MESSA – Feast For Water

I Messa sono riusciti a realizzare uno dei migliori debut album, ‘Belfry’ che ho sentito negli ultimi anni. Dal momento in cui la Aural Music ha annunciato l’uscita del nuovo disco sono stato molto curioso di ascoltarlo per vedere se le premesse gettate con il primo lavoro sarebbero state mantenute. La casa discografica della band mi ha concesso la possibilità di ascoltarlo prima della uscita ufficiale – prevista per il 6 Aprile prossimo. Sinceramente potrei chiudere questa recensione dicendo che sono stati capaci di superare quanto fatto e che ‘Feast for Waters’ è, al momento, uno dei dischi migliori del 2018.

A distanza di due anni la band è stata capace di mantenere la strada iniziata con ‘Belfry’ riuscendo a migliorare quanto di buono avevano già fatto. Un doom con elementi dal sapore classico rivisitati con occhio più moderno, non disdegnando influenze di vario tipo. La capacità di inserire elementi estranei al genere nei brani rendono la fruizione del disco sempre interessante, senza mai cadere nel ripetitivo o, peggio, nel noioso.

Un po’ come Virgilio, la voce di Sara accompagna l’ascoltatore nel viaggio musicale che inizia con la strumentale ‘Naunet’ (divinità egiziana delle acque), brano che ci fa “tuffare” ed impattare contro la superficie sonora di ‘Snakeskin Drape’.Già da questo brano è evidente la crescita tecnica e stilistica della band dimostrandosi capace di seguire scelte che escono dai dettami classici del genere e senza ripetere quanto da anni siamo abituati ad ascoltare. Proseguendo con ‘Leah’, traccia scelta per una trasposizione video, e con ‘The Seer’ ci si trova di fronte a due brani capaci di alternare momenti di pura potenza ad altri capaci di creare oscure atmosfere.

Il ritmo si spezza momentaneamente con la parte iniziale di ‘She Knows’, ma si tratta di una calma apparente, che lascia nuovamente spazio alla batteria ed alle chitarre, complementi perfetti al cantato del brano. ‘Tulsi’, a differenza di ‘She Knows’, esplode musicalmente fin dai primi secondi, portandoci ad una conclusione inaspettata, dove l’inserimento di un sax diventa l’elemento che modifica l’intero tessuto sonoro del brano. Penultima traccia, ‘White Stain’ ci riporta in quel mondo al quale i Messa ci avevano abituati in ‘Leah’ e ‘The Seer’. A concludere il tutto arriva ‘Da Takiri Tariqat’, brano strumentale dove riappare a chiudere il cerchio il sax, che con atmosfere ambient sporcate dal doom trasporta l’ascoltatore fuori dal oceano sonoro del disco.

Concludo come ho aperto la recensione. Ci troviamo di fronte ad un ottimo esempio di quanto il nostro metal è capace di fare, un’ulteriore dimostrazione di come le nostre band non abbiano nulla da invidiare a gruppi più conosciuti esteri. Sotto molti aspetti è un “unicum” in mezzo a produzione troppo spesso caratterizzate da soluzione semplici o già sentite. Decisamente un grande passo avanti per i Messa.

Consiglio vivamente, indifferentemente dai gusti, un ascolto di ‘Feast For Water’, proprio per l’elevata caratura di questo disco.

A cura di Luca Truzzo

  • Band: Messa
  • Titolo: Feast For Water
  • Anno: 2018
  • Genere: Doom / Ambient / Dark
  • Etichetta: Aural Music
  • Nazione: Italia

Tracklist:

  1. Naunet
  2. Snakeskin Drape
  3. Leah
  4. The Seer
  5. She Knows
  6. Tulsi
  7. White Stains
  8. Da Tariki Tariquat

 

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Dj da quando avevo 13 anni, inizialmente ero fondamentalmente legato al mondo della musica elettronica e dei rave. Negli anni i miei gusti si sono ampliati, affiancando alla musica "tamarra" vari sottogeneri del metal. Questa evoluzione di gusti si è poi riversata anche nelle serate da dj, dove propongo anche set dedicati esclusivamente al metal, in particolare folk, post metal, industrial, nu metal e in genere l'estremo di questo mondo. Per meglio conoscere il metal mi interesso a tutto quello che ci gira attorno, cercando di sapere sempre più. Questo mi ha portato ad entrare a far parte di Radio Dimensione web dove al lunedì conduco un programma sul metal, "Underground metal", orientato ai generi meno mainstream.