” dalla pellicola, timidamente lo inserivo nel lettore in macchina. Ora a 28 anni i Dissection rimangono secondo i miei personalissimi gusti una delle band migliori mai ascoltate e quell’album uno dei dischi al quale sono più legata, per il semplice motivo di come la musica sia la colonna sonora di alcuni periodi della nostra vita. Spero di convincervi, o almeno mi auguro che condividiate il mio pensiero racchiuso nei seguenti punti.

10 punti che spiegano come i Dissection continuino ad essere una delle migliori band black/death della storia del Metal.

Non esistono più

E qui assistiamo all’effetto Van Gogh: non è la prima volta che un artista trascorre la vita a comporre opere eccezionali ricevendo modesti consensi o addirittura non venendo apprezzato.
I Dissection rappresentano una delle band più sottovalutate in assoluto, una di quelle band che segnano un confine netto tra l’infinito oceano underground ed il mainstream a volte anche troppo sopravvalutato.
Una di quelle band che il solo fatto di conoscere ti rende diverso dalla massa.
Ragionamento scontato e banale? Anche no vista l’abnorme quantità di gruppi che si scioglie e si ricompone, insistendo negli anni a riproporre in modo ridicolo versioni diverse di canzoni uniche che avrebbero dovuto rimanere tali tramite un ascolto malinconico da lettori cd nel buio della propria camera o durante un viaggio in macchina.

Pochissimi album registrati

Pochi ma buoni, come si suol dire. “The Somberlain”, “Storm of the Light’s Bane” e “Reinkaos”: ovviamente non considero in quest’articolo gli EP, le raccolte o gli album live..ma sfido ogni fan sfegatato come me a non conoscerne parola per parola i singoli testi di tutte le canzoni.
Anche qui siamo davanti ad opere uniche, che solo menti superiori avrebbero potuto creare e registrare: album che segnano un’evoluzione, un cambiamento nel genere mantenendo sempre la costante del “Blackened Death Metal”.
Inutile dirlo ma il mio preferito rimarrà in assoluto appunto “Reinkaos”, da molti definito appunto il più melodico della band nonché il meno apprezzato (a differenza del famosissimo “Storm of the Light’s Bane”, considerato una pietra miliare del death/black metal.)
Peccato perchè non ci sia album che rappresenti meglio la band come lo stesso Jon teneva a sottolineare.

Il genio indiscusso di Jon Nödtveidt

Misterioso, carismatico, oscuro, enigmatico: satanista dichiarato, ossessionato così tanto dai propri ideali da farne uno stile di vita. Jon non voleva creare una band black metal, non voleva adeguarsi al genere: Jon voleva distinguersi. Ed attenzione, non stiamo parlando di anni in cui il metal era saturo di esordienti: ci si poteva distinguere anche solo fondando un gruppo e registrare album una volta l’anno. Nelle sue poche interviste, vediamo come usi ripetutamente la parola “libertà”: libertà di scegliere, libertà di uscire dai vincoli imposti dal genere, libertà di sfogare il proprio estro creativo in una combinazione di sonorità e testi originalmente pensati. Un’inventiva che finalmente osa, propone, si lancia ad occhi chiusi nel vuoto.

I testi esoterici, il mondo parallelo in cui viveva lo stesso Jon

I Dissection sono solo uno dei modi per Jon per dare espressione al proprio credo. Fedele adepto al “Misanthropic Luciferian Order” (MLO), organizzazione svedese di matrice neo-gnostica i cui fondamenti mescolano Satanismo, concezioni orientali ed elementi nichilistici, il nostro frontman non perde occasione di scrivere opere che risultano essere quasi poesie astratte: come non citare la famosissima “Maha Kali” (Reinkaos) il cui ritornello non è altro che un’invocazione alla dea indiana del tempo e della morte Kali o “Dark mother Divine” (sempre Reinkaos). Jon parla di Dio e di Satana nella stessa strofa, ci spiega come il mondo che ci circonda, secondo la teoria filosofica del Caos, non sia altro che una fasulla astrazione all’interno del quale il vero satanista ripugna la menzogna e cerca il vero. Ci si apre quindi ad una reinterpretazione dei classici canoni del Satanismo spirituale: se Jon è geniale dal punto di vista musicale, non si può dire che non sia innovatore e controcorrente dal punto di vista religioso. Pensiero banale e scontato pure questo riferito al Satanismo?

