Nine Inch Nails: nulla può fermare Trent Reznor

La figura di Trent Reznor è sicuramente una delle più eclettiche che mai si siano viste nel panorama rock e metal degli ultimi anni; fonda i Nine Inch Nails nel lontano 1988 e registra con loro, ad oggi, nove album in studio più svariati EP e singoli. Il genere suonato dalla band non è mai stato ben definito: Reznor ha sempre rifiutato le etichette, più di tutte proprio l’idea di fare industrial (per via di un semplice paradosso: se fosse una band industrial al 100%, non avrebbe forse tutta questa popolarità). I dischi dei NIИ sono profondamente diversi l’uno dall’altro, giocando sempre su innovazione, introspezione, voglia di sperimentare e capacità di produrre al tempo stesso grandi hit: Starfuckers Inc., The wretched, Hurt, e la lista potrebbe continuare all’infinito.

Traendo ispirazione da molti dei pilastri dell’industrial e del rock, tra cui ad esempio Skinny Puppy e Ministry (ma anche David Bowie è una delle influenze più lampanti), i NIИ portano l’industrial ad una nuova dimensione, più orecchiabile e destinata a rimanere impressa nella memoria del pubblico. Il genere più complesso e difficile da ascoltare in assoluto (si considerino a riguardo i primi lavori degli Einstürzende Neubauten, tra i padri fondatori del genere assieme ad esempio, ma anche Mentallo and the Fixer, Throbbing Gristle e Cabaret Voltaire: spesso veri e propri rumoristi, lontani miglia dalla forma canzone classica) diventa improvvisamente accessibile per il grande pubblico: questo senza cedere di un passo alle pressioni delle case discografiche, dalle quali Reznor si è sempre orgogliosamente distaccato, spesso arrivando a criticarle aspramente.

Ai tempi dell’uscita del concept album Year Zero, ad esempio, Reznor aprì una polemica molto rude contro i prezzi esagerati dei CD: una cosa che sembra anacronistica oggi, nell’era di Spotify, ma che all’epoca fece molto rumore. L’artista contestò lo spirito secondo cui i dischi dei Nine Inch Nails costassero più di quelli pop sulla base della semplice osservazione che gli appassionati sono semplicemente più disposti a spendere: un abominio, secondo Reznor, che spaccò in due i propri rapporti con le case discografiche, riuscendo ad auto-prodursi tantissimi album.

Classe 1965, proveniente dalla provincia USA – più precisamente da Mercer (Pennsylvania) – Reznor studia musica per anni e sperimenta in solitudine l’idea di crearsi una propria band, sulla scia degli idoli di sempre: Ministry, The Eagles, David Bowie. Ascolti variegati ed indicativi di una personalità forte, con le idee chiare e assolutamente patita non solo di strumentistica ma anche di produzione: Reznor, infatti, curerà personalmente la registrazione di tutti i dischi dei NIИ, conferendo ad ognuno di essi esattamente il sound che aveva in mente. Al tempo stesso, si ritaglia il tempo per produrre anche dischi altrui, come ad esempio Antichrist Superstar per il Marylin Manson con il quale avrà sempre rapporti altalenanti. Sì, perchè il ragazzo di provincia in cui molti di noi potrebbero identificarsi, in difficoltà nel far accettare la propria musica ed il proprio modo di essere in loco, si trasferisce altrove e fonda una band, arrivando a conoscere e collaborare personalmente con molti dei suoi idoli: Al Jurgensen e Bowie in persona, su tutti.

I Nine Inch Nails sono da sempre una macchina musicale complessa, molto popolare in USA e Asia e meno in Europa, dove comunque i fan non sono mai mancati ma dove, al tempo stesso, la concezione musicale rimane legatissima alla musica classica, e non ammette o biasima l’uso dell’elettronica – motivo della relativa scarsa popolarità in zona di molte band industrial metal, ad esempio. Eppure Reznor, recentemente nella Hall of fame, rimarca orgogliosamente che si possa fare rock anche usando i synth, e che la concezione monolitica di una band fatta per forza di basso, chitarra e batteria rischi di sembrare fuori tempo, al giorno d’oggi. Un concetto che probabilmente non è ancora passato del tutto, ma che è stato rimesso in discussione in ambito musicale soprattutto grazie alle sue interviste, ai suoi brani ed alle sue prese di posizione.

In solitaria, sempre in corsa, con le idee chiare: un imprenditore senza giacca e cravatta, in grado di valorizzare i propri musicisti e potenziare l’immagine della band negli anni, senza perdere nulla della furia istintiva che accompagna, da sempre, i suoi live.

Foto di copertina: Alcuni diritti sono riservati a Ed Vill.

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