“Perchè ascolti Metal?” Storia di uno di molti noi, sotto il palco di un concerto.

Rho, 24/06/2012 Trivium - Arena Fiera. Foto di Francesco Prandoni

“Perchè ascolti Metal?”
“Perchè sembri essere così tranquilla, discreta, riservata buona ed ascolti Metal?”

Alzi la mano chi non ha mai ricevuto in vita sua una domanda del genere.

Bene, nessuno.

Tutti noi metalheads, prima o poi nella vita, abbiamo appeso metaforicamente il chiodo al chiodo e, pensando al come al quando ed al perché, abbiamo meditato su questa domanda.

Perchè ascolto metal? Perchè ho iniziato a farlo?

Ricordo solo che avevo 15 anni, ero nella casa di villeggiatura in montagna con la mia famiglia e andando a fare una passeggiata avevo preso il lettore mp3 di mio cugino: dentro c’era un vero e proprio mondo.

Ricordo ancora di preciso le canzoni di quella che sarebbe stata la colonna sonora di un’estate destinata alla noia: Metallica, “Sad but true” e “Nothing else matters”, Cadaveria con “Call me”, Blind Guardian con “Valhalla” e gli immancabili Cannibal Corpse.

Un nome che solo a pronunciarlo ti faceva sentire di un’esaltazione unica.

“Ascolto i Cannibal Corpse”.
Madò che cafonata da 92 minuti d’applausi.

In quell’mp3 avevo trovato un qualcosa di così affascinante, profondo, eclettico che non avevo mai ascoltato prima. 
Altro che i soliti Linkin Park.

Ritornata a scuola, a settembre, iniziai ad avvicinarmi durante la ricreazione al gruppo dei metallari.

Avevo già un’intero guardaroba nero perchè non esiste altro colore di vestiti che io ami di piu, a 16 anni avevo già i capelli lunghi da 30 anni quindi mi sentivo già predestinata ad essere una metallara. Ed ovviamente, in assenza dell’mp3 del cugino ancora più predestinato di me a diventarlo, comprai un altro mp3 ma soprattutto da brava fan comprai tanti, tantissimi cd.

I sabati pomeriggio andavo con un cappottino nero pece al negozio di musica della mia città, passavo le giornate a documentarmi su quello che era un costosissimo internet a pagamento, di ancora di più costosa e lenta connessione wi-fi di casa ma mi mancava un qualcosa… una cazzutissima band.

Insomma, avevo iniziato a suonare il pianoforte a 5 anni ed avevo iniziato a suonare la chitarra da 1, qualcosa dovevo pur inventarmi. Nel gruppetto pettegolo dei metallari della ricreazione le voci giravano in fretta: in 0.2 avevo già trovato la band come tastierista.

Hellmark si chiamava, un nome che era tutto un programma: facevano Black Metal ed io che al massimo in quel periodo ascoltavo Heavy o i Sonata Arctica, accettai subito l’incarico dopo una velocissima prova sul pianoforte di casa mia esaminata dal cantante.

Sono stati anni felici quelli con quei 4 ragazzi che sono diventati veri e propri amici nonché compagni di un’estate adolescenziale che sembrava non terminare più. 

Ed ovviamente, abbracciai completamente il Black Metal.

C’era qualcosa, in quelle sonorità così cupe, misteriose, estreme che mi attraeva e mi piaceva tantissimo: sono sincera, non scriverò mai che mi sentivo rappresentata dai testi o menate del genere, soprattutto perchè penso che sia impossibile rivedersi e riviversi in tematiche tanto estreme, crude e poco ortodosse quali quelle del Black… ma alle prime delusioni amorose, ai primi 4 in matematica, ai primi giramenti di coglioni adolescenziali… la musica era diventata la mia cura.

O col senno di poi direi la mia medicina.

Già perchè la musica ti dà tutto senza chieder nulla in cambio, se non il prezzo del biglietto di un concerto.

A 18 anni iniziarono appunto i concerti, prima in Italia poi all’estero: primo concerto Gorgoroth a Bologna, un’esperienza unica (nella quale non capii effettivamente un cazzo di una delle band più piatte e noiose della storia dell’umanità) che mi fece però avvicinare ancora di più a questo mondo.

