MOONSPELL – 1755

Il 2017 è per i Moonspell un anno legato al passato ed al futuro. Al passato in quanto sono stati in tour portando nei live i primi due album, ‘Wolfheart’ e ‘Irreligious’, mentre il 3 novembre prossimo daranno alle stampe il loro nuovo album ‘1755’.

L’idea per il nuovo album nasce dal terremoto che nel 1755 devastò la città di Lisbona, radendola al suolo per più di metà della sua estensione e riducendone la popolazione di un terzo. A tal punto l’evento colpì il mondo di allora che divenne spunto di pesanti riflessioni filosofiche e religiose, al punto di essere usato come esempio di vendetta divina da Voltaire nel suo ‘Candido o l’ottimismo’. La scelta tematica della band è molto particolare, così come il cantato in portoghese, di sicuro non molto facile da trattare a livello musicale, ma essendo i Moonspell è più che normale che riescano a realizzare un ottimo lavoro.

Fin dal primo brano ‘Em Nome Do Medo’ si sente tutta la potenza emotiva che il gruppo di Ferdinando Ribeiro ha voluto esprimere con questo album. L’impatto e reso ancor più forte con l’aggiunta di una componente orchestrale per mano di Jon Phipps, che già in passato aveva collaborato con la band. L’open track ci preannuncia l’epicità con la quale si apre ‘1755’, un coro dove il divino si scontra con lo spirito malvagio, in una tensione che sfocia nella forza che a dato il via al terremoto. La voce di Ribeiro inizia a chiedersi da dove la forza distruttrice nasce, sostenuto da una chitarra fortemente influenzata da elementi latineggianti che lasciano lo spazio a riffs più arabeggianti. Lisbona è ormai spacciata da questa forza. ‘In Tremor Dei’, brano successivo, è la forza che appunto che porta ad una caduta di luciferina memoria della città nelle fiamme lontane da Dio. La voce di Paulo Bragança e gli inserti d’organo aiutano a dare un aspetto quasi sacrale a questa caduta anche “filosofica” di Lisbona nella paura del divino. La caduta di una città diventa la caduta di un impero, che a causa dei disastri finisce con l’inginocchiarsi.

‘Desastre’ sposta il centro della narrazione sull’uomo umile servo di Dio che con la sua vita e con i suoi peccati diventa la causa del disastro, portando la terra a ribellarsi alla “nullità dell’uomo”. L’uomo nella sua singolarità è ormai preda delle forze che smuovono la terra. In ‘Abanão’ il terremoto si dimostra potere spietato capace di distruggere le illusioni dei cittadini di Lisbona senza pietà né rimorso. Proprio come gli uomini che in quel giorno furono preda del destino, Fernando chiede dov’è quel Dio che diceva di amarli. ‘Evento’ dà una risposta, cioè è la fine che arriva per la sua volontà. La città piange sangue per le ferite riportate, ma anche queste sono il risultato di una volontà superiore. La distruzione diventa trasformazione, addirittura rinascita anche grazie allo tsunami che al seguito del terremoto si schiantò sulle coste del Portogallo, quasi come se forse una forza purificatrice, che dà a Lisbona una nuova possibilità. ‘1 De Novembro’ diventa un inno di rinascita, quasi a scusare il male a cui i portoghesi furono sottoposti Il brano si chiede secco lasciando in sospeso la narrazione che riprende ‘Ruìnas’, dove la voce da padrone è fatta dalla rovina. Polvere, fuoco ed acqua sono ciò che resta sopra la terra.

Sonorità arabeggianti aprono ‘Todos Os Santos’, con una voce sporca, lontana come se passasse attraverso la rovina del brano precedente. Dopo il disastro arriva il giorno, atteso come segno di vita che continua oltre la distruzione. Ma il giorno nuovo dimostra che anche le chiese sono state distrutte e che tutti i santi della città non sono stati capaci di salvare nemmeno i luoghi sacri. Il brano vacilla come a prendere coscienza del nuovo giorno, per poi riprendere il tiro con cui era iniziato. Il disco si conclude con ‘Lanterna Dos Afogados’, dove si vede una luce di speranza oltre le tenebre, speranza però riservata agli affogati. Musicalmente questa speranza è quasi sussurrata con una voce che non dà l’idea di un paradiso in attesa. Anche quando Ribeiro riprende a sfruttare a piena potenza la sua voce, il brano resta e si conclude più come un canto di morte che di speranza.

Nonostante la tematica trattata ed un approccio molto filosofico a livello testuale, l’album si dimostra compatto senza fronzoli o punti in cui la tensione emotiva venga meno. Lo stile è quello dei Moonspell, potente con una forte vena di epicità data in particolare dai cori e dall’uso del portoghese. Come il terremoto del 1755 la batteria non cessa di scuotere l’ascoltatore, tranne in quei momenti dove frena di colpo o cede lo spazio ai riffs che servono a creare atmosfera o a sottolineare le parole che ci fanno vedere uno spaccato di vita tanto lontano da noi. ‘1755’ si può considerare una conferma delle capacità dei Moonspell sotto tutti i punti di vista, confermando la raggiunta maturità stilistica della band.

A cura di Luca Truzzo

  • Band: Moonspell
  • Titolo: 1755
  • Anno: 2017
  • Genere: Gothic Metal
  • Etichetta: Napalm Records
  • Nazione: Portogallo

Track list:

  1. Em Nome Do Medo
  2. 1755
  3. In Tremor Dei (feat. Paulo Bragança! )
  4. Desastre
  5. Abanão
  6. Evento
  7. 1 De Novembro
  8. Ruínas
  9. Todos Os Santos
  10. Lanterna Dos Afogados

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Dj da quando avevo 13 anni, inizialmente ero fondamentalmente legato al mondo della musica elettronica e dei rave. Negli anni i miei gusti si sono ampliati, affiancando alla musica "tamarra" vari sottogeneri del metal. Questa evoluzione di gusti si è poi riversata anche nelle serate da dj, dove propongo anche set dedicati esclusivamente al metal, in particolare folk, post metal, industrial, nu metal e in genere l'estremo di questo mondo. Per meglio conoscere il metal mi interesso a tutto quello che ci gira attorno, cercando di sapere sempre più. Questo mi ha portato ad entrare a far parte di Radio Dimensione web dove al lunedì conduco un programma sul metal, "Underground metal", orientato ai generi meno mainstream.