The Dirt, il nuovo film sui Mötley Crüe

The Dirt, il nuovo film sui Mötley Crüe

2 Maggio 2019 0 Di Salvatore "Headwolf" Capolupo

Il film diretto da Jeff Tremaine è uscito a marzo, e mette da subito in chiaro la propria attitudine fin dal titolo: una storia musicale incentrata sullo sporco – quello più putrido e disumano che potreste immaginare. L’habitat naturale in cui sono nati ed hanno formato il proprio successo i Mötley Crüe, una delle band più celebri e shockanti del glam metal anni ’80. Il tutto si basa sul libro omonimo di Neil Strauss, scritto a stretto contatto con la band e base fondante della sceneggiatura del film.

Sulla band di per sè c’è poco da scrivere che non sia stato già raccontato: tra i padri fondatori del glam metal, ossessionati da un’immagine crudele, sessualmente allusiva e fuori da qualsiasi schema, da sempre al centro di polemiche per i comportamenti sopra il palco (e anche fuori), artefici di dischi fondamentali per il genere (tra cui Shout at the devil), esempio direi simbolico della band “live fast” della prima era che poi si lascia abbattere, progressivamente, dai propri stessi eccessi.

Il trailer ufficiale del film, disponibile su Netflix

Il film è stato accolto in modo generalmente non troppo favorevole dalla critica, come prevedibile: RottenTomatoes e Rolling Stone ne hanno contestato l’atmosfera vagamente rarefatta, un po’ troppo “costruita” e – dal mio punto di vista, soprattutto – piuttosto sulla falsariga di quanto si era visto dentro Lords of chaos. Due film simili per due mondi metal distanti anni luce, per molti versi, ma accomunati da uno stile romanzato, narrativamente prevedibile per quanto (nel caso del film di Tremaine) caratterizzato da eccessi insolitamente espliciti (quanto efficaci). Ma come nel film di Akerlund l’eccesso era spinto in modo sostanzialmente controllato, qui il limite è molto più lasco: si vedono episodi della vita dei Motley Crue che difficilmente avremmo conosciuto in qualsiasi altro film (dove si propende, tradizionalmente, più per la narrazione epica che per il realismo). Per questo motivo The dirt, che è un sostanzialmente un biopic ufficiale, ha avuto il divieto ai minori di 18 anni, questo per via delle scene esplicite di rock’n roll, droga (tra cui cocaina ed eroina) e sesso in qualsiasi variante.

I festini continui tra un concerto e l’altro, gli hotel vandalizzati, il disgustoso “contest” sul bordo piscina con Ozzy Osbourne (che ha raccontato di non ricordare l’episodio nello specifico, senza pero’ negare che sia successo: non è bello scriverci uno spoiler a riguardo, vero? Va visto!), le esibizioni sessuali di Bullwinkle (ex di Tommy Lee realmente esistita, nota per la pratica dello squirting che, in The dirt, ci viene sbattuto in faccia ad inizio film!), le tragedie familiari e i problemi la legge del cantante Vince Neil: per poi assistere al cammino di crescita della band fino all’incontro con un produttore, le innumerevoli storie sessuali clandestine (inclusa la moglie di un discografico), il matrimonio di alcuni membri, la crisi ispirativa e personale, il declino ed il ritorno sulle scene conclusivo. Questo erano i Mötley Crüe: una band che coniugava in modo singolare, anche nei video, l’estetica epico-horror con l’immagine di glamster trasgressivi.

The dirt ripercorre cronologicamente la storia dei Motley Crue, romanzandone alcune aspetti e basandosi comunque su fatti narrati nel libro omonimo. Il tutto a partire dal vissuto adolescenziale sofferto dei quattro membri della band, la caratterizzazione degli singoli atteggiamenti – sul palco e fuori – di ognuno dei protagonisti (avvenuta sulla base del video di Looks that kill, a quanto sembra), l’aspetto tragico ed umano della storia – quest’ultimo affiancato ad una prima metà fatta di eccessi puri, lo caratterizza in modo sostanzialmente positivo. Da vedere, insomma, nonostante i film di questo tipo siano costruiti tutti in modo simile, e a mio avviso interessante anche per i non-fan della band.

The dirt è disponibile in streaming su Netflix da questo link.