SAMAEL – Hegemony (2017)

4 Ottobre 2017 Off Di Salvatore "Headwolf" Capolupo

I Samael sono una delle quelle band che ho sempre amato in maniera piuttosto incondizionata, per cui il mio giudizio su ogni nuovo lavoro finisce per essere inevitabilmente vincolato da questo feeling: cercherò comunque di mantenermi piuttosto obiettivo, per quanto possibile e per quanto richiesto dalla mia posizione di recensore. Del resto dopo il capolavoro Ceremony of Opposites (di cui ho parlato qui), un lavoro come pochi potete trovarne in giro a livello di idee, innovazione e violenza sonora, il rischio delusione è sempre dietro l’angolo, per quanto la lezione lasciata dai nostri sia sempre stata piuttosto chiara: si può innovare, e senza perdere brutalità. Semplice e chiaro. Dovrebbe essere questo lo spirito che aleggia su questo nuovo Hegemony, in uscita il 13 ottobre per la Napalm Records (etichetta anche degli attuali Satyricon), e che i dotatissimi musicisti svizzeri propongono in forma smagliante e più sinfonica, rispetto ai precedenti. Un disco che, ci tengo a dirlo da subito, non delude dal primo ascolto e fa subito capire che tipo di lavoro possa essere.

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Hegemony è quindi il nuovo disco, il primo dopo un silenzio durato dal 2011, tempi di Lux Mundi – altro lavoro decisamente di livello, sicuramente da riscoprire dopo tutti questi anni di silenzio – in cui la componente sinfonica è particolarmente ispirata e tenebrosa, viene evocata in più passaggi l’attitudine propria di band come i Dimmu Borgir più recenti, contaminata con un sound moderno, personale e naturalmente parecchio brutale. La voce di Michael “Vorph” Locher è sempre decisamente sul pezzo, elemento indispensabile nonchè altamente caratterizzante del tipo di musica proposta dai nostri. Un black sinfonico moderno e compatto, che strizza l’occhio alle innovazioni modernizzanti dell’industrial, con sprazzi di suoni raramente sentiti in un lavoro del genere. Del resto la musica dei Samael evolve da 30 anni, passando per oltre 100 brani originali e la bellezza (per una band sostanzialmente “di nicchia” come loro) di quasi un migliaio di concerti in tutto il mondo. Hegemony è una autentica mazzata in puro stile Samael, così come la vagamente autocelebrativa Samael e la successiva Angel of wrath (consueto andamento marziale con l’aggiunta di un bridge da brivido); già questa tripla varrebbe da sola l’acquisto del CD, ma non è finita. Hegemony procede incalzante nel proprio incedere, senza stancare davvero se non forse a 3/4 dell’album: il feeling nel frattempo è diventato vagamente monocorde, specie a confronto di altri loro lavoro che reputo più variegati. Se quest’ultima può essere considerata l’unica vera pecca del lavoro, tra i brani migliori non posso fare a meno di ricordare “Black Supremacy” – che è uscito come singolo già da qualche giorno.

Unica pecca dell’album, dal mio personale punto di vista (per quanto si consideri suggestiva) la cover di Helter Skelter dei Beatles: qui rischio di non essere obiettivo e di fuorviarvi, perchè non amo le cover in growl in generale – a meno che, ovviamente, l’originale non sia stata registrata con quello stile. Pertanto mi astengo da qualsiasi giudizio in merito, confermando pero’ una cosa: di sicuro questo brano conclusivo non intacca la validità del lavoro, da ascoltare più volte per essere assimilato e molto adatto per farvi scoprire la band stessa, casomai non la conosceste.

A cura di Salvatore “Headwolf” Capolupo

  • Band: Samael
  • Titolo: Hegemony
  • Anno: 2017
  • Genere: Black metal, Industrial metal
  • Etichetta: Napalm Records
  • Nazione: Svizzera

TrackList:

  1. Hegemony
  2. Samael
  3. Angel of Wrath
  4. Rite of Renewal
  5. Red Planet
  6. Black Supremacy
  7. Murder or Suicide
  8. This World
  9. Against All Enemies
  10. Land of the Living
  11. Dictate of Transparency
  12. Helter Skelter (Beatles cover)