Kismet live in U.K. – Il tour-report dalla band!

Di solito, con lo strumento del “live report”, i redattori raccontano i concerti a cui hanno assistito, riportando sensazioni, emozioni e dati oggettivi, cercando di dipingere il quadro degli eventi a cui hanno preso parte.
Stavolta, però, noi di Suoni Distorti Magazine abbiamo voluto sperimentare una nuova formula per questo strumento…

In occasione del tour che i Kismet hanno fatto a Luglio in UK, abbiamo pensato di scrivere un report che raccontasse i
loro concerti non dal punto di vista di chi sta sotto al palco, bensì con la prospettiva di chi sul palco ci sale e propone la propria musica.

Ringraziamo i ragazzi della band che si sono prestati a questo “gioco di ruoli” con noi: dopo la bella intervista che ci hanno rilasciato per l’uscita del loro EP “We Don’t”, i Kismet hanno dimostrato una volta di più grande simpatia e disponibilità, condividendo con noi il loro primo tour all’estero…..

E’ un piacere per noi essere di nuovo ospiti di Suoni Distorti Magazine. Ormai stiamo stiamo diventando di casa… Grazie! Siamo davvero felici di esser qui a parlare delle nostra bellissima esperienza in UK. Abbiamo vissuto una settimana grandiosa! Massacrante forse, ma grandiosa.
Intanto spieghiamo meglio come è stata organizzata la cosa….

La DA-Records ha fissato per noi cinque date consecutive da sommare a quella che ci siamo conquistati con la vittoria del Tour Music Fest 2011. Così è venuto fuori un mini tour di sei serate concentrate in un’unica settimana, molto intensa. Abbiamo avuto modo di esibirci in vari locali, accorpandoci al tour dei Casino, gruppo brit pop irlandese; per le prime due date hanno partecipato i Kärhü, gruppo fighissimo un po’ “death very-finland-mode”.

Una volta sbarcati nel Regno Unito, abbiamo avuto a disposizione un furgone per spostarci da una città all’altra; siamo stati scarrozzati in lungo e in largo dall’impareggiabile Nick Preece; qua e là non si disdegnava di carburare tutti assieme a Jagermeister, e la sera non poteva mancare una bella Guinness scura e profumata.

Abbiamo avuto la possibilità di alloggiare in piccoli alberghi o in ostelli per la notte, ma siamo stati sempre così impegnati che il più delle volte abbiamo dormito accampati nel furgone, utilizzando le stanze a disposizione solo per darci una sistemata e fare una doccia. Altro che star da tappeto rosso e suite 5 stelle! Però ci siamo divertiti un casino, bisogna dirlo. Abbiamo vissuto una settimana da romanzo: tanta strada, molta birra e cibo inglese, assieme al nostro “tour driver”. In effetti è stato un tour molto blu, il colore del furgone che ci ha fatto da casa-mobile… E molto nero/marrone, colore dello Jagermeister e della Guinness….

Come in ogni tour che si rispetti, non sono mancati i classici intoppi!

Subito il primo giorno abbiam dovuto testare la nostra capacità di improvvisazione. Siamo arrivati a Bloomsbury e ci siamo accorti che avevamo dimenticato l’accordatore: visto che la sera stessa dovevamo suonare all’Intrepid Fox, ne abbiamo comprato uno nuovo, perso ovviamente tre giorni dopo. Bravi davvero, no?
Arrivati al locale, ci siamo ritrovati a suonare senza fare il soundcheck e senza avere una backline, tanto per iniziare bene. Ad ogni modo è andata alla grande, ne è venuta fuori una bella serata; il locale era abbastanza piccolo ma il pubblico ha risposto bene e alla fine ci hanno fatto pure i complimenti!
Son venuti ad assistere anche diversi amici italiani che ci hanno dato una mano a scaldare l’ambiente; è stato proprio bello averli lì con noi, grazie ragazzi!
Il giorno dopo, Martedì, siamo stati ospiti a casa del tour manager che ci ha fatto provare l’ebbrezza del vero “english breakfast”. Mamma mia che buono! Ci siamo sentiti quasi inglesi a mangiare così. Tutti tranne Carlo Rubini (il bassista ndr), salutista convinto che si è fatto tutta la settimana a pollo e insalata. Ed è stata una fortuna che lui non abbia ceduto alle tentazioni, perchè la sua mania per il cibo sano ci ha risolto un bel problema pochi giorni dopo… Ma andiamo con ordine.

Quella sera ci siamo esibiti al Roadhouse di Birmingham, un locale strepitoso dove abbiamo suonato con altri gruppi molto validi. Quella è stata una situazione sicuramente migliore per noi, ci siamo trovati molto bene e siamo riusciti e metter su una gran bella performance che ci ha lasciato proprio soddisfatti.