Citatemi un gruppo metal che non parli di satana nei propri testi. Citatemi ora, però, un musicista che ci creda davvero. Jon era talmente convinto di sè stesso che la propria libertà di pensiero lo condusse inevitabilmente alla morte.

Il melodico ricercato, il sound sopraffino

Jon osa ciò che pochi avrebbero potuto osare a quel tempo: l’acustico in una canzone a metà fra death e black metal. Il mix che ne esce non risulta banale come le proposte melodiche di altre band: non siamo davanti infatti a qualche intermezzo concepito per riempire la canzone, ma siamo davanti ad un connubio sopraffino di assoli e di arpeggi acustici che in qualità di intro ti proiettano in un mondo parallelo (“Black Dragon”, Reinkaos; “The Somberlain”, The Somberlain).

L’omicidio, lo scandalo, la prigione

Forse i Dissection sono la band, dopo i Mayhem, di cui ci si diverte quasi a raccontarne la storia. Perchè il metal purtroppo si sa, ha bisogno anche di questo. Molti hanno sostenuto che l’omicidio dell’omosessuale algerino da parte di Nödtveidt fosse connesso alle attività della setta: in quanto sacrificio umano, oppure per timore che l’uomo avesse raccontato delle attività praticate dai membri. Altri, invece, sostengono che l’omicidio sia stato causato semplicemente da omofobia. Ecco allora un altro motivo per puntare il dito contro il metal da parte dei media: un motivo per parlare, per chiacchierare, per discutere.

Jon se ne va diretto in gattabuia, per 7 lunghi anni da cui se ne esce completamente cambiato.

Il suicidio

Il suicidio di Nödtveidt ha acceso discussioni simili, dopo il ritrovamento del suo corpo al centro in un cerchio disegnato da candele in un appartamento di periferia. Lui stesso aveva ammesso nelle poche interviste come il suicidio fosse l’atto estremo di purificazione: il vero satanista decide di porre fine alla propria vita per mano propria. Solo il Satanista è in grado di prendere tali scelte. Un dramma nel mondo metal che pose fine inevitabilmente al progetto della band. Il suicidio è sufficiente per mettere in ombra l’omicidio? Assolutamente no, in quanto intrinsecamente legato. E allora? Lo si odia o lo si ama questo Nödtveidt ?

Personalmente non sarei qua a parlarne e voi a leggere.

Morto un Jon, non se ne rifà un altro

Unici nel loro genere, mai più riproposto. Nessuna band cover ufficiale, nessun tributo, nessuna intervista (due-tre solo di Jon in attività), nessuna dichiarazione. Solo i Watain si possono permettere di proporre “The Somberlain” ogni tanto come chiusura di qualche live. I Dissection sono morti con la morte di Jon.

Piacciono per ciò che sono

Piacciono nelle loro vesti crude, diretti, senza fronzoli ed artifici retorici.

Piacciono per ciò che sono, a tutti

O almeno, ai pochi che arrivano ad ascoltarli. Nonostante i nove punti erano sufficienti per convincervi, credo che sia giusto sottolineare in un decimo il percorso che compie un metalhead non appena arriva ad apprezzare il loro stile. Sotto tanti punti vista il Metal può sembrare una musica da sfigati, o semplicemente da emarginati. Ho sempre sostenuto invece, e continuo a farlo, come questo genere sia invece un qualcosa per quell’ elite di persone che, annoiata o poco soddisfatta dai classici ed orecchiabili motivetti che ci accompagnano per radio, nella ricerca di quel “diverso” trova nel Metal una proposta raffinata, artisticamente e melodicamente geniale. Ed i Dissection sono proprio una di quelle band che propone quel diverso dallo standard che inevitabilmente piace.

Maha Kali, come to me!

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