Anche perchè, suonare in una band non mi bastava più: volevo lavorare in qualche modo nel mondo dei concerti.
Ecco allora, acquistata una reflex da 4 soldi iniziai a lavorare per etichette, webzine on-line: si lo so non ti danno un soldo manco morta ma la cosa mi piaceva così tanto che sarei andata anche in capo al mondo per recensire o fotografare aggratis un concerto.

Di seguito alcuni miei scatti…

Gli anni passavano, mi facevo 3-4 festival europei ogni estate, più concertini di qualsiasi altra band sconosciuta i venerdì ed i sabati sera: non mi bastava mai nulla, non ne ero mai stanca.

Fino all’anno di pausa, perchè in mezzo, c’è sempre quell’anno in cui stacchi la spina e mordi altre mele.

Devo ammettere che avevo raggiunto un buon livello dal punto di vista professionale, i biglietti me li passavano la webzine ed alcune band italiane e norvegesi avevano iniziato a pagarmi per fare dei servizi fotografici privati.
Ma l’anno di pausa, quel lungo lunghissimo anno di pausa, arriva proprio quando si arriva al culmine, all’apice di tutto e forse arriva per permetterti di allontanarti e capire il valore di tutto ciò che avvolge in modo intrinseco la tua quotidianità.

Cari ragazzi, in questo momento,  a 28 anni suonati, aldilà della mia vita privata, aldilà della mia professione, dei miei studi che rimarranno sempre divisi dal mio mondo musicale e dalle mie passioni, beh aldilà di tutto ciò penso di non essere mai stata più metallara come ora.

Non ho più band, non ho più tempo per seguire il discorso composizione, al massimo suono per me stessa di sera nel buio di camera mia con il silenziatore, ma ho l’onore, il grande ed irripetibile onore, di scrivere per questa meravigliosa webzine, di viaggiare in lungo ed in largo dietro le quinte di concerti che sono sempre un’emozione unica, di leggere i vostri commenti e di mettermi sempre in gioco ed in discussione, post dopo post, reportage dopo reportage.
Non sono più una tipa appariscente piena di borchie, ho iniziato ad apprezzare altri colori di vestiario e preferisco la discrezione dei 30 anni che l’esibizionismo dei 21.

Il Metal rimarrà sempre e per sempre quel mio unico grande amore che a differenza di qualsiasi altro genere musicale ti fa sentire le farfalle nello stomaco come la prima cotta primaverile adolescenziale, ti fa rimanere in piedi per due ore in prima fila aspettando quella band di cui sai a memoria tutte le canzoni, ti fa sentire migliore e compreso nella tua emarginazione, perché quando nessuno ti capisce arriva lei, la musica, che dà espressione a quello che ci tenevi così tanto a dire, e te lo fa urlare, sopra un palco, davanti a 1000 altre persone che la pensano come te.

Non mi sono mai sentita emarginata, son sincera, ho l’autostima fin troppo alta e son fin troppo sincera per dire il contrario, ma questa musica nasce come musica per l’emarginato, per l’alcolizzato con la toppa “rock en roll”, e non esiste miglior figura di un ragazzo magrolino con i capelli lunghi e con gli occhiali che la incarni: per arrivare ad apprezzare un genere del genere bisogna aver superato talmente tante barriere architettoniche, pregiudizi sociali ed essere annoiati di tutto ciò che ci circonda… perchè il metal corrisponde ad una ricerca mai esausta della novità, dell’eclettico, del magico…

Per questo lo adoro, perchè mi permette di esser me stessa senza tante maschere, di dar sfogo a tutta la mia energia, di conoscere persone che per quanto parlino una lingua diversa non siano mai stati così uguali e vicini ad una mentalità che, aldilà della religione, della cultura e della politica, parla esclusivamente di libertà.
Vi lascio con una poesia, scritta da me qualche anno fa..
E voi, perchè ascoltate Metal?

A cura di Margherita Cadore

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