La terza tappa invece è stata un po’ più complicata; eravamo a Sheffield, nel locale Dove & Rainbow.

Lì abbiamo avuto qualche problema con l’impianto, sicuramente più adatto ad un concerto in acustico che in elettrico. Forse è stata la serata più difficile da portare a casa. Considera pure che noi in UK eravamo praticamente sconosciuti, dovevamo conquistare il pubblico ad ogni serata e non è facile se l’impianto del locale lascia a desiderare.
Gli inglesi sono un pubblico particolare; sono molto rispettosi, ascoltano con attenzione anche se non ti conoscono però bisogna riuscire a scaldarli coinvolgendoli. All’inizio se ne stavano fermi, poi piano piano si avvicinavano al palco e alla fine cantavano con noi i ritornelli! Per di più il fatto di cantare in inglese è un’arma a doppio taglio perchè, essendo la loro lingua, se lo usi in modo sbagliato loro se ne accorgono subito! Noi bene o male siamo piaciuti in ogni locale e questa per noi è stata una conferma importante.

Il quarto giorno siamo andati a Wakefield, ospiti dello Snooty Fox.

E’ un locale che fa molte serate riprese in streaming, compresa la nostra, cosa che ci ha permesso di esibirci pure per i nostri amici in patria che così hanno potuto esser con noi via internet. C’eri anche tu tra il pubblico a casa: che dici, siamo stati bravi?
(Confermo: ho assistito in streaming e posso garantire che i Kismet sul palco sanno come muoversi in ogni situazione. Davvero una bella band. Ndr)
Sapere che ci potevano seguire anche dall’Italia ci ha dato una forte carica in più, anche se noi ogni volta che saliamo sul palco mettiamo tutto quello che abbiamo senza risparmiarci mai.

La quinta tappa è stata particolarmente faticosa; eravamo in Galles, nella città di Crumlin, al Patriot.

Essendo la quinta serata consecutiva, iniziavamo ad essere un pochino stanchi, ma è andata comunque molto bene. Il viaggio per tornare a Londra poi ci è sembrato infinito…
Siamo partiti presto, intorno alle sei e mezza del mattino, ma siamo arrivati solo dopo le undici. Pioggia a dirotto… E qui si torna al motivo per cui le abitudini alimentari di Carlo ci sono venute in soccorso. La sera prima, stanco del solito pasto, ci aveva procacciato la cena rimediando una quantità imbarazzante di cibo cinese e, come da copione, avevamo conservato le bacchette. Tornando dal Galles si è rotto un tergicristallo del furgone e Carlo l’ha riparato usando proprio una bacchetta del cinese. Meglio di MacGyver!
L’ultima tappa… L’O2 Arena di Londra!
E’ stato quello il concerto messo in palio dal Tour Music Fest e lì sì che abbiamo visto il vero pubblico. C’erano più di cinquemila persone…
Eravamo un pò preoccupati di arrivarci troppo stanchi; esibirsi per cinque sere di fila spostandosi da un posto all’altro non è una passeggiata. Invece via via ci siamo accorti che suonare e cantare nei giorni precedenti ci era servito da “allenamento” e siamo saliti su quel palco carichi come non mai.

Ad esempio Carlo, se non fa i suoi esercizi prima di imbracciare il basso, si ritrova a combattere con la tendinite; ma l’aver suonato ogni sera l’ha mantenuto riscaldato e quindi non ha avuto nessun problema.

E’ stata una situazione esaltante; tutti i gruppi son stati bravi e noi abbiamo dato davvero il meglio del meglio. Il pubblico ha risposto con grande calore e molte delle maglie che avevamo portato da vendere son volate tra la gente; ad un certo punto ci siamo messi a lanciarle giù dal palco ed è stato emozionante vedere i ragazzi che si azzuffavano per accaparrarsele.
Bellissime sensazioni… Lo rifaremmo anche subito!

Siamo entusiasti di aver potuto vivere un’esperienza così importante; è stata la splendida conclusione dell’avventura iniziata con le prime selezioni del Tour Music Fest. Ci stiamo anche dando da fare per tornare in UK ad Ottobre, speriamo di riuscirci.

Di sicuro è stato un tour indimenticabile per noi; una volta di più abbiamo sentito che la passione per la musica guida sul serio il nostro “destino”… “Kismet”, appunto.

Noi di Suoni Distorti Magazine auguriamo alla band il più roseo futuro…per la vita e per la loro carriera!

a cura di Ella May ed i Kismet
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Fondatore di Suoni Distorti Magazine e principale creatore di contenuti del sito. Ex caporedattore di Italia Di Metallo, ha collaborato anche con altre realtà in ambito Metal / Rock, nell'organizzazione di eventi ed è anche speaker su Metal Maximum Radio. Il suo motto: "Preferisco starvi sul cazzo che leccarvi il culo!"

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