Ministry + Grave Pleasures a Roma: il live report

Avete visto i Ministry a Roma ieri sera? Come previsto da diversi mesi ho fatto un giro a Villa Ada in occasione del concerto, location dell’evento, caratterizzata da un clima se non altro respirabile rispetto al resto della capitale. Vi racconto un po’ le mie impressioni e qualche foto da me scattata.

Arrivo sul posto

Il luogo scelto, non facilissimo da accedere rispetto a molti altri di Roma, è riuscito quantomeno a darmi una gradevole alternativa al fon gigante che qualcuno – gli Dei del Metallo, o quelli dell’Afa – deve aver posizionato sulla città. È in un caldo torrido, infatti, che mi sposto e mi tuffo (solo per modo di dire, purtroppo) alla ricerca dell’ingresso della location, a cui accedo fantozzianamente … dalla parte sbagliata. Chiedo informazioni, ma non è facilissimo ottenerne – senza contare qualche risposta che mi perplime (secondo un passante senza dio non ci sarebbe alcun concerto, a Villa Ada: se lo dice lui…).

Un giro immenso per trovare l’ingresso, in sostanza, che avrei scansato volentieri se solo avessero piazzato qualche indicazione sul percorso. Trovo un suggestivo laghetto, finalmente, e si cammina ancora un po’ prima di arrivare al palco che scorgo in lontananza: avvisto un tizio con la maglietta degli Obituary – in sostanza, il mio personale Messaggero degli Dei Metallici – e capisco di essere finalmente arrivato. Giusto un paio di birre e finalmente sono dentro.

Lo zio Al sarà contento di vedermi ♥️.

L’arrivo nella location è bello e brutto allo stesso tempo: a parte qualcuno sporadico in zona free entry, infatti, a circa un’ora dall’inizio sono tra i pochissimi ad aggirarmi in zona palco, scattando immediatamente un selfie per immortalare la situazione. Certo vedere un palco allestito per i padri fondatori dell’industrial metal con pochi presenti fa una certa impressione, e ha finito per ricordarmi il meme “Quando nessuno dei tuoi amici ascolta le band che piacciono a te“.

In realtà, per fortuna, la maggioranza del pubblico sarebbe arrivata solo per gli headliner della serata – ma sul momento la cosa mi ha fatto comunque una certa impressione.

Grave Pleasures

I Grave Pleasures aprono le danze verso le 21: sono una band finlandese assimilabile al genere post-punk (che personalmente amo in quasi ogni declinazione) e che, a primo impatto, mi ha ricordato i fasti dei Christian Death dei tempi d’oro. La voce di Mat “Kvohst” McNerney è nitida, pulita e molto intensa, e nonostante il gruppo sia relativamente giovane (si sono formati nel 2010) riescono a tenere benissimo il palco, coinvolgendo i non numerosi presenti per circa un’ora di live. Gli echi della band di Rozz Williams sono potentissimi, ma i brani suonano comunque molto personali, ed è davvero un piacere ascoltarli.

Valeva la pena di iniziare così – con intensità ma senza esagerare: perchè il resto della serata è stato all’insegna dei chitarroni anarchici e brutali della band dello zio Al Jourgensen.

Ministry

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La versione della band che vediamo esibirsi sul palco di Roma è quella incazzata, compatta, cattiva al punto giusto e soprattutto chiara nella propria identità politica (cosa purtroppo non sempre limpida, per tante band metal): durante lo show, infatti, non solo erano presenti due polli gonfiabili giganti con le fattezze di Trump (che lo zio Al ha schiaffeggiato a più riprese durante l’esibizione), ma hanno sfilato le bandiere anarchiche rosse e nere che si erano già viste nel video di Antifa. Del resto non c’è dubbio che la band dell’Illinois abbia accantonato le sue molteplici identità passate – da quella synth-pop poi rinnegata, passando per quella cyberpunk e industrial – e si sia focalizzata solo su quella metal. Un metal innovativo e mai monotono,che passa con disinvoltura dal thrash al death, senza rinnegare l’industrial classico alla Fear Factory.

La formazione che si è esibita a Roma, oltre ovviamente ad Al Jourgensen (cantante e polistrumentista) vedeva il nuovo batterista Derek Abrams, John Bechdel alle tastiere, la coppia di ferro Sin Quirin / Cesar Soto alle chitarre con Tony Campos al basso, e la presenza di DJ Swamp sul lato destro del palco.

Il live procede splendidamente su quasi tutti i brani più metallari della loro produzione, passando da molti pezzi di AmeriKKKant ma senza escludere quasi nessuno dei brani classici più vecchi (tra cui Thieves e Just one fix hanno scatenato il putiferio sotto il palco). Impressionante, poi, la fedeltà assoluta ai brani originali, veri capolavori anche a livello produttivo, e ricostruiti sul palco con fedeltà assoluta. Che si tratti di una delle migliori band storiche ad esibirsi live, a questo punto, non credo ci siano dubbi.

Si chiude sulle note di Psalm 69, uno dei capolavori più evocativi ed teatrali dei Ministry, ed è già tempo di tornare a casa: il live finisce, senza Bad Blood che solitamente veniva proposto nel tour di quest’anno, ma va benissimo anche così.

Setlist dei Ministry a Roma

I Know Words – Twilight Zone
Victims of a Clown
TV5/4Chan – Punch in the Face
Señor Peligro
Rio Grande Blood
LiesLiesLies
We’re Tired of It
Wargasm
Antifa
Just One Fix
N.W.O.
Thieves
So What
Encore:
Psalm 69

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